<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fantasy Planet</title>
	<atom:link href="http://www.fantasyplanet.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fantasyplanet.it</link>
	<description>La fantasia ha un nuovo regno</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 22:00:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>L&#8217;EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA DEI PROTAGONISTI DEGLI ANIME ROBOTICI &#8211; Cap 4</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/18/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-4/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/18/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-4/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[NUMERI SPECIALI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5228</guid>
		<description><![CDATA[A cura di Claudio Cordella Dagli anni &#8217;90 di Evangelion a oggi Non sono né Gundam, né Macross, o tanto meno Patlabor, le star indiscusse degli anni &#8217;90, esse appaiono piuttosto dei riveriti classici costretti a dover competere con un nuovo fenomeno mediatico: Shin seiki Evangerion  (Neon Genesis Evangelion), un anime sceneggiato e diretto dal ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify"><strong>A cura di Claudio Cordella</strong></h2>
<h1 style="text-align: justify"><strong>Dagli anni &#8217;90 di <em>Evangelion</em> a oggi</strong></h1>
<p style="text-align: justify">Non sono né <em>Gundam</em>, né <em>Macross</em>, o tanto meno <em>Patlabor</em>, le star indiscusse degli anni &#8217;90, esse appaiono piuttosto dei riveriti classici costretti a dover competere con un nuovo fenomeno mediatico: <em>Shin seiki Evangerion</em>  (<em>Neon Genesis Evangelion</em>), un anime sceneggiato e diretto dal talentuoso <strong>Hideaki Anno</strong>. Costui si era già fatto notare nel 1988 con un OAV prodotto dallo studio d&#8217;animazione <strong>Gainax</strong>: <em>Toppu wo nerae!</em> (<em>Punta al Top! GunBuster</em>), sei episodi che non esitano a riunire commedia romantica, space-opera e anime robot, qui presente in tutte le sue sfaccettature. Anno da vita un opera citazionista, ideata per l&#8217;appassionato di fantascienza in grado di cogliere riferimenti e allusioni, in cui i sentimenti delle protagoniste hanno uno spazio  importante esattamente come le battaglie galattiche. Robot onnipotenti, superiori persino ai vecchi giganti meccanici di Gō Nagai, irriproducibili come pezzi unici di artigianato, vengono affiancati da altri esseri robotici; questi ultimi prodotti in serie per l&#8217;addestramento oppure per la fanteria. In seguito, molte delle intuizioni ravvisabili in <em>Gunbuster </em>saranno riversate da Anno in <em>Evangelion</em>;<em> </em>anime di 26 episodi trasmesso per la prima volta sul suolo giapponese tra il &#8217;95 e il &#8217;96. <em>Evangelion</em>, ancor più che <em>Gunbuster</em>, è infarcito di citazioni, in questo caso prese a man bassa dagli ambiti culturali più disparati come la poesia (ad esempio, <strong>Robert Browning</strong>), la filosofia, il misticismo, lo scrittore <strong>Ryū Murakami</strong>, senza dimenticare i “robottoni” anni &#8217;70, le serie televisive dei britannici <strong>Jerry</strong> e <strong>Sylvia Anderson</strong>, il cinema di <strong>Stanley Kubrick</strong>, il cyberpunk<strong> </strong>e la sci-fi catastrofista. Una delle caratteristiche</p>
<h1 style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/04/Evangelion-61.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-5230" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/04/Evangelion-61-752x1024.jpg" alt="" width="316" height="430" /></a></strong></h1>
<p style="text-align: justify">principali di <em>Evangelion</em>, stranissimo capolavoro-minestrone di difficile decifrazione, è proprio l&#8217;accuratezza nella ricostruzione della psicologia dei protagonisti della serie. L&#8217;adolescente <strong>Shinji Ikari</strong>, chiamato a diventare il pilota dell&#8217;<strong>Unità Eva-01 Test-Type</strong>, è descritto nella maniera più verosimile possibile sia nei suoi turbamenti amorosi, sia nelle contraddizioni del suo animo, capace di gesti di chiusura e di vigliaccheria nei confronti del prossimo, così come di generosità e di coraggio. Tra l&#8217;altro Shinji, come diversi altri personaggi degli anime robotici del decennio precedente, si trova a vivere una situazione famigliare non semplice. La madre <strong>Yui</strong> è scomparsa mentre il padre <a name="Gend.C5.8D_Ikari"></a><strong>Gendō</strong> non solo non sembra affatto intenzionato a occuparsi del suo unico figlio ma è un ambizioso, un cinico e un amorale. Shinji è uno dei ragazzi selezionati come piloti (<strong>Children</strong>) della <strong>Macchina Multifunzione Evangelion</strong>, nello specifico dell&#8217;<strong>Unità Eva-01</strong>, e Anno non solo ci sottolinea le differenze comportamentali che sussistono tra costui e le sue colleghe, la misteriosa <strong>Rei Ayanami</strong> e l&#8217;aggressiva<strong> Asuka <a name="Asuka_S.C5.8Dry.C5.AB_Langley"></a>Sōryū Langley</strong>, ma anche con gli adulti dell&#8217;<strong>Agenzia Speciale Nerv</strong> da cui egli dipende. Gendō, Comandate Supremo di questa misteriosa organizzazione, dopo aver allontanato per anni il figlio e averlo affidato a un tutore, lo richiama a sé per usarlo come una sua personale pedina nella lotta contro delle creature chiamate<em> </em><strong>Angeli</strong>. L&#8217;uomo però non è affatto intenzionato a vivere con Shinji, né a prendersi in qualsiasi modo cura del ragazzo; è allora la bella trentenne <strong>Misato Katsuragi</strong>, Direttore Esecutivo della Nerv, ad accollarsi la duplice responsabilità non solo di guidare Shinji (e gli altri Children) in battaglia ma anche di diventare la tutrice legale del ragazzo. Misato ha alle spalle un passato non semplice, comprendente un difficile rapporto con il padre, morto da tempo ma ancora presente nei suoi pensieri, oltre a una relazione finita male con l&#8217;ambiguo<strong> <a name="Ry.C5.8Dji_Kaji"></a>Ryōji Kaji</strong>. Questa giovane donna si ritrova a essere per Shinji sia una madre putativa, sia il suo diretto superiore incaricarlo di guidarlo durante quei combattimenti che gli arrecano sempre un forte dolore psicofisico. Da quel che si può intuire le varie Unità Eva non vengono semplicemente assemblate, esse sono più simili a un organismo cibernetico, il loro corpo di base è organico ed è creato per clonazione. Solo in seguito a questo tessuto vivente viene aggiunta un&#8217;apposita armatura e i dispositivi che permettono di inserire, alla base del collo dell&#8217;EVA, la capsula per il pilota chiamata <strong>entry plugg</strong>. Quest&#8217;ultima, riempita di un liquido speciale detto <strong>LCL</strong>, permette a chi vi è immerso di respirare e di interfacciarsi con l&#8217;Unità assegnatagli. In buona sostanza da questa posizione, semplicemente pensando, il Children può muovere a piacere il suo “robot”. L&#8217;inconveniente di un simile sistema, che collega le fibre nervose di una macchina da guerra vivente con quelle di chi è destinato a guidarla, è il concreto rischio per il pilota di avvertire i colpi ricevuti dall&#8217;EVA come dolore fisico. Ecco allora che le battaglie degli EVA, ancor di più che quelle tra Mobile Suit, diventano un evento traumatico che colpisce ogni volta sgradevolmente il povero Shinji, segnandoli il corpo e la mente. Durante il suo primo scontro con una delle creature chiamate Angelo, l&#8217;essere stringe il braccio sinistro dell&#8217;EVA-01 sino a romperlo, di conseguenza il ragazzo prova la sensazione che sia il suo stesso arto ad essere strappato. Inoltre gli EVA, come abbiamo già avuto modo di vedere non sono dei robot, o delle semplici armature cibernetiche, ma sono degli autentici mostri. Un EVA può sbavare, ringhiare, ferirsi e sanguinare arrivando persino a perdere il controllo, agendo sotto la spinta di una furia incontenibile ed entrando in tal caso in uno stato chiamato <strong>Berserk</strong>. Anzi, Shinji riesce a sopravvivere al suo primo scontro solo perché, attanagliato dalla paura e dal dolore, riesce a mandare in Berserk l&#8217;Unità – 01. La ferocia del “robot” in tale condizione è tale che esso può agevolmente avere la meglio sul suo avversario. Come si può ben vedere i combattimenti delle Unità EVA sono senz&#8217;altro brutali, arrivando ad avere autentici toni da film <em>horror splatter</em>. Il carico psicologico che grava su Shinji e sugli altri Children, tutti dei ragazzini di 14 anni, è ancor più pesante se si pensa che essi vivono in una Terra post-apocalittica, devastata da un evento di grandi proporzioni, il <strong>Second Impact</strong>. Quest&#8217;ultimo, come si intuisce nel corso dell&#8217;anime, è stato causato dagli esperimenti effettuati da un team di scienziati sull&#8217;Angelo Adam, un&#8217;entità umanoide rinvenuta in Antartide. L&#8217;essere però a un certo punto ha spalancato le sue ali di luce, talmente grandi da oltrepassare l&#8217;atmosfera terrestre e sbucare nello spazio, provocando un disastro senza precedenti. Il potere liberato da Adam ha sciolto in pochi attimi i ghiacci del Polo Sud, innalzando così il livello degli oceani e mutando il clima a livello globale. In realtà, tutti gli EVA non sono altro che cloni dell&#8217;Angelo Adam, solo l&#8217;Unità – 01, a differenza di tutte le altre, è una copia di <strong>Lilith</strong>; quest&#8217;ultima creatura giace nascosta agli occhi del mondo, immobilizzata a crocefissa, in appositi sotterranei. Il compito dei Children non è tanto quello di proteggere le strutture dell&#8217;avveniristica <strong>Neo-Tokyo 3</strong>, la città-fortezza che ospita il quartier generale della Nerv, ma impedire che un Angelo raggiunga Lilith. Sino al terzultimo episodio, quando viene ventilata l&#8217;ipotesi che si tratti di una menzogna, viene considerata conoscenza comune che un incontro tra Lilith e un Angelo scatenerebbe il <strong>Third Impact</strong>, con la conseguente scomparsa del genere umano. Penetrare il misticismo fanta-biologico di <em>Evangelion,</em> a cui abbiamo solo accennato, non è però il nostro scopo primario. Quel che a noi interessa è poter notare come l&#8217;anime di Anno sia incentrato su dei ragazzini, realisticamente descritti come tali, che portano su di loro il peso del mondo intero, costretti a impegnarsi in scontri armati che minano alle fondamenta la loro salute psicofisica. Shinji, analogamente all&#8217;Amuro di <em>Gundam</em>, arriverà a disertare, per poi chiedere ufficialmente di non voler più pilotare un EVA. Egli ritornerà di propria iniziativa a farlo solo nel corso di una situazione di estremo pericolo, quando un Angelo avrà già fatto irruzione nel <strong>Central Dogma</strong>, l&#8217;edificio in cui ha sede il quartier generale della Nerv. Invece Asuka, perseguitata dal ricordo della madre, impazzita e morta suicida dopo un&#8217;operazione di collaudo dell&#8217;Unità EVA-02, ossessionata dal bisogno di primeggiare e di essere al centro dell&#8217;attenzione, finirà in coma dopo una fuga autodistruttiva. A conti fatti <em>Evangelion</em> è dunque la perfetta unione dello psicodramma con il genere robotico. Anzi, a voler guardar bene, la sede della Nerv sembra più di un centro di igiene mentale che un baluardo a difesa dell&#8217;umanità. Le stesse pulsioni adolescenziali di Shinji, incerto su quale sia la sua sessualità, attirato ora dalla misteriosa Rei Ayanami, ora dall&#8217;espansivo e amichevole <a name="Kaworu_Nagisa"></a><strong>Kaworu Nagisa</strong>,<strong> i</strong>n realtà un Angelo, vengono descritte con grande attenzione, e in genere con garbo. Fa eccezione in questo il film del 1997 <em>Shin seiki Evangerion Gekijō-ban: THE END OF EVANGELION Air/Magokoro o, kimi ni</em> (<em>The End of Evangelion</em>), proseguo cinematografico dell&#8217;anime televisivo con ambizioni da kolossal alla Kubrick; eccessivo nell&#8217;incomprensibilità così come nella violenza, raggiunge livelli di morbosità da voltastomaco.  Complessivamente sia i pregi che i difetti della serie televisiva di <em>Evangelion</em>, a cui hanno fatto seguito diverse opere cinematografiche, e non solo il sopracitato<em> The End of Evangelion</em>, sono molteplici. In particolar modo gli elementi di oscurità presenti nella trama, come la vera natura degli Angeli o della laconica Rei, apparentemente priva di emozioni, oppure la stesso destino della madre di Shinji, molto probabilmente assorbita dall&#8217;Unità-01, per non parlare dell&#8217;intero quadro fanta-religioso e fanta-biologico che fa da cornice a questo anime, non mancano di sicuro. Eppure, nonostante essa sia una serie criptica, che mette lo spettatore nella condizione solo di ipotizzare il significato di ciò che sta guardando, <em>Evangelion</em> è la serie di rottura degli anime robotici degli anni &#8217;90. Anno, come prima di lui Gō Nagai e Tomino, ha saputo rinnovare da solo un intero genere dell&#8217;animazione. Il successo di <em>Evangelion</em>, parimenti a quello di <em>Gundam</em>, è stato fenomenale ma arrivando nell&#8217;era di Internet e del mercato globale ha saputo sin da subito scavalcare i confini nazionali nipponici. Le storie di Shinji e compagnia, così come il relativo merchandising, hanno spopolato a livello mondiale. Sarebbe senz&#8217;altro ingeneroso affermare che il Giappone non abbia creato niente di paragonabile a <em>Evangelion</em> negli ultimi 17 anni, eppure non si sono ancora visti anime robotici capaci di portare ulteriormente avanti una rivoluzione dei paradigmi narrativi. Le produzioni successive si sono caratterizzate o dalla semplice emulazione, offrendo ai telespettatori dei cloni più o meno riusciti, come <em>RahXephon</em> di <strong>Yutaka Izubuchi</strong> del 2002, oppure a un ritorno alle tradizioni degli anni &#8217;70. Infatti mentre nuovi anime, legati ai franchising affermati di <em>Gundam</em> e <em>Macross,</em> vengono continuamente proposti al pubblico, al tempo stesso nelle terre del Sol Levante si fa avanti una vera tendenza “vintage”. Una nuova animazione, più ricca di dettagli e fluida nella realizzazione dei movimenti, resa ancor più tridimensionale dal massiccio uso della grafica computerizzata, consente di realizzare ciò che gli animatori degli anni &#8217;70 – &#8217;80 non potevano nemmeno sognarsi di poter fare. Da qui il desiderio di raccontare storie analoghe a quelle dei classici di un tempo, impiegando le risorse della moderna tecnologia digitale. Troviamo lo stesso Kawamori, già regista di <em>Macross</em>, tra gli alfieri di questo revival d&#8217;altri tempi con il suo <em>Sōsei no Akuerion </em>(<em>Aquarion</em>); animazioni e musiche seguono gli elevati standard di qualità attuali mentre la trama pare un ritorno alle miscellanee di “super-robot” e “drammoni” già viste in <em>Daltanius</em> e <em>Vultus V</em>.  