L’angolo del Ragno (P.3)

Redazione 11 ottobre 2010 3

Nel glorioso numero 33 dell’Uomo Ragno c’era una piccola storia, persino fuori continuity, che è però entrata nel cuore di tutti i lettori. Una di quelle perle che ci ha fatto emozionare, riflettere, che ha colpito l’immaginario collettivo di tutti noi. Era Il ragazzo che collezionava L’Uomo Ragno”.
La toccante storia di un ragazzo che esprimeva un desiderio scrivendo una lettera a un giornale, quella di conoscere almeno una volta il suo eroe preferito, l’Uomo Ragno. E Spidey si presentava da lui, in piena notte, facendo diventare realtà il suo grande sogno. Addirittura, alla fine, gli rivelava la sua vera identità, gli mostrava il suo vero volto, cingendo con lui un’amicizia eterna. Ma purtroppo per il ragazzino era solo un ultimo desiderio. Perché, come avremmo scoperto solo alla fine, era un malato terminale di Leucemia.

 Le storie dell’Uomo Ragno, avevano già trattato diverse volte tematiche profonde e decisamente attuali, ma questa, forse per il modo diverso in cui era stata trattata o per chissà quale strana alchimia, aveva scosso in maniera diversa l’animo dei lettori.

E “Il castello di Keemia” n questo numero, (il 542) in qualche modo mi ha ricordato quelle atmosfere.
Keemia, questa volta, non adorava l’Uomo Ragno, ma l’Uomo Sabbia. Suo padre. Che, per potersela godere, l’aveva rapita dal resto del mondo e le aveva creato un “regno” tutto per lei.

Una storia profonda, che ci fa riflettere sul “giusto” e sul “sbagliato”. Che ci fa chiedere, dalla stessa bocca di Peter, se, cercando di far del bene agli altri, delle volte non si finisca per peggiorar loro le cose.
Carlie Cooper risponde a Peter che “Essere un eroe, significa fare la scelta difficile.”
Ma, e qui sta forse la più grande somiglianza con la storia su citata, anche questa volta l’Uomo Ragno è risultato impotente. Nonostante abbia lottato, nonostante abbia cercato di far del bene, non è riuscito a migliorare le sorti della piccola Keemia (anzi…) 

Ma sono queste le storie che fanno elevare il livello dell’Uomo Ragno. Storie che riescono, contemporaneamente a mandare avanti la storia, a farci divertire e a farci riflettere.

In più l’Uomo Sabbia è stato qui ritratto in maniera assolutamente perfetta. La scena del moltiplicamento, ha rappresentato perfettamente questo personaggio marvelliano che nella sua storia è saltellato più volte tra la parte dei cattivi e quella dei buoni (arrivando addirittura a diventare un Vendicatore di Riserva). Quindi complimenti a Fred Van Lente, l’autore di questa storia.

Ultima battuta sulla splendida versione alternativa dedicata alla Saga del Clone. Disegni strepitosi e ritmo incalzante. Forse, fatta in questo modo, l’avremmo amata tutti di più…

Gianni La Corte

Le puntate precedenti:


- Puntata 2
- Intervista a Max Brighel
- Puntata 1

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3 Comments »

  1. Alberto 11 ottobre 2010 at 02:15 -

    Che bella questa rubrica! Erano anni che non leggevo l’Uomo Ragno… Avevo staccato dopo la morte di Mary Jane nel n° 299, deluso e non avevo più ripreso per vari motivi.. Invece, con gli articoli scorsi mi hai incuriosito e devo ringraziarti, ho riscoperto un amico che non vedevo da tanto tempo e che ho scoperto che mi mancava da morire…. magari prenderò qualche arretrato. Per quanto riguarda questa puntata, hai ragione, anche a me è piaciuta molto la storia di Keemia. Ciao!

  2. Giancarlo 13 ottobre 2010 at 20:29 -

    Mannaggia, mi hai fatto venire di nuovo la voglia di leggere le storie dell’arrampicamuri! (Come se non avessi nulla da leggere!!!!!!!!!!!!!)

  3. pandemyc 19 ottobre 2010 at 17:56 -

    L’argomento de “Il Ragazzo che collezionava l’uomo ragno” era certamente trattato in modo semplice. Non si facevano particolari filosofie in merito e non c’era una reale analisi della malattia. C’era solo un ragazzino con il suo sogno.

    Fino alla fine della storia non ci è chiaro come mai Peter parli delle sue paure, delle sue sconfitte e dei suoi desideri.
    Alla fine ci è tutto chiaro ed è la sincerità con la quale è stata esposta la storia a lasciarci di stucco.

    Dinanzi alla malattia, alla morte non esistono segreti, non esistono differenze di età, problemi esistenziali o quant’altro. Solo la vita e la sua disarmante e inspiegabile verità.

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