Persino la Gainax si lancia nella mischia con <em>Tengen toppa Guren Ragan</em> (<em>Sfondamento dei cieli Gurren Lagann</em>), trasmesso per la prima volta da <strong>TV Tokyo </strong>nel 2007, è un ritorno di questo studio di animazione alle atmosfera di un suo vecchio successo: <em>Gunbuster.</em> Gli ingredienti praticamente gli stessi di quell&#8217;indimenticabile OAV degli anni &#8217;80: robot onnipotenti e minacce inconcepibili, space-opera e storie d&#8217;amore, citazioni della sci-fi orientale e occidentale. <em>Gurren Lagann</em>, diretto da <strong>Hiroyuki Imaishi</strong>, ci pare che sia caratterizzato da due elementi in particolare: 1) un inizio minimalista, preludio a eventi che diventano via, via più grandiosi assumendo alla fine una portata cosmica; 2) personaggi e mezzi-bellici dall&#8217;aspetto caricaturale, contribuendo in tal modo a mantenere la serie in bilico tra commedia e tragedia. Effettivamente <em>Gunbuster</em>, con i suoi toni da storia scolastica che poi sfociano in conflitti di portata galattica, è senz&#8217;altro l&#8217;anime targato Gainax che più si avvicina a<em> Gurren Lagann. </em>In quest&#8217;ultimo casi il<em> </em>giovane<em> </em>protagonista, <strong>Simon</strong>, intraprende il lungo e difficile cammino che lo porterà a diventare un eroe. Egli affronterà lutti e sofferenze, pericoli e avversari di ogni tipo, confrontandosi dapprima con gli uomini-bestia agli ordini del misterioso <strong>Lord Genome<em>,</em></strong><em> </em>il <strong>Re Spirale,</strong> e in seguito con gli alieni <strong>Anti-Spiral</strong>, riuscendo sempre e comunque a trionfare nonostante le difficoltà. L&#8217;umanità di un lontanissimo futuro, costretta a vivere in miseria in cupe città sotterranee, potrà alla fine dirsi libera solo grazie al coraggio e alla tenacia di Simon e dei suoi amici, i membri della <strong>Brigata Dai-Gurren</strong>. Il cerchio può dirsi completato, dal punto di vista psicologico Simon dimostra di essere lontano anni-luce dal depresso Shinji di <em>Evangelion</em>, ben più simile ai vitali eroi “nagaiani”; come parimenti in <em>Gurren Lagann</em> si è lontanissimi dalle ambientazioni belliche plausibili di Tomino. La rivoluzione di Anno, capace di associare lo psicodramma adolescenziale ai robot giganti, però non è andata perduta nel 21° secolo; <em>Bokurano</em> (<em>Il nostro gioco</em>) del 2007, pur non risultando rivoluzionario come <em>Gundam </em>o <em>Evangelion</em>, appare ugualmente come un&#8217;importante punto di arrivo di un intero genere. <em>Bokurano</em>, prodotto dallo studio <strong>Gonzo </strong>e tratto con alcune libertà dal manga omonimo di <strong>Mohiro Kitoh</strong>, è un serial volutamente scioccante, capace di far gelare il sangue nelle vene dello spettatore che viene condotto per mano in un universo spietato. I ragazzini protagonisti di <em>Bokurano</em>, diventati piloti di un colossale robot che loro stessi chiamano <strong>Zearth</strong>, rimangono prigionieri di un gioco di portata cosmica che essi non comprendono e che li porterà inesorabilmente, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, a morte sicura. Pilotare lo Zearth significa infatti morire, sia che si vinca o che si perda, poiché il gigante sfrutta la stessa energia vitale del pilota. Quindi già il fatto di esser scelti per muoverlo equivale a una condanna a morte. Rifiutarsi di lottare non è un&#8217;opzione accettabile,  dato che implicherebbe di conseguenza la totale distruzione della Terra e del nostro universo. La stessa vittoria, oltre all&#8217;immediato decesso del pilota naturalmente, reca con sé altre spiacevoli implicazioni: ovverosia la cancellazione della Terra parallela (e del suo universo) che risultano perdenti. Naturalmente, in caso di sconfitta, sarebbe il nostro mondo a fare un&#8217;analoga fine. <em>Bokurano</em>, con molta finezza, pur non evitando le situazioni più scabrose, ci descrive con un&#8217;accuratezza quasi documentaristica la vita di questi giovani, vittime sacrificali che non capiscono bene né gli adulti, né le creature che allestendo quella specie di torneo all&#8217;ultimo sangue tra i diversi piani delle realtà li stanno uccidendo. Alla conclusione di <em>Bokurano</em> chi muore, accettando consapevolmente il proprio destino a cui sa di non potersi sottrarre, lo fa in nome del proprio mondo e dei propri cari; saranno loro ad avere il difficile compito di continuare a vivere e di ricordare chi ormai non c&#8217;è più. <em>Kōkyōshihen Eureka Sebun</em> (<em>Eureka Seven</em>) del 2005 – &#8217;06, sempre opera dello studio Bones, è fortemente debitrice del lavoro di Anno così come quello di Tomino. Nel 2008 è stata distribuita una versione cinematografica di questo anime, <em>Kōkyōshihen Eureka Sebun: Poketto ga Niji de Ippai</em> (<em>Eureka Seven: good night, sleep tight, young lovers</em>), mentre di recente è stato anche annunciato uno spin-off <em>Eureka Sebun Ei Ō</em> <em>Astral Ocean</em> (<a name="Eureka_Seven_Astral_Ocean"></a><em>Eureka Seven Astral Ocean</em>). <em>Eureka Seven</em> rimane un prodotto dignitoso, capace di raccontare in una maniera abbastanza originale una “invasione” aliena<a name="firstHeading1"></a>, ma niente affatto rivoluzionario. Decisamente interessante ci pare essere <em>Kōdo Giasu &#8211; Hangyaku no Rurūshu</em> (<em>Code Geass: Lelouch of the Rebellion</em>), trasmesso in due stagioni televisive nel 2006 – &#8217;07 e nel  2009 – &#8217;10; quasi un dramma shakespeariano ambientato in un presente alternativo, dominato dal dispotico <strong>Sacro Impero di Britannia</strong>, con contorno degli immancabili<em> mecha</em>. Se la crudezza di certe situazioni non può sembrare così insolita, non dopo <em>Evangelion</em>, la caratterizzazione del protagonista principale della serie, <strong>Lelouch Vi Britannia</strong>, lascia sbigottiti. Costui è un principe decaduto alla ricerca di una personale vendetta (la madre è stata assassinata da alcuni sicari) e di una maniera per poter cambiar il mondo. Lelouch, ottenuto un potere mentale detto <strong>Geass</strong> da una misteriosa donna immortale di nome <strong>C. C.</strong>, intraprende una lotta senza quartiere contro la Britannia e il suo imperatore, ovverosia il suo stesso padre <strong>Charles Zi Britannia</strong>. Amici e nemici, parenti e compagni di scuola, tutti paiono essere ugualmente sacrificabili agli occhi di Lelouch. Solo alla fine si riuscirà a comprendere come ogni cosa, compreso il suo stesso assassinio in diretta TV, sia stato ordito dal ragazzo solo per assicurare alla sorellina <strong>Nunnaly</strong>, cieca e priva dell&#8217;uso delle gambe, un futuro. <em>Code Geass</em>, in cui non mancano agganci alla nostra attualità, è però più una storia alternativa (o ucronia che dir si voglia) che un anime robotico. Eppure <em>Code Geass</em>, piuttosto che altri cartoni animati made in Japan degli ultimi anni, ci pare essere l&#8217;ultima creazione riconducibile al filone di cui ci siamo occupati sinora che abbia realmente qualcosa da dire. L&#8217;estetica medievaleggiante dei <em>mecha</em> di <em>Code Geass </em>si richiama ad alcuni lavori degli anni &#8217;90, come il manga <em>The Five Star Stories</em> di <strong>Mamuro Nagano</strong>, o l&#8217;anime <em>Tenkū no Esukafurōne</em> (<em>I cieli di Escaflowne</em>) di Kawamori, nati come una fusione tra i robot giganti e le tematiche del fantasy. Invece lo sviluppo della trama, in cui abbondano atti di guerriglia e di terrorismo, inganni e tradimenti, allontanano <em>Code Geass </em>dai consueti<em> plot</em> degli anime robot visti sinora. In conclusione, agli esordi degli anime robotici abbiamo visto dei superuomini combattere senza dubbi e paura per la causa in cui credevano. Essi agivano in mondi fantastici privi di limiti e di regole ben definite. Spesso orfani, i loro problemi personali non influenzavano in alcun modo le loro azioni. In seguito, dovendo muoversi su realtà via, via sempre più realistiche, costoro iniziano ad avvertire gli effetti di vere nevrosi mentre i loro compagni meccanici, persi gran parte dei loro poteri, diventano della semplice ferraglia ambulante. In <em>Evangelion</em>, dove il potere delle Unità EVA è devastante ma sottoposto a ben precise limitazioni, ad esempio questi “robot” in genere non possono muoversi se non sfruttando un apposito cavo di alimentazione (l&#8217;<strong>umbilical cable</strong>), anche i piloti non sono degli irrealistici guerrieri onnipotenti. Qui è il realismo di carattere psicologico a farla da padrone: i ragazzini-piloti son trattati come degli adolescenti problematici e nessuno di loro può definirsi in qualunque modo come un superuomo. Una tendenza che è continuata sino a oggi, una umanizzazione dei personaggi di saghe che, a causa dell&#8217;alto contenuto di alta tecnologia presente, corrono perennemente il rischio di perdere di vista che cosa sia importante, diventando in tal caso delle semplici esposizioni di androidi futuribili.</p>
<p style="text-align: justify">         <em> </em></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/18/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA DEI PROTAGONISTI DEGLI ANIME ROBOTICI &#8211; Cap 3</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/17/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-3/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/17/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-3/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[NUMERI SPECIALI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5225</guid>
		<description><![CDATA[A cura di Claudio Cordella Capitolo 3 &#8211; Maturazione e nuove esperienze È noto che Tomino trasse l&#8217;ispirazione di base per il suo Gundam dalla produzione letteraria dello scrittore statunitense Robert A. Heinlein, e in particolare dai romanzi Starship Troopers (Fanteria dello spazio) e The Moon Is a Harsh Mistress (La Luna è una severa ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify"><strong>A cura di Claudio Cordella</strong></h2>
<h1 style="text-align: justify"><strong>Capitolo 3 &#8211; Maturazione e nuove esperienze</strong></h1>
<p style="text-align: justify">È noto che Tomino trasse l&#8217;ispirazione di base per il suo <em>Gundam</em> dalla produzione letteraria dello scrittore statunitense <strong>Robert A. Heinlein</strong>, e in particolare dai romanzi <em>Starship Troopers </em>(<em>Fanteria dello spazio</em>) e <em>The Moon Is a Harsh Mistress</em> (<em>La Luna è una severa maestra</em>), ma negli anni &#8217;80 egli non fu il solo a farlo. Anche  <em>Sōkō kihei Botomuzu</em> (noto pure come  <em>Armored Trooper Votoms</em>), per la regia di <strong>Ryōsuke Takahashi,</strong> strizza l&#8217;occhio sia a <em>Gundam</em> (di cui condivide la casa di produzione <strong>Sunrise</strong>), sia la fantascienza militare stile Heinlein. Gli esoscheletri che appaiono in questo anime, qui chiamati <strong>AT </strong>(<strong>Armored Trooper</strong>), detti anche <strong>VOTOMS</strong> (<strong>Vertical One-man Tank for Offense &amp; ManeuverS</strong>), sono ancor più simili dei Mobile Suit di Tomino alle <em>power suit</em> (“tute potenziate”) descritte da Heinlein in <em>Fanteria dello spazio</em>. Il protagonista di Votoms, <strong>Chirico Cuvie</strong>, membro del <strong>Red Shoulder Battalion,</strong> una forza militare d&#8217;élite appartenente alla <strong>Confederazione Gilgamesh</strong>, una nazione interstellare in lotta da un secolo con la rivale <strong>Unione Balarant</strong>, è un soldato che si ritrova invischiato nel bel mezzo di un intrigo più grande di lui. <em>Votoms</em>, trasmesso da <strong>TV Tokyo</strong> tra il 1983 e il 1984, segno un ulteriore ravvicinamento del genere robotico made in Japan a un tipo di sci-fi più tradizionale di matrice anglosassone. Esattamente come <em>Gundam </em>e <em>Macross</em>, anche <em>Votoms</em> beneficiò in seguito di altre produzioni dedicate. Un altro anime importante degli anni &#8217;80 è però il dirett<em>o sequel </em>di <em>Gundam</em>: <em>Kidō Senshi Zēta Gandamu</em> (<em>Mobile Suit Z Gundam</em>), incentrato su un nuovo conflitto temporalmente collocato 7 anni dopo il termine della One Year War. Amuro in questo caso ha solo un ruolo da comparsa mentre il suo vecchio protagonista Char assurge al rango di comprimario, rubando però non di rado la scena al giovane <strong>Kamille Bidan</strong>, ufficialmente l&#8217;eroe di questo nuovo capitolo della saga ideata da Tomino. <em>Z Gundam</em> è un po&#8217; una versione ipervitaminica dell&#8217;anime originale di <em>Gundam</em>, con una sequela ininterrotta di scene strappalacrime e drammatiche, un plot narrativo contorto (con diverse fazioni in guerra tra loro, per di più divise in correnti al loro interno), con nuovi <em>mecha</em> (debitori nel design dai caccia trasformabili “macrossiani”). Lo stesso Kamille è quasi un doppio di Amuro, seppur più sfortunato e antipatico. In questo caso entrambi i genitori di costui sono ingegneri impegnati nello sviluppo di Mobile Suits, solo che in questo caso la madre finisce uccisa dai <strong>Titans </strong>(una milizia privata che opprime con metodi disumani le colonie) mentre il padre, adultero, amorale, cinico e doppiogiochista, morirà in battaglia per mano di Char. Non prima però che il suo stesso figlio, considerandolo un traditore, non giunga a sparargli contro alcuni colpi. Come si può constatare il background famigliare di Amuro viene preso come base di partenza e amplificato per tratteggiare quello del giovane Bidan, trasformandosi in tal modo in un vissuto degno di una tragedia greca. Kamille, sempre per caso come avvenne per Amuro, finisce per essere coinvolto in un combattimento in corso e  diventa membro di un gruppo militare, in questo caso nell&#8217;organizzazione anti-governativa<strong> AEUG </strong>(<strong>Anti-Earth Union Group</strong>). L&#8217;AEUG nello spazio (e la sua controparte terrestre <strong>Karaba </strong>sulla Terra) riuniscono veterani di entrambi gli schieramenti della passata One Year War; Kamille ha quindi l&#8217;occasione di incontrare sia Char che Amuro e<strong> Noah Bright</strong>; quest&#8217;ultimo un tempo comandate della <em>White Base</em> e ora disertore dell&#8217;esercito federale. Se Amuro, apatico e assai poco convinto della possibilità di migliorare il mondo imbracciando le armi, viene costretto dalle circostanze e dalle suppliche dei suoi vecchi amici a ritornare sui campi di battaglia, Char e Bright appaiono maggiormente determinati nelle loro scelte. Entrambi tenteranno di essere delle guide per Kamille, quasi fossero dei surrogati del padre scomparso, ma il destino di questo adolescente disgraziato non sarà affatto felice. Alla fine, dopo l&#8217;ultima battaglia combattuta, il nostro eroe sarà vivo ma la sua mente sarà irrimediabilmente sconvolta. <em>Z Gundam</em>, corale come la serie classica e come <em>Macross</em>, è la rappresentazione di una lugubre tragedia collettiva, un bagno di sangue dal quale pochi trovano scampo. Tra il 2004 e il 2006, in occasione del ventennale della trasmissione di <em>Z Gundam</em>,  vengono realizzati tre lungometraggi riassuntivi che mescolano l&#8217;animazione anni &#8217;80 con scene inedite realizzate per l&#8217;occasione. Concludiamo questa nostra  veloce disamina di questo decennio proprio con dei film prodotti per le sale cinematografiche, l&#8217;animazione made in Japan, ormai prossima alla maturità e sempre più conscia delle proprie possibilità, inizia a sfornare dei kolossal a imitazione di quelli delle major americane. In relazione agli anime robot vengono distribuiti sia <em>Chō Jikū Yōsai Makurosu: Ai Oboete Imasu ka</em> (<em>Macross &#8211; Il film</em>) nel 1984 che <em>Kidō senshi Gundam: Gyakushū no Char</em> (<em>Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char</em>) quattro anni dopo. Il primo è la versione cinematografica di <em>Macross</em>, un film indubbiamente spettacolare ma al tempo stesso lungo, farraginoso e confusionario; rimasticando gli avvenimenti già visti all&#8217;interno della serie televisiva <em>Macross – Il film</em> riconferma l&#8217;appartenenza di questo franchising alla corrente più superficiale e “modaiola” degli anni &#8217;80. La cultura in questo caso viene considerata solo come voce del consenso, dissenso e controcultura non sono minimamente concepiti, è una società unitaria e compatta che si oppone ai giganti Zendradi, solidale nell&#8217;ascoltare la musica pop di Minmay e nel credere nel consumismo. Anzi, sarà proprio la voce di questa <em>idol</em>, assieme a tutta la paccottiglia venduta con il suo nome sopra e ad altri prodotti del moderno benessere, a “corrompere” parte dei guerrieri alieni e ad assicurarne i favori. Il risultato è un mix di canzoni e combattimenti spaziali alla <em>Star Wars</em> che trasformano la guerra, nonostante i lutti presenti e le tragedie immense che porta con sé, in qualcosa di avvincente e di glamour. Particolarità assai curiosa del film di <em>Macross</em>, che lo differenzia dal suo prototipo televisivo, è la natura dei conflitti in cui sono impegnati i giganteschi extraterrestri presenti. Qui gli alieni umanoidi che attaccano l&#8217;umanità non sono solo il prodotto di un&#8217;avanzata ingegneria genetica, imprigionati in una civiltà “spartana” e militarista, in cui la riproduzione è affidata ad apposite capsule della clonazione. Nella versione cinematografica non vediamo gli Zentradi divisi in reparti separati, per maschi e femmine, com&#8217;era avvenuto per il serial quanto piuttosto impegnati in un&#8217;assurda “guerra tra i sessi” che devasta l&#8217;universo. Quest&#8217;ultima è una trasposizione sul piano fantastico del nuovo ruolo che le donne rivendicavano per sé all&#8217;interno dell&#8217;ultra-conservatrice società giapponese. Invece il kolossal <em>Il contrattacco di </em><em>Char</em>, a differenza di <em>Macross – Il film</em>, giunto dopo che l&#8217;audience aveva premiato l&#8217;anime di Kawamori, è distribuito nei cinema nipponici dopo un grave insuccesso. La Sunrise, dopo il fallimento dell&#8217;umoristico e infantile <em>Kidō senshi Gandamu Daburu Zēta </em>(<em>Mobile Suit ZZ Gundam</em>) del &#8217;86, punta tutto su questa pellicola che ha il suo punto di forza nella drammaticità e nell&#8217;epicità degli eventi presentati, più che sulla spettacolarità delle immagini. Effettivamente, nonostante un esempio sperimentale di <em>computer graphic </em>impiegato nel realizzare l&#8217;inquadratura di una colonia cilindrica in rotazione, il fulcro di questo film risiede tutto nello scontro tra Amuro e Char. Quest&#8217;ultimo ci è presentato come un aristocratico con  propositi di vendetta nell&#8217;anime classico, per celare la sua vera identità indossa persino una maschera, ed è un individuo dai molti segreti e dagli altrettanti alias. Nel corso degli anni costui ha assunto il ruolo di icona del franchising <em>Gundam,</em> soffiando il ruolo di protagonista al povero Amuro. Questo personaggio, il cui nome è un diretto riferimento al cantante franco-armeno <strong>Charles Aznavour</strong>, mentre il soprannome di Cometa Rossa rimanda al celebre asso dell&#8217;aviazione noto come <strong>Barone Rosso</strong>, nella sua incarnazione cinematografica è un fine stratega e un politico parimenti dotato, nonché un fascinoso gentiluomo, capace di far innamorare di sé sia uomini che donne, un guerriero imbattibile seppur prigioniero dei fantasmi del proprio passato. Non a caso è uno spettro, quello della Newtype <strong>Lalah Sune</strong>, a mettersi tra i due antichi rivali; sia Amuro che Char si rinfacciano infatti l&#8217;un l&#8217;altro la morte della giovane, scomparsa nel corso della One Year War. Un odio del tutto personale che pare scuotere Amuro dallo stato di apatia in cui l&#8217;avevamo visto  immerso in <em>Z Gundam</em>; un&#8217;avversione suscitata non solo dal ricordo di Lalah ma anche dai piani megalomani di Char, ben deciso a scatenare l&#8217;inverno nucleare sulla Terra. La differenza tra i due è però incolmabile, Amuro rimane sino alla fine solo un pilota mentre al contrario è uno statista in grado di fare, nel bene o nel male, la Storia. Semplice ingranaggio il primo, parte di piani ben più ampi grandi di lui, mentre il secondo è un ardito tessitore di progetti machiavellici contro i quali il povero Amuro, sempre un passo indietro rispetto a Char, non è in grado di fare granché. Unicamente dopo un duello al cardiopalma il nostro riesce ad aver ragione della Cometa Rossa ma entrambi non possono sfuggire all&#8217;oscuro destino che entrambi si sono forgiati con le loro stesse mani.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le novità degli anni &#8217;80 dobbiamo anche segnalare la nascita degli OAV; nome che indica i cartoni animati creati esclusivamente per il mercato dell&#8217;home-video. Se è vero che gli OAV finiscono per essere lo sbocco naturale per anime traboccanti di sesso e violenza, se non schiettamente erotici o pornografici, essi diventano anche il luogo privilegiato per proporre al pubblico produzioni più complesse, adulte e mature, di quelle proposte in televisione. A tal proposito persino anime robotici, già noti grazie alle trasmissioni dei network, beneficiano di una loro versione OAV; in questo caso si ha quasi sempre a che fare con una miniserie, dunque con un arco narrativo di minor durata rispetto a quello di una serie televisiva canonica, nonché molto curata sia dal punto di vista dell&#8217;animazione che della storia. Effettivamente l&#8217;ultimo capitolo di <em>Gundam</em> degli anni &#8217;80 non è il film<em> Il contrattacco di Char </em>ma l&#8217;OAV di sei episodi  <em>Kidō Senshi Gandamu 0080: Pocket no naka no sensō</em>  (<em>Mobile Suit Gundam 0080: La guerra in tasca </em>), per la regia di<a name="firstHeading"></a> <strong>Fumihiko Takayama</strong>. Si tratta in buona sostanza di una storia di guerra e spionaggio, ambientata verso la fine di quella One Year War già raccontata dal primo<em> Gundam,</em> nella quale un messaggio pacifista emerge inequivocabilmente fotogramma dopo fotogramma. Volutamente qualsiasi epicità e grandiosità, che in precedenza avevano sempre accompagnato tragedie e lutti a sfondo bellico, finiscono con lo sparire. In <em>Gundam 0080 </em>non ci sono eroi, la guerra è sempre una cosa sporca, una mostruosità che divora la vita di tanti innocenti. Qualsiasi avvenimento, anche i più brutale, è visto con gli occhi di un bambino, <strong>Alfred Izuruha</strong><em>. </em>Questo ragazzino, appassionato di oggettistica militare, vive in un habitat artificiale appartenente al raggruppamento di colonie di <strong>Side 6</strong>; una terra neutrale risparmiata dai combattimenti. La guerra, per lui e per i suoi amici di scuola, è solo uno spettacolo da vedere in televisione. Ma la violenza degli adulti, già responsabile altrove di milioni di morti, arriverà ben presto a intaccare la pace di quella tranquilla oasi che è Side 6. Takayama, che porta sino alle estreme conseguenze il realismo di Tomino, si concentra quasi esclusivamente sullo sguardo di quest&#8217;innocente, mostrandoci la lenta evoluzione del suo essere. Dapprima l&#8217;occhio di Alfred manifesta tutto il suo stupore dinnanzi ai combattimenti tra Mobile Suit, da lui considerati come dei meravigliosi giganti meccanici.  Persino gli spietati i membri di un commando di Zeon, il <strong>Cyclops Team</strong>, inviato in missione a rubare o a distruggere un prototipo di Gundam, sono per lui degli eroi da idolatrare. Alfred, così come Amuro e Kamille, ha alle spalle una situazione famigliare non semplice, i suoi genitori si sono separati, e il “gioco” della guerra diventa per lui un utile diversivo dai problemi di tutti i giorni. Anche il suo affezionarsi a <strong>Bernard Wiseman</strong> (detto<strong> Bernie</strong>), un soldato di Zeon di buon cuore, è espressione di quel bisogno di affetto e attenzioni di cui ha una disperata necessità. Naturalmente il nostro non solo non si rende conto di quello che sta facendo, cioè spionaggio a favore di un&#8217;altra nazione, né dei reali pericoli che sta correndo. Qui, a differenza di quello che potrebbe accadere in un anime con “super robot”, non solo Alfred non diventa un improbabile pilota di Mobile Suit, ma non esistono né happy end, né imprese eroiche che possano dare un senso alla brutalità delle campagne militari. Alla fine della miniserie tutti i membri infiltrati dello Cyclops Team<strong> </strong>vengono sterminati, ad eccezione del solo Bernie; il quale suggerisce ad Alfred di fuggire. Il soldato, in realtà un novellino coinvolto nell&#8217;operazione su Side 6 come semplice pedina sacrificabile, tenta di far ragionare il ragazzino; vuole fargli aprire gli occhi sulle manipolazioni di cui è stato vittima, nonché sul pericolo che grava su di lui e su tutti i suoi cari. A questo punto i superiori di Bernie, decisi ugualmente a distruggere il <strong>Gundam NT-01 “Alex”</strong>, sono disposti a far saltar in aria con un ordigno nucleare l&#8217;intera colonia di Alfred. Quest&#8217;ultimo, disperato ma non ancora liberatosi del tutto delle sue illusioni infantili, convince il povero Bernie a ingaggiare un duello all&#8217;ultimo sangue con l&#8217;Alex. I genitori del ragazzo sembrano intenzionati a rimettersi insieme e lui vorrebbe continuare a vivere su Side 6, inoltre il dare l&#8217;allarme alle autorità pare essere un&#8217;opzione impossibile. Il superstite di Zeon, che all&#8217;inizio voleva fuggire il più lontano possibile dalla colonia minacciata, si lascia tentare dal suo giovane amico dal compiere un atto eroico. In questo caso Takayama pare divertirsi a infrangere tutte le attese stereotipate che lo spettatore, giapponese e non, ripone in situazioni genere. Da una simile lotta disperata, combattuta per di più durante il periodo natalizio e con le più nobili motivazioni possibili, ci si aspetterebbe un trionfo finale dell&#8217;eroe, o tutt&#8217;al più un suo immolarsi in battaglia per la salvezza finale. Ebbene, niente di tutto questo avviene. Alfred, saputo dal padre che la nave di Zeon armata con una testata nucleare è stata intercettata e che non c&#8217;è più pericolo, tenta in extremis di fermare Bernie ma non ci riesce. Il feroce combattimento, inutile perché l&#8217;esistenza dell&#8217;Alex non rappresenta più un pericolo per la popolazione civile, ha già avuto inizio. Lo sventurato Bernie, alla guida di un Mobile Suit male in arnese e non sufficientemente armato, ha la peggio andando e va incontro a una fine orribile. È allora che lo sguardo di Alfred, ora veramente spalancato sugli orrori della guerra, muta per davvero. Il nostro non vede più meraviglie e bei giocattoli ipertecnologici ma devastazioni, lutti e sofferenze; adesso una sorta di <strong>“velo di Maya”</strong> è caduto e tutte le sue illusioni sono svanite. Quando egli si rende conto della morte di Bernie, quando viene estratto dal suo abitacolo, in gravi condizioni anche se vivo, il pilota dell&#8217;Alex e Alfred  lo riconosce come <strong>Christina MacKenzie</strong>, una sua vicina di casa, il ragazzino subisce un forte shock. La comprensione della reale natura degli eventi bellici, non gioco ma orrore, ha  richiesto il pagamento di un prezzo salato. Dunque con <em>Gundam 0080</em> il distacco dal sottogenere “super robot” è pienamente compiuto; in seguito, sia negli anni &#8217;90 che in questo primo scorcio di 21° secolo, serie televisive e film legati a <em>Gundam</em> saranno sempre presenti nel mercato giapponese. Eppure nessuna di loro rappresenterà davvero un punto di rottura analogo a quello dell&#8217;anime classico. D&#8217;altra parte sono proprio gli OAV legati a questo franchising, distribuiti durante gli anni &#8217;90, a continuare a essere gli alfieri di un genere robotico realistico. Sia i tredici episodi di <em>Kidō Senshi Gandamu 0083: Sutādasuto Memorī</em> (<em>Mobile Suit Gundam 0083: Stardust Memory</em>) del 1991, un thriller fanta-militare allo “stato dell&#8217;arte”, che i dodici di <em>Kidō senshi Gandamu: Dai zerohachi Emu Esu shōtai</em> (<em>Mobile Suit Gundam: The 08th MS Team</em>) del &#8217;96 – &#8217;98, dramma amoroso e al tempo stesso feroce storia di guerra, ne sono a questo dei validi esempi. Sia <strong>Shiro Amada</strong>, tenente dell&#8217;<strong>Ottavo Plotone</strong> durante la One Year War, sia <strong>Kō Uraki</strong>, un pilota cadetto che si trova invischiato in una crisi post-bellica successiva alla fine del conflitto tra la Federazione e Zeon, sono entrambi dei militari che finiscono con il capire l&#8217;importanza di seguire la propria coscienza piuttosto che gli ordini dei loro superiori. Non a caso entrambi, il primo per amore e il secondo per il suo senso dell&#8217;onore e della giustizia, finiranno per essere considerati dei traditori dai vertici militari. Effettivamente anche il franchising di <em>Macross</em>  sembra dare il suo meglio negli anni &#8217;90 proprio con gli OAV; si pensi solo a <em>Makurosu Purasu</em> (<em>Macross Plus</em>), miniserie di 4 episodi apparsa tra il 1994 e il &#8217;95. Si tratta di un ottimo prodotto, sia dal punto di vista dell&#8217;animazione che della storia, che affronta le tematiche legate all&#8217;Intelligenza Artificiale e al tempo stesso racconta in maniera realistica (anche cruda) un triangolo amoroso. Un altro passo avanti compiuto in direzione di una maggiore verosimiglianza narrativa, così com&#8217;era stato auspicato da Tomino, avviene a cavallo degli anni &#8217;80 e &#8217;90 grazie al gruppo creativo <strong>Headgear</strong>. Un team di autori, tra cui spiccano il mangaka (fumettista) <strong>Masami Yuki</strong> e il regista <strong>Mamoru Oshii</strong>, danno vita a una serie multimediale: <em>Kidō keisatsu Patoreiba</em> <em>(Patlabor</em>), apparsa per la prima volta come OAV e come manga. <em>Patlabor </em>è ambientato in quello che potremmo definire grossomodo come un presente alternativo, un Giappone che ha iniziato a impiegare grandi robot da costruzione (i <strong>labor</strong>) per faraonici progetti edili. Dato che i labor iniziano a essere usati anche per compiere azioni criminali, di conseguenza le forze di polizia giapponesi devono dotarsi di speciali reparti attrezzati a combattere questa nuova minaccia. La saga di <em>Patlabor,</em> di cui esistono due serie di OAV, tre film e un anime per la televisione, senza contare gli albi a fumetti, ha i pregio di presentare delle creature robotiche, i labor, ancor più dimesse e semplici dei Mobile Suit di <em>Gundam.</em> Qui non abbiamo soldati e operazioni belliche ma normalissimi poliziotti, criminali, dall&#8217;innocuo ladro di polli al temibile terrorista, oppure gente comune che usa questi robot nei cantieri edili per il proprio lavoro. La fantascienza si mescola inestricabilmente con la vita quotidiana dando vita a una ucronia di indubbio fascino. Il difetto di questo franchising, pur essendo assai pregevoli le due versioni per il grande schermo firmate da Oshii, risiede nella sua eccessività coralità, priva di <em>character</em> di qualsivoglia rilievo o degni di menzione, senza contare che in genere le vicende di <em>Patlabor</em> hanno la sgradevole abitudine di passare bruscamente, senza alcuna ragione apparente, dal dramma alla commedia leggera. Il risultato è un piacevole minestrone, felice nella sua intenzione di voler calare l&#8217;alta tecnologia robotica in un tessuto urbano ben riconoscibile e affatto fantastico, ma incapace di essere veramente incisivo.</p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/17/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA DEI PROTAGONISTI DEGLI ANIME ROBOTICI &#8211; Cap 2</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/16/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-2/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/16/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5221</guid>
		<description><![CDATA[A cura di Claudio Cordella Capitolo 2: Gli anni &#8217;80 e la rivoluzione di Tomino Quando Tomino crea il suo Gundam non è l&#8217;ultimo arrivato nel campo dell&#8217;animazione e ha già avuto a che fare con gli anime robot; nel &#8217;75 dirige i 26 episodi di Yuusha Raideen (Il valoroso Raideen), due anni dopo lo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify"><strong>A cura di Claudio Cordella</strong></h2>
<h1 style="text-align: justify"><strong>Capitolo 2: Gli anni &#8217;80 e la rivoluzione di Tomino</strong></h1>
<p style="text-align: justify">Quando Tomino crea il suo <em>Gundam </em>non è l&#8217;ultimo arrivato nel campo dell&#8217;animazione e ha già avuto a che fare con gli anime robot; nel &#8217;75 dirige i 26 episodi di <em>Yuusha Raideen</em> (<em>Il valoroso Raideen)</em>, due anni dopo lo ritroviamo in veste di produttore di <em>Voltus V</em>, sempre nel &#8217;77 come regista e sceneggiatore di <em>Muteki Chōjin Zanbot 3</em>  (<em>Zanbot 3</em>), duplice ruolo che ricopre pure nel &#8217;78 per <em>Muteki Kojin Daitarn 3</em> <em>(Daitarn 3</em>). Se con <em>Zanbot 3</em> Tomino crea una serie in cui il dramma viene spinto all&#8217;ennesima potenza, si parla di civili trasformati in bombe umane, invece con <em>Daitarn 3</em> introduce nella narrazione elementi glamour di chiara derivazione “bondiana”. Il protagonista <strong>Haran Banjo </strong>è un abile combattente, esperto in ogni genere di arti marziali, il quale ha dalla sua non solo il robot trasformabile<strong> Daitarn 3</strong> ma anche un&#8217;auto dotata di qualsivoglia tipo di gadget immaginabile, la <a name="La_Mach_Patrol"></a><strong>Mach Patrol</strong> infatti può volare ed è armata come un veicolo militare. I suoi compagni di lotta sono il baffuto maggiordomo <strong>Garrison Tokida</strong> e le sue due assistenti: la bionda <strong>Beauty Tachibana</strong> e la castana <strong>Reika Sanjo</strong>; a costoro in seguito si aggiungerà il piccolo orfano <strong>Toppi</strong>, vera mascotte del gruppo. Diversi elementi, sia iconografici che biografici, relativi a Banjo ricordano alcuni personaggi dell&#8217;immaginario avventuroso del cinema e del fumetto occidentali; in particolar modo  <strong>Batman/Bruce Wayne</strong> (la villa con le stanze segrete, il maggiordomo fidato, l&#8217;oscuro passato e il bisogno di diventare un giustiziere) e lo<strong> “007”</strong> <strong>James  Bond</strong> (l&#8217;automobile super-tecnologica e le altre trovate da spy-story, le donne bellissime quali comprimarie). Eppure Banjo è un <em>character</em> solo apparentemente solare, il padre è il creatore dei cyborg noti come <strong>Meganoidi </strong>ed è il<strong> </strong>responsabile della distruzione della propria famiglia, nonché delle colonie di Marte. Solo il nostro eroe, fuggito sulla Terra a bordo del Daitarn III, riesce a evitare di essere ucciso o trasformato a sua volta in un cyborg. Da qui il suo odio nei</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-5223" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/04/Gundam-0079-Kondo-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify">confronti dello sconsiderato genitore e il suo continuo ricordare gli orrori di cui è stato testimone. Banjo, divorato dal suo bisogno di vendetta nei confronti dei Meganoidi, non è un semplice bel ragazzo dalla mira infallibile e dallo smoking impeccabile quanto piuttosto un cupo &#8220;cacciatore di androidi&#8221;. Le sue vittorie spesso hanno un sapore amaro, chi sceglie volontariamente di trasformarsi in cyborg lo fa per disperazione, solitudine o comunque per un proprio disagio interiore e non per mera crudeltà. Banjo è fondamentalmente una persona sola, ostaggio di demoni dai quali non riesce in alcun modo a liberarsi. La stessa sconfitta finale dei suoi nemici genera in lui un acuto senso di colpa. Non a caso l&#8217;episodio conclusivo della serie è sia epico che melanconico, evitando quasivoglia tono trionfalista. Ad uno a uno, compiuta la loro missione, gli amici lo abbandonano lasciando la sua villa e l&#8217;eroe rimane da solo, con la sua tristezza e i suoi ricordi. Tomino, al di sotto di una patina giocosa e avventurosa, non manca di inserire in <em>Daitarn 3 </em>una sotto-trama drammatica. Lo stesso protagonista nasconde il suo vero “io”, avvelenato dal passato e dai dubbi, al di sotto di una superficiale maschera da “eroe vittorioso” che indossa per mostrarsi al mondo. Sia <em>Zanbot 3 </em>che<em> Daitarn 3</em> non riescono però ugualmente a infrangere le convenzioni riguardanti i serial a base di <em>mecha</em> giganti e, come <em>Vultus 5</em> e <em>Daltanious</em>, non sono concretamente innovativi. La vera rivoluzione del mondo dell&#8217;animazione made in Japan Tomino riesce a farla solo con <em>Gundam</em>, trasmesso per la prima volta in Giappone tra il 1979 e  il 1980, subito dopo giunto in Italia grazie a un passaggio sul canale televisivo <strong>Telemontecarlo</strong>. In seguito, a causa di problemi relativi a diritti non pagati,<em> Gundam</em> (e i vari sequel prodotti nel corso degli anni), vengono banditi dal territorio italiano. La serie classica viene ritrasmessa solo nel 2004, con un nuovo doppiaggio che è da preferirsi per accuratezza a quello degli anni &#8217;80, e solo ora film, serie televisive  OAV (Original Anime Video) e degli anni &#8217;80 – &#8217;90 relativi a <em>Gundam</em> iniziano a essere doppiati. Questo anime è considerato da decenni come uno spartiacque, niente fu come prima dopo la sua trasmissione: 1) offre allo spettatore uno scenario fantascientifico plausibile, con una tecnologia hi-tech ma al tempo stesso credibile; 2) una puntigliosa cronologia degli avvenimenti futuri che delineano uno spazio-tempo immaginario ben preciso; 3) la trama (come già si era visto in <em>Vultus 5</em> e in<em> Daltanious</em>) si dipana attraverso una complessa <em>continuity</em> narrativa simile a quella di un sceneggiato; 4) tutti i personaggi presenti, sia della <strong>Federazione Terrestre </strong>sia del ribelle <strong>Principato di Zeon</strong>, sono parimenti ben descritti. Guardando<em> Gundam</em> si ha la sensazione di assistere a una fiction televisiva corale, in cui uomini e donne fatti di carne e sangue combattono, muoiono, vivono e amano all&#8217;interno di un palcoscenico che seppur fittizio non ci appare affatto implausibile. Le vicende legate all&#8217;<strong>Universal Century</strong> di <em>Gundam</em>, la linea temporale all&#8217;interno della quale trovano posto sia gli avvenimenti narrati nella serie classica sia che le altre produzioni ad essa collegate, ci conducono per mano tra i meandri di un altro universo. Qui abbiamo a che fare con una realtà che ci fa pensare al tempo stesso sia al passato (l&#8217;ascesa dei regimi totalitari nazifascisti e la Seconda guerra mondiale), sia alle incognite legate al nostro prossimo futuro (sovrappopolazione, esaurimento delle risorse naturali, inquinamento) come pure al presente delle democrazie dei “paesi avanzati” (corruzione politica, dominio delle grandi industrie, crisi della famiglia). Gli stessi<em> mecha</em> che appaiono in <em>Gundam</em>, i <strong>Mobile Suit</strong> antropomorfi o i giganteschi<strong> Mobile Armo</strong>r, sono dei prodotti di fabbrica destinati a essere realizzati in serie. Lo <strong>Gundam RX-78-2 </strong>della seria classica è solo<strong> </strong>un prototipo, apparso durante la <strong>One Year War</strong> (<strong>Guerra di un Anno</strong>) combattuta tra la Federazione e Zeon, nato quale mero banco di prova per i <strong>RGM-79 GM,</strong> in seguito impiegati in modo massiccio dalla fanteria federale. Produzioni successive, nate per il mercato dell&#8217;home-video, arriveranno a mostrarci altri prototipi di Gundam costruiti durante tale conflitto, oltre che modelli successivi. L&#8217;era dell&#8217;artigianato, che faceva sì che ciascun<em> mecha</em> fosse il parto irripetibile del genio di un singolo scienziato, ha ora termine. Adesso entrambi gli schieramenti in campo possiedono macchine analoghe, i piloti sono dei soldati inquadrati in rigide gerarchie militari e non più dei “cani sciolti”, dei cavalieri solitari che combattono in nome della loro idea del bene. Lo stesso duello mortale, inteso come singolar tenzone tra due guerrieri appartenenti a fronti opposti, viene sostituito dalla battaglia campale tra eserciti di massa, ciascuno equipaggiato con i propri <em>mecha</em>. Lo stesso quadro “storico” immaginario, all&#8217;interno del quale si ritrovano le ragioni delle lotte tra fazioni, viene dipinto con chiarezza e incisività. Nell&#8217;Universal Century per ovviare alla sovrappopolazione e all&#8217;inquinamento viene costruito un arcipelago costituito da isole orbitali dove vengono trasferite, anche tramite l&#8217;emigrazione forzata, milioni di persone. <strong>Amuro Ray </strong>nasce sulla Terra, il padre <strong>Tem </strong>è un ingegnere progettista che lavora per la potente multinazionale <strong>Anaheim Electronics</strong>, un&#8217;industria che nella serie classica è legata a doppio filo con la Federazione, il legittimo governo mondiale, ma che in realtà, come si intuisce nei<em> sequel</em>, non guarda in faccia a nessuno e bada solo ai propri profitti. Dato che abitare sul nostro mondo è un privilegio concesso a pochi, Amuro fa parte di una ristretta élite costituita da ricchi industriali, burocrati e militari ma il nostro non è affatto una persona felice. Mentre la madre <strong>Kamaria</strong> ha scelto di rimanere sulla Terra il padre <strong>Tem </strong>si è trasferito nello spazio portandolo con lui, andando a vivere in un raggruppamento di colonie di recente costruzione noto come <strong>Side 7</strong>. Separato in giovane età dalla madre il nostro cresce anche senza una figura paterna, infatti a Tem importano più le sue ricerche che qualsiasi altra cosa e sin dall&#8217;inizio di <em>Gundam</em> si intuisce che Amuro non ha mai avuto una vera famiglia. Il ragazzo è un appassionato di elettronica, capace di passare ore e ore ad assemblare componenti per computer, un vero <em>nerd</em> prigioniero delle sue passioni. Solo la vicina<strong> Fraw Bow</strong>, un po&#8217; amica del cuore, un po&#8217; surrogato materno, si preoccupa che il giovane si cambi i vestiti e faccia pasti regolari. Allo scoppio della One Year War ritroviamo Tem arruolato nell&#8217;esercito, impegnato nella realizzazione dell&#8217;RX-78-2 Gundam nell&#8217;ambito del segretissimo <strong>Progetto V</strong>, e Amuro, ora un adolescente di 15 anni, praticamente abbandonato a sé stesso su Side 7. Il semplice caso farà di lui un membro dell&#8217;equipaggio dell&#8217;astronave federale <strong>White Base</strong> e il pilota del Gundam, mentre Tem, dato per disperso nello spazio dopo un attacco, perderà la ragione diventando l&#8217;ombra di stesso. L&#8217;ultima volta che Amuro lo vede l&#8217;uomo vive nei pressi di una discarica, qui in totale solitudine egli costruisce degli inutili componenti elettronici con dei rottami. Incapace di rendersi conto della realtà, il poveretto mostra di aver subito dei danni neurologici irreversibili a causa della carenza d&#8217;ossigeno. Ugualmente frustante per questo <em>nerd </em>divenuto un soldato è l&#8217;incontro con la madre, ritrovata in un campo profughi terrestre. Kamaria, scioccata dai cambiamenti avvenuti nel figlio, ormai capace di sparare e di uccidere senza alcuna esitazione, mostra una genuina ripugnanza nei riguardi della sua stessa prole. Il conflitto in corso dunque non fa altro che sottolineare una semplice verità, Amuro non ha dei veri affetti famigliari su cui possa far conto. D&#8217;altro canto la guerra in <em>Gundam</em>, come già Tomino aveva voluto mostrare in <em>Zambot 3</em>, non è una passeggiata o un torneo cavalleresco in versione hi-tech. Amuro, da adolescente introverso e chiuso in sé stesso, impara non solo a combattere ma anche a collaborare e a fidarsi degli altri, a conoscere i propri limiti e dunque a sopravvivere. Il nostro affronta la perdita degli amici, conosce l&#8217;amore e guarda in faccia la morte, nel suo corpo si risvegliano addirittura dei poteri paranormali, facendo di lui un <strong>Newtype</strong>, cioè un individuo dotato di poteri telepatici. Alla conclusione della One Yar War, dopo essere uscito indenne da alcuni dei più grandi bagni di sangue di questo conflitto, Amuro è sulla strada per diventare un adulto responsabile, capace di andare avanti nella vita con le proprie forze anche se al tempo stesso cinico e disilluso. A forgiarne il carattere hanno anche contribuito le continue lotte con <strong>Char Aznable</strong>, la <strong>Cometa Rossa</strong>, asso del Principato di Zeon; soldato abilissimo, personaggio dall&#8217;indubbio fascino e carisma, ma al tempo stesso doppiogiochista senza scrupoli, un individuo contraddittorio dall&#8217;oscuro passato. <em>Gundam </em>in buona sostanza fece scuola, diventando il primo esempio di “real robot”, contrapposto ai vecchi “super robot” del decennio passato. Ora seppur è vero che non sempre è difficile distinguere un sottogenere dall&#8217;altro, e che sia la serie classica che altri anime del franchising <em>Gundam</em> non sono immuni da contaminazioni “super”, la rivoluzione operata da Tomino a suo tempo fece scuola, diventando un punto di riferimento per tutti gli anni &#8217;80. Tra i primi a cogliere la palla al balzo troviamo<strong> Shoji Kawamori</strong> con il suo <em>Chōjikū yōsai Makurosu</em> (<em>Fortezza superdimensionale Macross</em>); un&#8217;inedita combinazione di space-opera, dramma sentimentale, <em>show-business</em> e robot trasformabili. Kawamori tiene ben a mente la lezione di<em> Gundam </em>ma solo per presentare sotto una luce di verosimiglianza anche le situazioni più assurde e fantastiche. Non per niente <em>Macross</em> parla di un&#8217;invasione di alieni giganti che si riproducono per clonazione! Questo anime, con le sue battaglie titaniche, con tanto di astronavi lunghe chilometri e interi mondi devastati, è un&#8217;autentica delizia per gli occhi, una sorta di versione animata condensata di tutte le visioni dei maestri dell&#8217;avventura spaziale del passato come<strong> Edmond Hamilton</strong>, <strong>Jack Williamson</strong>, <strong>Alfred Elton van Vogt</strong> e di tanti altri. Trasmesso per la prima volta in Giappone nel 1982 – &#8217;83 arrivò in Italia all&#8217;interno della serie-collage<em> Robotech</em>, per essere doppiata in maniera fedele all&#8217;edizione nipponica solo nel 2003. <em>Macross</em>, una volta raggiunto il successo, che come nel caso di <em>Gundam</em> non fu immediato ma si manifestò solo dopo più di un passaggio televisivo, generò negli anni <em>sequel </em>e <em>prequel</em>, guadagnandosi un posto nell&#8217;Olimpo dell&#8217;animazione del Sol Levante. Dal punto di vista della narrazione segnaliamo come <em>Macross</em> sia una serie corale, all&#8217;interno della quale c&#8217;è un gruppo di personaggi, umani e non, di cui il regista segue le vicissitudini. In <em>Macross </em>però non manca un personaggio dotato di indiscusso carisma, la cui interpretazione fece la fortuna della sua doppiatrice<strong> </strong>giapponese<strong> Mari Iijima</strong>, ovverosia la giovanissima <em>idol<strong> </strong></em>cinese <strong>Lynn Minmay</strong>, azzeccato <em>character</em> ideato da <strong>Haruiko Mikimoto</strong>. L&#8217;importanza di Minmay in<strong> Macross</strong> è tale che è la sua voce, usata alla stessa stregua di un&#8217;arma psicologica, a consentire la vittoria finale della Terra. Certo, altri personaggi, come l&#8217;abile soldatessa <strong>Misa Hayase</strong>, sono ben tratteggiati ma nessuno giganteggia come la fortunata Minmay, <em>star</em> della canzone e salvatrice del nostro mondo. Lo stesso <strong>Hikaru Hichijō</strong>, che teoricamente dovrebbe essere l&#8217;eroe di questo anime, fa una ben misera figura dinnanzi a tutte e due le ragazze dei suoi sogni. Anzi, ci pare di poter affermare che per la prima volta i maschietti devono chinare il capo dinnanzi alle femminucce, ora promosse da comparse ad attrici di ruolo con delle vere battute-chiave da pronunciare. Lo stesso <em>show-business</em>, incarnato da Minmay, ha la meglio sulla forza delle armi. Durante la battaglia finale di <em>Macross</em> Hikaru si fa abbattere subito, senza che questo alteri il destino di entrambi gli schieramenti, mentre è la voce della giovane cinese a fare la differenza. L&#8217;unica cosa buona che il nostro eroe riesce a portare a termine è il salvataggio della povera Misa, rimasta prigioniera a Terra in una struttura militare sul punto di esplodere. Siamo dunque ben lontani dalle imprese sia dei supereroi “nagaiani”. Senza contare che Hikaru, da eterno indeciso quale è, non solo sembra incapace di scegliere quale delle due ragazze amare, ma anche di ragionare autonomamente con la propria testa. La storia di <em>Macross</em> inizia con la caduta sulla Terra di un immenso vascello extraterrestre, una vera miniera di tecnologie avanzatissime. L&#8217;astronave viene ricostruita e ribattezzata <strong>SDF-1 Macross</strong>, grazie ai segreti carpiti da questo relitto vengono costruiti dei caccia trasformabili chiamati <strong>Valkyrie</strong>. Hikaru solo per caso, era stato invitato da un amico, si ritrova nelle vicinanze dell&#8217;astronave quando quest&#8217;ultima subisce un primo attacco da parte dei giganti <strong>Zentradi</strong>. La sua prima esperienza di pilotaggio con un Valkyrie, capace di trasformarsi in un robot antropomorfo, è anch&#8217;essa il prodotto di una mera coincidenza e viene in seguito rapidamente accantonata dal nostro. Costui vorrebbe ritornare a fare il mestiere che faceva prima della guerra, cioè il pilota da circo, ma non può dato che si ritrova, assieme a migliaia di altri sventurati profughi, imprigionato all&#8217;interno della fortezza Macross. Quest&#8217;ultima, a causa di una manovra errata, è giunta agli estremi confini del Sistema Solare e ora è costretta a un lungo viaggio per tornare a casa, sempre tallonata da un nemico implacabile. Durante questa difficile odissea Hikaru non saprebbe che pesci pigliare, lui rimarrebbe tranquillamente a piangersi addosso per tutto il tempo se non fosse per Minmay che lo spinge ad arruolarsi. In seguito il nostro pare abbracciare senza se e senza ma la causa dell&#8217;esercito, diventando un soldato perfetto; una situazione ideale per chi non sa che uso fare del proprio cervello e ha bisogno che qualcun altro lo faccia per lui. <em>Macross</em> riflette anche un cambiamento nei rapporti tra i sessi nella società nipponica; si noti come Misa abbia un grado superiore a Hikaru, che prende direttamente gli ordini da lei. Il rapporto di lavoro tra i due genera non di rado battibecchi e buffe gang, ma forse tutto questo non serve altro che a sottolineare l&#8217;inettitudine del povero pilota di caccia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/16/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA DEI PROTAGONISTI DEGLI ANIME ROBOTICI &#8211; Cap 1</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/15/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-1/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/15/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-1/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5216</guid>
		<description><![CDATA[A cura di Claudio Cordella Capitolo 1: Dagli esordi degli anni &#8217;70 ai primi anni &#8217;80 Com&#8217;è noto la storia dei moderni anime robot inizia negli anni &#8217;70 con Gō Nagai. Non che prima di allora non si fossero mai visti, nei cartoni animati e nei fumetti giapponesi, dei robot giganti ma i &#8220;robottoni&#8221; nagaiani ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify">A cura di Claudio Cordella</h2>
<h1 style="text-align: justify"><strong>Capitolo 1: Dagli esordi degli anni &#8217;70 ai primi anni &#8217;80</strong></h1>
<p align="JUSTIFY">Com&#8217;è noto la storia dei moderni anime robot inizia negli anni &#8217;70 con <strong>Gō Nagai</strong>.<strong> </strong>Non che prima di allora non si fossero mai visti, nei cartoni animati e nei fumetti giapponesi, dei robot giganti ma i &#8220;robottoni&#8221; nagaiani sono assai diversi da tutti i loro predecessori. Il nostro ha una geniale intuizione che risulta essere epocale: immaginare che i piloti di enormi giganti meccanici non comandino più a distanza le loro macchine con dei telecomandi, così com&#8217;era avvenuto in passato, ma che invece possano salirvi direttamente a bordo. Certo, da questo punto di vista, i robot di Gō Nagai non sembrano esseri degli organismi cibernetici dotati di consapevolezza. Insomma, a differenza delle creature presenti nelle opere di scrittori di sci-fi come<strong> Isaac Asimov</strong>, <strong>Philip K. Dick</strong> e <strong>Stanislaw Lem</strong>, essi non sono in grado di fare alcunché senza l&#8217;aiuto di una controparte umana; è solo quest&#8217;ultima che conduce il robot in battaglia e si assicura, grazie alla propria forza, coraggio e tenacia, la vittoria finale. Non a caso la cabina di pilotaggio di questi titani è tradizionalmente collocata nella loro testa, un emisfero vuoto destinato ad ospitare l&#8217;eroico umano che sopperirà, con la sua mente e la sua volontà, le deficienze del suo partner robotico. Il successo di questo genere di storie, incentrate su epiche lotte contro mostruosi invasori, alieni e non, desiderosi di impossessarsi dell&#8217;intera Terra ma ossessionati dalla conquista dell&#8217;arcipelago nipponico, fu immenso. Da noi l&#8217;autentica apertura a questi robot antropomorfi, a volte chiamati <em>mecha</em>, avvenne con l&#8217;importazione degli anime robotici di Gō Nagai a partire dagli anni &#8217;70.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-5219" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/robott.jpeg" alt="" width="272" height="185" /></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Stiamo naturalmente parlando di quei cartoni animati trasmessi in Italia come <em>Ufo Robot Goldrake, Mazinga Z</em>, <em>Grande Mazinga, Space Robot </em>e <em>Jeeg Robot</em>. I giganti nipponici dell&#8217;epoca sono dei veri “super robot”, dotati di immensi poteri e di capacità distruttive inimmaginabili, non per niente essi riescono da soli a tenere in scacco interi eserciti e a ergersi quale unico baluardo dell&#8217;intero pianeta. Mostri simili non possono essere affidati a chiunque ma a esseri umani parimenti eccezionali, degli eroi se non addirittura dei supereroi. Persone del genere, dotate di un coraggio e di una tenacia fuori dal comune, non solo non possono permettersi di avere alcuna debolezza ma nemmeno di avere una vita privata degna di questo nome che possa  interferire con la missione a cui essi sono votati. Certo, qui stiamo semplificando e generalizzando, questi samurai tecnologici made in Japan, anche nelle loro incarnazioni più spaccone, non raggiungono mai quel livello di vuotezza e arroganza tipico dei <em>pop-corn movie</em> di matrice hollywoodiana. Si tratta di differenze causate da un diverso tipo di immaginario, le cui radici affondano in miti, tradizioni e simboli locali legati a due tipi di background culturale assai diversi tra loro. Il cinema americano di genere predilige l&#8217;eroe vincente, invincibile e capace di qualsiasi impresa, privo di qualsiasi dubbio e in grado di assicurarsi, prima dei titoli di coda, l&#8217;indiscussa vittoria sui propri nemici assieme all&#8217;incondizionato amore della bella di turno. Al contrario, il protagonista – tipo dei primi anime robotici è solo marginalmente assimilabile a questa concezione dell&#8217;eroismo. Prima di tutto i piloti creati da Gō Nagai ci appaiono come dei moderni samurai, influenzati come sono dall&#8217;etica tradizionale di questi antichi guerrieri; orgoglio, onore e sacrificio rimangono i valori fondamentali di riferimento. La virtù dell&#8217;auto-sacrificio, cioè la disponibilità a sacrificare sé stessi per il bene degli altri, assieme alla capacità di rinunciare a qualcosa per esser in grado di trionfare, sono dei tratti basilari nella caratterizzazione psicologica di questo tipo di personaggi. Mentre i più stereotipati eroi a “stelle e strisce”, presenti un tempo nei film di serie-B e oggi in produzioni dai budget stratosferici, sono dei trionfatori a tutto campo, qui invece abbiamo dei<em> characters </em>che in genere paiono avere ben poco di che rallegrarsi. Certo, anche a loro, giunto l&#8217;inevitabile momento dell&#8217;ultimo episodio, ottengono la tanto agognata vittoria, ma il cammino che gli ha portati a un simile risultato è stato lungo, pieno di amarezze e costellate da lutti. <strong>Duke Fleed</strong>, il protagonista di <em>UFO Robot Grendizer </em>(<em>Atlas UFO Robot</em> o <em>Ufo Robot Goldrake</em>) del &#8217;75 &#8211; &#8217;77, l&#8217;alieno proveniente dal pianeta <strong>Fleed</strong> che i telespettatori italiani hanno imparato a conoscere con il nome di <strong>Actarus</strong>, proviene da un mondo devastato in seguito a un&#8217;invasione. Sotto la copertura di un&#8217;identità fittizia, quella di <strong>Daisuke Umon</strong>, figlio dello scienziato <strong>Genzo</strong> (<strong>dottor Procton</strong> nel doppiaggio nostrano), costui intraprende una nuova, pacifica vita, presso una fattoria. Senza alcun dubbio <strong>Duke Fleed/Actarus </strong>preferisce i lavori agresti ai combattimenti e odia la guerra. Solo perché costretto,  abbandona l&#8217;aratro per la spada e si impegna in una serie di scontri durissimi contro gli invasori extraterrestri di <strong>Vega</strong>, già responsabili in passato della distruzione della sua terra natia. In tal modo l&#8217;animo del nostro è perennemente tormentato, scisso da un impulso contraddittorio che lo spinge a difendere il Giappone, sua patria d&#8217;adozione in quanto esule, e la sua indole gentile e pacifica. Solo il tacere delle armi e il ritorno della pace potranno riportagli un po&#8217; di serenità. Un animo ancor più fosco è quello di <strong>Tetsuya Tsurugi</strong>, il pilota del possente <strong>Grande Mazinga</strong> che fa la sua comparsa nell&#8217;anime <em>Gureto Majinga</em> (<em>Grande Mazinga</em>) del &#8217;74 &#8211; &#8217;75. Se Actarus è un nobile, una sorta di “cavaliere dello spazio”, Tetsuya è un orfano che è stato adottato con l&#8217;unico scopo di poter diventare un giorno un guerriero imbattibile. La sua psicologia è maniacale, ossessionato com&#8217;è dal pensiero del combattere e di vincere, arrivando a disprezzare in quanto dilettanti i piloti degli altri robot. Senza contare che il suo rapporto con la bella compagna di squadra <strong>Jun Hondo</strong>, a cui è stata l&#8217;affidata l&#8217;unità robotica dall&#8217;aspetto femmineo <strong>Venus A</strong>, non è certo dei più semplici. Abituato più a menare le mani che alle relazioni interpersonali, Tetsuya ha non pochi problemi a dichiarare il suo amore alla giovane, la quale dal canto suo non conduce di certo un esistenza idilliaca. Jun, in quanto afro-nipponica,  è vittima del razzismo e dell&#8217;emarginazione. Da questi pochi esempi, si può ben capire come l&#8217;eroe “nagaiano” non rappresenti affatto un tipo di umanità allegra e solare. I suoi robot fanno scuola, gli imitatori sono legioni, vengono prodotte serie su serie incentrate sulle lotte di sempre nuovi titani di metallo, destinati a diventare giocattoli per bambini, e i loro brutali nemici. Qualcosa però inizia inesorabilmente a cambiare tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;80; un decennio che si annuncia rivoluzionario sin dai suoi esordi. Il regista <strong>Tadao Nagahama</strong> (1936-1980) è senz&#8217;altro uno degli artefici dei primi significativi cambiamenti all&#8217;interno di questo sottogenere. Certo, gli anime da lui diretti propongono ancora, com&#8217;era nella tradizione del tempo, i ripetuti combattimenti tra robot e alieni, ritualizzati e sempre uguali tra loro, con tanto di immancabile “super-arma finale” usata per il colpo di grazia, eppure qui c&#8217;è un altro elemento narrativo che inizia a emergere: quello della soap-opera. Tre anime robot diretti da Nahahama, noti al pubblico nostrano come <em>Combattler V</em>, <em>Vultus V</em> e <em>General Daimos</em>, sono considerati come parte di un&#8217;ideale <strong>&#8220;Trilogia robotica romantica</strong>&#8220;. Se è vero che con Nagahama i “robottoni” non cambiano, invece i loro piloti umani subiscono una drastica trasformazione, con questo regista le vicende private di questi combattenti assumono un&#8217;importanza primaria.<em> </em>Ad esempio<em> Chōdenji Machine Borutesu Voltes V</em>, conosciuto in Italia come <em>Vultus V,</em> non solo strizza l&#8217;occhio più volte agli avvenimenti della <strong>Rivoluzione francese</strong>, non a caso Nagahama ha diretto anche degli episodi di <em>Lady Oscar</em>, ma è un “drammone” all&#8217;ennesima potenza con tanto di fratelli e fratellastri, tragiche morti, amori impossibili e un destino avverso sempre pronto a colpire. Gli stessi invasori alieni, lungi da essere delle mere creature, hanno una propria personalità individuale ben definita, sono capaci di odiare ma anche di amare, di tradire ma al tempo stesso di sapere che cosa sia l&#8217;onore. La figura del principe <strong>Heinel </strong>(<strong>Sirius </strong>nella versione italiana), giovane aristocratico extraterrestre desideroso di mettersi in luce agli occhi del proprio sovrano, è ben caratterizzata così come quella dei piloti del robot componibile <strong>Vultus V</strong>. Tre dei cinque piloti di Vultus V sono in realtà dei mezzosangue alieni, dato che il loro padre <strong>Kentarus</strong> era uno scienziato del pianeta <strong>Boazan </strong>caduto in disgrazia. Anzi, si scopre persino l&#8217;esistenza di un legame di sangue che unisce costoro a Heinel/Sirius. Lo stesso schema alieni-cattivi contro terrestri-buoni viene infranto da Nagahama; i veri malvagi sono gli aristocratici di Boazan, schiavisti e corrotti, che discriminano e sfruttano la maggioranza della popolazione del proprio mondo, vittima piuttosto che complice delle loro malefatte. La vittoria finale arride ai nostri proprio perché essi riescono ad allearsi con le forze ribelli anti-aristocratiche. Lo stesso Vultus V non è altro che il frutto delle ricerche del nobile alieno anti-schiavista Kentarus, ostile ai privilegi della sua casta d&#8217;origine, fuggito sulla Terra dopo diverse vicissitudini e ben deciso a combattere la tirannia. I nostri lottano per la libertà e la democrazia di tutti i popoli, non mirando al mero annientamento del nemico aggressore. Un&#8217;ulteriore nota tragica al conflitto viene data da Nagahama nell&#8217;ultimo episodio della serie: Heinel/Sirius è anch&#8217;egli figlio di Kentarus, nato da una precedente relazione dell&#8217;uomo prima del suo arresto. La lotta tra la squadra di Voltus V e l&#8217;esercito di Boazan assume dunque uno spiccato carattere fratricida, con annesso messaggio pacifista implicito: tutte le guerre sono conflitti tra fratelli. Un mix analogo viene riproposto da questo regista nel 1979 con <em>Mirai Robo Darutaniasu</em> (<em>Daltanious – Il robot del futuro</em>), trasmesso per la prima volta in Italia nel 1981, dove ritroviamo reami stellari, lotte disperate, separazioni e ricongiungimenti inaspettati. <em>Daltanious </em>si distingue dai suoi predecessori anche per la caratterizzazione del protagonista, <strong>Kento</strong>, originale e ben studiata. Alcuni tratti della sua biografia, riguardanti la sua origine extraterrestre e il suo essere un discendente del casato imperiale di<strong> Helios</strong>, lo accomunano ai <em>characters </em>già visti <em>Voltus V</em> e in <em>Goldrake</em>, ma egli si distacca dai suoi predecessori grazie alla natura quasi contraddittoria della sua psicologia. Il Giappone devastato dall&#8217;armata<strong> Akron</strong>, un&#8217;alleanza tra diverse specie aliene, ricorda nelle intenzioni di Nahagama le condizioni del suo paese nel &#8217;45, dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Ecco allora che Kento ci viene descritto come un ragazzo di strada, costretto a vivere di espedienti assieme all&#8217;amico <strong>Danji</strong> e ad altri ragazzi che come loro si ritrovano a non avere più nessuno al mondo. La sua vita è fatta di ruberie, in particolare ai danni di chi organizza il mercato nero delle derrate alimentari, fame, freddo, percosse e privazioni di ogni tipo caratterizzano le sue giornate. Kento è orfano, del padre si son perse le tracce da anni, solo in seguito si scoprirà che egli è ancora vivo e che è il figlio del deposto imperatore di Helios, mentre la madre e la sorella hanno perso la vita durante i bombardamenti degli Akron. Inevitabilmente il nostro si ritrova costretto a combattere per sopravvivere in una realtà spietata. Nonostante un destino così crudele Kento non mostra affatto una personalità ombrosa o triste. Pur se ben deciso a vendicarsi di chi lo ha privato dei suoi affetti, trasformando in tal modo la lotta per la libertà della Terra in una sorta di guerra privata, il nostro è ben deciso a godersi i pochi attimi di serenità e allegria con gli amici. Diventato per caso, assieme a Danji, il pilota del potente robot Daltanius, egli da il via alla sua lotta ma egli sembra ugualmente poco propenso a sottomettersi qualsiasi regola o disciplina. A differenza di tutti i suoi precedessori, escluso l&#8217;Actarus di <em>Goldrake</em> che amava la vita agreste, Kento non pare intenzionato a vivere nell&#8217;ipertecnologica base spaziale del <strong>Dottor Earl</strong>. Quando gli Akron distrussero la sua patria Earl fuggì sulla Terra portando con sé il piccolo principe<strong> Harlin</strong>, ovverosia il padre di Kento. L&#8217;arrivo di questi profughi interstellari coincide con i combattimenti della Seconda guerra mondiale e i due si perdono di vista, quando dopo molti anni Earl incontra Kento alla fine egli riconosce in quel giovane cencioso il figlio del suo protetto. Le idee di Earl sono assai chiare al riguardo: Kento dovrà sconfiggere gli Akron, sposare un&#8217;aristocratica di alto rango e rifondare il perduto impero di Helios. Peccato che al giovane non interessino né gli imperi galattici, né il potere. Egli infatti sceglie di continuare a vivere, assieme a Danji e a tutti gli altri suoi compagni di scorribande, all&#8217;interno di un vecchio autobus scassato; lontano da quelle norme del rigido cerimoniale di corte a cui Earl vorrebbe abituarlo. Ecco allora che in<em> Daltanious </em>la tragedia si alterna sapientemente alla commedia, il riso al pianto, mentre Kento, nonostante gli eventi di portata cosmica in cui si trova catapultato, le sconfitte e le vittorie, vuole solo una cosa: esser libero di essere sé stesso. Non si deve però pensare che Nagahama sia l&#8217;unico innovatore del genere robotico apparso in questo lasso di tempo, si pensi solo alla sfortunata serie <span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Uchū Senshi Barudiosu</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> (</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Baldios &#8211; Il guerriero dello spazio</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">) di </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Akiyoshi Sakai</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">. </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Baldios</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, trasmesso per la prima volta in Giappone tra il 1980 e l&#8217;81. Penalizzato dagli ascolti, che ne decretarono la cancellazione anticipata,</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em> Baldios</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> ebbe un degno finale solo in una versione cinematografica. Il pilota protagonista, </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Marin Reigan</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, viene anche qui spinto alla lotta da motivazioni di carattere personale, il padre infatti gli viene ucciso davanti agli occhi dai militari che prendono il potere nel mondo di </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>S-1</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">. Eppure questa volta la guerra non porta con sé alcuna vittoria. In </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Daltanious</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> alla fine dell&#8217;anime </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">ci </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">viene svelato il lato oscuro dell&#8217;impero di Helios, solo all&#8217;apparenza civile e illuminato, in realtà capace di creare dei cloni, qui chiamati </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>biodroidi</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, come banche degli organi viventi. Sia il </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Supremo </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Kloppen</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, comandante delle forze d&#8217;invasione della Terra, sia il</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong> Mega-Imperatore Ormen</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, sovrano di </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Zaar</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> e di tutti gli Akron, non sono altro che cloni; il primo, nonostante le sue errate convinzioni in proposito, di Harlin mentre il secondo del nonno paterno di Kento. Ebbene, in </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Baldios</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> accade anche di peggio. Pure in questo caso abbiamo un nemico la cui la natura è stata mal compresa sin dall&#8217;inizio, gli abitanti di S-1 non sono degli extraterrestri ma giungono da un lontano futuro di desolazione e morte. Essi, alla ricerca di un mondo da conquistare e colonizzare, dopo un balzo spazio-temporale sono giunti per errore non nelle vicinanze di un&#8217;altra stella ma nel loro stesso passato. Invasori e invasi si ritrovano imprigionati in un paradosso</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">temporale che non lascia scampo. La guerra tra i terrestri e gli abitanti di S-1 non farà altro che inquinare con le radiazioni la terra, l&#8217;acqua e l&#8217;aria generando quella landa desolata che a sua volta porterà all&#8217;emigrazione temporale e al successivo conflitto. In tal caso il pilota del </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Baldios</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, Marin, non riesce purtroppo a fare la differenza e a rompere questa spirale d&#8217;incubo; l&#8217;unica cosa che egli può fare è cambiare il rapporto che ha nei confronti della bella </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Aphrodia</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">. Il giovane odia la donna perché è una fedele seguace del dittatore </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Theo Gattler</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">, il capo supremo del regime dittatoriale di S-1, responsabile della morte del padre, mentre a sua volta Aphrodia ha dei seri motivi di risentimento nei confronti di Marin, essendo quest&#8217;ultimo l&#8217;assassino del fratello. Solo il reciproco perdono e l&#8217;amore potrà sanare le ferite dell&#8217;animo di entrambi, aiutandoli ad affrontare l&#8217;inevitabile tetro futuro che gli attende. In </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Baldios</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> non c&#8217;è </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>happy end </em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">e l&#8217;apocalisse non è in alcun modo evitabile. Si tenga però ben presente come la portata rivoluzionaria delle produzioni di cui abbiamo parlato sinora, tutte apparse a cavaliere degli anni &#8217;70 – &#8217;80, non debba esser esagerata. Non si deve dimenticare di come sceneggiatori e registi avessero </span></span>le mani legate, dovendo accettare in un modo o nell&#8217;altro le convenzioni narrative del sottogenere “super robot”, imposte loro dai produttori. Sino a che i <span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>mecha</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> presenti nelle serie televisive sarebbero stati dei “robottoni” dagli inverosimili poteri, impegnati in duelli cavallereschi con il nemico di turno, un vero cambiamento sarebbe stato impossibile. Per avere un&#8217;autentica svolta si sarebbe dovuto attendere </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><strong>Yoshiyuki Tomino</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> e il suo </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Kidō Senshi Gandam</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"> (</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small"><em>Mobile Suit Gundam</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: small">).</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/15/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SYMPOSIUM &#8211; Lungo la strada</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/symposium-lungo-la-strada/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/symposium-lungo-la-strada/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 07:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Cordella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONI]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[lupi mannari]]></category>
		<category><![CDATA[sci fi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5416</guid>
		<description><![CDATA[I Bardi oltre la soglia presentano SYMPOSIUM &#8211; Lungo la strada Antologia illustrata in pubblicazione per Aprile 2012, GDS edizioni, a cura di Alexia Bianchini con prefazione di Paola Boni. L’antologia comprende 10 racconti di genere fantastico. Il ricavato degli autori del progetto Symposium andrà all&#8217;associazione “Liberi Tutti!” (http://www.associazioneliberitutti.it/ ) Autori: ALEXIA BIANCHINI, SAMANTHA BALDIN, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>I Bardi oltre la soglia presentano</strong></h2>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>SYMPOSIUM &#8211; Lungo la strada</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
<p><img class="alignright size-full wp-image-5418" title="symposiumweb" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/symposiumweb.jpg" alt="" width="200" height="292" /></p>
<p style="text-align: justify;">Antologia illustrata in pubblicazione per Aprile 2012, GDS edizioni, a cura di Alexia Bianchini con prefazione di Paola Boni. L’antologia comprende 10 racconti di genere fantastico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il ricavato degli autori del progetto Symposium andrà all&#8217;associazione “Liberi Tutti!”</p>
<p style="text-align: justify;">(<a href="http://www.associazioneliberitutti.it/">http://www.associazioneliberitutti.it/</a> )</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Autori: ALEXIA BIANCHINI, SAMANTHA BALDIN, NICOLA D’ONOFRIO, CLAUDIO CORDELLA, ANNA GRIECO, GAETANA FIORELLA, STEFANO SACCHINI, MAURIZIO LANDINI, SERENA MYRIAM BARBACETTO e SABRINA RIZZO</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Illustratori: MAX RAMBALDI (copertina), LUCIA ALOCCHI, SIMONE MESSERI, TERESA GUIDO, SARA CUCCU, JESSICA PRIMANI, FRANCESCO SIMONE e SAVERIA VALENTINA MASCHIO, che ha creato anche i book-trailer.</p>
<p><a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5421 alignleft" title="s3" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s3-300x89.jpg" alt="" width="300" height="89" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Bianchini, la curatrice: “Il progetto “Symposium” è nato con l’intento di raccogliere racconti di genere e sottogenere fantastico, in modo da offrire al lettore una carrellata di stili e storie diversi fra loro, pur appartenendo tutti quanti al mondo dell’immaginario. La mitologia classica, le stranezze del weird, i paradossi dei viaggi temporali, le creature dei racconti horror come i lupi mannari, vampiri e demoni, senza dimenticare Intelligenze Artificiali e post-umani, nessuno di loro è stato tralasciato,<a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5419" title="s2" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s2-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a> cercando di offrire un panorama il più possibile completo dei regni della fantasia. Tutti i partecipanti, auto-nominatisi Bardi oltre la Soglia, sono stati coinvolti in un lavoro letterario di gruppo, analogo a quello dei circoli letterari tradizionali, protrattosi per più di un anno. Istituito un gruppo segreto su Facebook, utilizzando questo social network come uno strumento di lavoro e cooperazione, sono stati dati i termini e le condizioni per partecipare. Oltre alla lunghezza del testo, abbiamo fatto in modo che nessun racconto si accavallasse, cioè senza ripetizioni di temi-chiave o di qualsiasi altro elemento importante nella narrazione, imponendo al tempo stesso un identico incipit per tutti: Lungo la strada…</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5422" title="s1" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/s1-300x113.jpg" alt="" width="300" height="113" /></a>Ogni volta che una novella era pronta, veniva postata nel gruppo per avere il riscontro da parte di tutti i partecipanti, scrittori e disegnatori compresi. È stata data la possibilità di inviare anche due racconti, in modo che il gruppo avesse la possibilità di scegliere il migliore. Il lavoro è stato svolto in maniera accurata e democratica. Lo scopo di questa antologia non è stato solo quello di riunire amici scrittori e disegnatori, ma anche di poter offrire al lettore una visione ampia della letteratura fantastica, creando scenari e intrecci diversi tra loro in grado di sorprenderlo. Purtroppo negli ultimi anni c&#8217;è stata una generale tendenza a ghettizzare certi generi, mettendone al contrario in risalto alcuni. In tal modo molti potenziali lettori non si avvicinano a tutta una serie di opere, a causa dell&#8217;errata convinzione che esse non siano di loro interesse. Quest&#8217;antologia nasce anche con l&#8217;obiettivo di combattere simili pregiudizi e far conoscere temi, generi e modi di raccontare che a nostro avviso possiedono ancor oggi la capacità di affascinare il lettore.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il gruppo aperto sul social network Facebook dedicato a questo progetto lo trovate qui:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.facebook.com/groups/381847558510263/">https://www.facebook.com/groups/381847558510263/</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I book-trailer di S. V. Maschio sono visibili su Youtube:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=XyFr12MtI2Q">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=XyFr12MtI2Q</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=pVYeL06Tybs">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=pVYeL06Tybs</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=S9Tp3ULCGVA">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=S9Tp3ULCGVA</a></p>
<p align="center">
<p align="center">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/symposium-lungo-la-strada/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VAMPIRI, edito da ST-BOOKS</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/vampiri-edito-da-st-books/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/vampiri-edito-da-st-books/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 07:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Cordella</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5409</guid>
		<description><![CDATA[Recensione dell&#8217;antologia VAMPIRI di autori vari edito da ST-BOOKS a cura di Fiorella Rigoni Elenco degli autori: Andrea Santucci: ADZÈ Lilly Aylmer: IL CASTELLO Polissena Cerolini: IL RAGIONEVOLE DUBBIO Anna Tasinato: STORIA DI VALDDO, IL VAMPIRELLO SFIGATO Laura Poletti: UN GIRO IN CORSIA Francesca Angelinelli: IL BOCCIOLO OSCURO Tanja Sartori: IL MASTICATORE Fabio Roversi: SOLO ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>Recensione dell&#8217;antologia VAMPIRI di autori vari edito da ST-BOOKS</strong></h2>
<p><em>a cura di Fiorella Rigoni</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elenco degli autori:<a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/vamp.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5411" title="vamp" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/vamp-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Santucci: ADZÈ</p>
<p style="text-align: justify;">Lilly Aylmer: IL CASTELLO</p>
<p style="text-align: justify;">Polissena Cerolini: IL RAGIONEVOLE DUBBIO</p>
<p style="text-align: justify;">Anna Tasinato: STORIA DI VALDDO, IL VAMPIRELLO SFIGATO</p>
<p style="text-align: justify;">Laura Poletti: UN GIRO IN CORSIA</p>
<p style="text-align: justify;">Francesca Angelinelli: IL BOCCIOLO OSCURO</p>
<p style="text-align: justify;">Tanja Sartori: IL MASTICATORE</p>
<p style="text-align: justify;">Fabio Roversi: SOLO SANGUE</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Migliori: SUBLIMAZIONE</p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong><br />
Vampiri</strong> nasce da un concorso bandito dal sito Scrittevolmente  qualche tempo fa, si tratta di una raccolta di 10 storie sui vampiri. Il primo di una lunga serie di un blog seguitissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni dei racconti sono ottimi, altri un po’ meno, ma comunque buoni. Tutte storie diverse tra loro, per ambientazione e personaggi e, soprattutto, non tutte fanno paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stili degli autori sono differenti, appunto per questo, la raccolta risulta ben strutturata.</p>
<p style="text-align: justify;">La varietà di tipi di vampiri proposti è interessante. Si passa dal classico vampiro stile anni ‘60, impomatato e con il lungo mantello nero allacciato al collo, al gatto vampiro, demone generato dalla vendetta e non da un altro suo simile. Ci sono vampiri che raccontano la propria storia e vampiri <em>sfigati </em>che invece subiscono, ovvio che poi si vendichino dei torti subiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, passando tra il vecchio cliché ormai troppo sfruttato del vampiro bello e dannato, che rapisce la donzella della sua vita per renderla la sua compagna, e il vampiro schiavo del sangue che uccide per nutrirsi, il libro si snoda tra mondi fantastici e racconti scaturiti da antiche leggende regalandoci ottimi spaccati della narrativa esordiente italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le storie proposte sono ben strutturate, i personaggi credibili e le ambientazioni ben fatte.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura risulta piacevole, scorrevole, a tratti entusiasmante.  Un buon libro per passare qualche ora in compagnia delle creature notturne più amate dal pubblico italiano e non.</p>
<p style="text-align: justify;">Un plauso a chi ha saputo mettere insieme un così vasto repertorio di racconti sui signori della notte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/13/vampiri-edito-da-st-books/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BORDERLANDS: IL CADUTO</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/borderlands-il-caduto/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/borderlands-il-caduto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Cordella</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5392</guid>
		<description><![CDATA[Disponibile in anteprima al Salone Del Libro di Torino, il romanzo che si rifà alla profonda storia narrata dal videogioco omonimo. Il libro conferma la tendenza dei grandi Publisher di ampliare gli universi videoludici ad altri medium, più tradizionali, avvalendosi di autori sempre più ricercati come l’eccellente John Shirley! BORDERLANDS: IL CADUTO Di John Shirley ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Disponibile in anteprima al Salone Del Libro di Torino, il romanzo che si rifà alla profonda storia narrata dal videogioco omonimo.</p>
<p>Il libro conferma la tendenza dei grandi Publisher di am<img class="size-full wp-image-5400 alignright" title="bb2" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/05/bb2.jpg" alt="" width="202" height="270" />pliare gli universi videoludici ad altri medium, più tradizionali, avvalendosi di autori sempre più ricercati come l’eccellente John Shirley!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BORDERLANDS: IL CADUTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di John Shirley</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Diablo incontra Halo? in questo romanzo originale ispirato alla rivoluzionaria serie videoludica. Borderlands: &#8220;Il Caduto&#8221; è una lettura intensa ed appassionante di un autore le cui storie provocano brividi al pari dei migliori film Horror&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">The New York Times Book Review</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti ha superato le 50 mila copie, in Italia i fan della saga lo aspettano da tempo.La storia del primo romanzo della trilogia di Shirley, che proseguirà nel 2013, ruota intorno al rapporto tra gli umani e la tecnologia di una razza aliena ormai estinta sul pericoloso e desolato pianeta di Pandora.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tie-in ben riuscito, grazie all’esperienza trentennale di Shirley romanzo di fantascienza, un po&#8217; &#8220;splatter&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;">300 pagine intense in cui il protagonista Roland, un soldato, ex -mercenario in missione su Pandora, dovrà sopravvivere a creature aliene mostruose ed a condizioni di vita estreme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ASPETTANDO BORDERLANDS 2</strong> &#8211; IL videogioco in uscita il 21 settembre!</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie all’uscita di Borderlands 2, la saga videoludica continua. Dopo l’incredibile successo del primo episodio, è in dirittura d’arrivo il secondo capitolo della serie, i cui filmati esclusivi saranno presentati all’interno dello stand di Multiplayer.it Edizioni. Inoltre, tutti coloro che acquisteranno il romanzo online sul sito Multiplayer.com, avranno la possibilità di pre-ordinare il videogioco con uno sconto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome è Roland. Soldato, ex-mercenario, per sbarcare il lunario è in missione a tempo pieno sul pianeta più pericoloso della galassia. È all’altezza del suo compito? È ben armato, spietato, ed è più duro della pelle di uno skag &#8211; per di più è bardato con alcune delle armi più stravaganti di questa parte del Vault, per non parlare del fatto che ha pugni possenti come blocchi d’acciaio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SINOSSI:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hanno fatto bene Zac Finn, sua moglie e il loro giovane figlio a entrare nelle grazie di Roland, perché una sosta in orbita si è trasformata in una terrificante caduta verso il paesaggio senza scampo di Borderlands, dove Zac spera di trovare un nuovo bizzarro tesoro alieno per invertire la caduta vertiginosa della sua vita, mentre sua moglie Marla e suo figlio Cal vogliono soltanto sopravvivere e ritrovarsi, dal momento che la catastrofe ha messo tra loro centinaia di chilometri. Non hanno molte possibilità… e Roland è tutto quello che li separa dagli Psychos &#8211; dei pazzi criminali &#8211; e dagli altri banditi assassini, per non parlare poi dei grotteschi primitivi, dei calamari giganti wyrm, dei folli ratti sotterranei, degli skag voraci e dei mercenari spietati…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE SULL’AUTORE:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eclettico e autorevole John Shirley è noto per il suo contributo alla fantascienza cyberpunk, così come per la suspense (come nei romanzi <em>Spider Moon</em> e <em>The Brigade</em>), per le storie e i romanzi horror e per i lavori cinematografici sempre di stampo horror. La sua sceneggiatura più celebre è quella del film <em>Il Corvo</em>, del quale è stato lo sceneggiatore iniziale, prima che David Schow rimaneggiasse la sceneggiatura. Ha anche scritto sceneggiature per <em>Star Trek: Deep Space Nine</em> e <em>Poltergeist</em>. Da citare i suoi primi, intensi e espressionistici romanzi horror come <em>Dracula In Love</em> e <em>Cellars</em> che hanno influito sul movimento Splatterpunk nell&#8217;horror, e sul successivo movimento &#8220;bizarro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera di Shirley spazia nei toni dal surreale, al crudo naturalismo, all&#8217;incubo. Shirley è anche uno scrittore di canzoni ed un cantante.</p>
<p>Prossimamente la recensione per i lettori di Fantasy Planet.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/borderlands-il-caduto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In Fondo al Buio &#8211; R. R. Martin</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/in-fondo-al-buio-r-r-martin/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/in-fondo-al-buio-r-r-martin/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 22:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5211</guid>
		<description><![CDATA[IN FONDO AL BUIO George R.R. Martin GARGOYLE books A cura di Stefano Sacchini &#8220;Un vagabondo, un viaggiatore senza meta, una scoria della creazione; questo era il pianeta. Per un’infinità di secoli aveva continuato nella sua corsa, solitario e senza scopo, precipitando tra i freddi e remoti spazi che si spalancano fra le stelle. Nei ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify" align="center"><strong>IN FONDO AL BUIO</strong></p>
<p><img class="alignright size-large wp-image-5213" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/04/IFAB-898x1024.jpg" alt="" width="302" height="344" /></p>
<p style="text-align: justify" align="center">George R.R. Martin</p>
<p style="text-align: justify" align="center">GARGOYLE books<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify" align="center"><strong>A cura di Stefano Sacchini</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>&#8220;Un vagabondo, un viaggiatore senza meta, una scoria della creazione; questo era il pianeta.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>Per un’infinità di secoli aveva continuato nella sua corsa, solitario e senza scopo, precipitando tra i freddi e remoti spazi che si spalancano fra le stelle. Nei suoi cieli sterili, generazioni di astri si erano presentate l’una dopo l’altra in sciami maestosi. E tuttavia non apparteneva a nessuna. Costituiva un mondo completamente racchiuso in se stesso. In certo qual modo non faceva parte nemmeno della galassia, anche se ne intersecava il piano come un chiodo attraversa la tonda superficie di un tavolo. Non faceva parte di niente.&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">George R.R. Martin non ha bisogno di presentazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver letto i dieci volumi sinora pubblicati delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ed essermi appassionato come milioni di altri lettori, è con molta curiosità che mi sono avvicinato al romanzo IN FONDO AL BUIO (<em>Dying of the Light</em>), scritto nell&#8217;ormai lontano 1977 e ora ristampato dalla romana GARGOYLE, con una nuova, ottima traduzione.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa dire di questo libro?</p>
<p style="text-align: justify">Opera prima di questo autore nonché finalista al premio Hugo nel &#8217;78 e del British Fantasy Award nel &#8217;79, si tratta di una storia di fantascienza pura, scritta in modo tale che non pare affatto partorita più di trent&#8217;anni fa. Lo stile è moderno, il ritmo veloce e appassionante.</p>
<p style="text-align: justify">Gli amanti del Martin &#8220;successivo&#8221; non rimarranno delusi, anzi. Tutti i personaggi, anche quelli secondari, sono ben descritti, con forti personalità, complesse e ricche di sfaccettature.</p>
<p style="text-align: justify">Al centro del dramma, perché di un dramma in piena regola si tratta, vi è la più classica e tormentata delle storie d&#8217;amore: un triangolo composto da lui, lei e l&#8217;altro. Intorno a questi tre protagonisti orbita un complesso sistema di altre figure, anch&#8217;esse dominate da sentimenti di passione e orgoglio.</p>
<p style="text-align: justify">A fare da sfondo alla vicenda vi è il pianeta morente di <em>Worlorn</em>. Sin dalle prime pagine si conosce il destino verso cui questo mondo sta correndo, un destino fatto di buio e gelo senza fine. Fatalmente, un&#8217;atmosfera triste, melanconica, struggente pervade ogni situazione, ogni riga del romanzo sino al drammatico e commovente epilogo.</p>
<p style="text-align: justify">Martin già in questi primi anni della sua carriera di scrittore si distingue positivamente come fabbricante d&#8217;universi. Descrive accuratamente architetture, ecologie, persino gastronomie e, soprattutto, usi e costumi degli uomini di questo futuro remoto. Da questo punto di vista, magistrale è la creazione del codice d&#8217;onore dei bellicosi e inflessibili <em>Kavalar</em> i cui gesti, anche minimi, sono dettati e regolamentati da una tradizione millenaria che cerca di contrastare, con ostinazione cieca e rancorosa, lo scorrere del tempo.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio lo scontro di culture diverse e, all&#8217;inizio, assolutamente incapaci di comprendersi, scandisce il passo degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify">Non si possono non condividere, empaticamente, le avventure e le emozioni del principale protagonista, Dirk t&#8217;Larien, un uomo che viene attratto su <em>Worlorn</em> dal miraggio di un amore perduto e mai dimenticato. Non appena scende dall&#8217;astronave, tassello dopo tassello, gli si intreccia attorno una rete di asfissiante angoscia: a questa contribuiscono in eguale misura il fato ineluttabile del pianeta, le città in decadenza, le giungle invase dagli alberi &#8220;soffocatori&#8221;, le feroci cacce dei <em>Kavalar</em> a spese dei cosiddetti falsi-uomini, fra cui viene annoverato lo stesso Dirk.</p>
<p style="text-align: justify">E, dopo essere sopravvissuto a ripetuti pericoli e all&#8217;ennesima delusione da parte dell&#8217;amata Gwen, non si può non condividerne la scelta finale.</p>
<p style="text-align: justify">Un romanzo passionale, unico e, per chi avrà la fortuna di leggerlo, indimenticabile.</p>
<p style="text-align: justify">Fatta eccezione qualche sbavatura dopo la trecentesima pagina, nulla da eccepire sulla qualità dell&#8217;edizione della GARGOYLE, se non sulla copertina che, sebbene interessante, non è particolarmente attinente alla trama.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>George R.R. MARTIN, In fondo al buio (<em>Dying of the Light</em>, 1977), trad. di Tarallo &amp; Tintori, Gargoyle, collana Gargoyle Extra, 376 pp., 2012, fantascienza.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/11/in-fondo-al-buio-r-r-martin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Cassidy McCormack</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/09/intervista-a-cassidy-mccormack/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/09/intervista-a-cassidy-mccormack/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 22:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5168</guid>
		<description><![CDATA[Intervista a Cassidy McCormack a cura di Evelyn Storm Cassidy McCormack – Ti sento   La guardavo stordito. Come potevo dirle che non avrei potuto salvarle? Con che coraggio avrei potuto pretendere che capisse. «Mi dispiace!» sussurrai. «Perché?» tremò. «Perché non posso resuscitare i morti, non so fare miracoli …mi dispiace» risposi tutto d&#8217;un fiato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Intervista a Cassidy McCormack</strong></p>
<p style="text-align: justify">a cura di Evelyn Storm</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5169 txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cassidy McCormack – Ti sento</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">La guardavo stordito. Come potevo dirle che non avrei potuto salvarle? Con che coraggio avrei potuto pretendere che capisse.</p>
<p style="text-align: justify">«Mi dispiace!» sussurrai.</p>
<p style="text-align: justify">«Perché?» tremò.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify">«Perché non posso resuscitare i morti, non so fare miracoli …mi dispiace» risposi tutto d&#8217;un fiato.</p>
<p style="text-align: justify">E mi si spezzò il cuore quando continuò a supplicarmi «Sì che puoi! Non possono morire così, non devono morire così, Alessandro, dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa…» non riusciva a smettere, mi guardava distrutta, come se fossi la sua unica speranza. Non poteva sapere, non conosceva il dolore dell&#8217;impotenza, mentre io non ero nuovo a quella disperazione. Io conoscevo bene quel vuoto che provava nel cuore, quel fuoco che le incendiava l&#8217;anima, io lo conoscevo, era il mio mondo e non avevo il coraggio di mostrarglielo, per nessuna ragione avrei mai voluto essere io a farglielo vedere. Non riuscivo a muovere un muscolo, ero rimasto lì, impietrito sulla soglia del portone, paralizzato dall&#8217;ennesimo eccidio. Linda non smetteva di piangere, mentre i suoi lamenti mi penetravano dentro e scorrevano liberi nelle vene come un tormento.<strong><a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5169" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy.jpg" alt="" width="406" height="340" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Trovato quasi per caso durante una delle mie ricerche sul web, questo romanzo<a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5169 txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz txgzumlynhjmtsnujvdz" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/cassidy-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a> mi ha avvolto nella sua meravigliosa trama, come una coperta durante un gelido inverno e dissetato come una birra ghiacciata nel deserto. L&#8217;autrice è una sconosciuta (emergente) Cassidy McCormack, per fortuna italianissima, alias Ilenia Ferrelli che ha il dono del pathos nel calamaio. Quando ho letto la trama mi ha subito intrigato, non avevo ancora letto nulla sugli Angeli e similari, ma ho avuto la possibilità di leggere i primi capitoli dal sito dell&#8217;Editore e immediatamente per me è entrato in WL con priorità alta. La cosa sorprendente del modo in cui scrive Cassidy è che non ci sono refusi, inutili ripetizioni, tutto è necessario a comprendere il dolore, il tormento, la sofferenza di Alessandro. É attraverso il suo personaggio così complesso e controverso che la storia prende vita.<br />
Sono i suoi pensieri, ricordi quelli che leggiamo e tutto ha un sapore così realistico.<br />
Lui, i suoi assoluti, le sue reazioni iraconde, il suo problematico rapporto col padre.<br />
Non è la solita storia fantastica farcita di sesso stile harmonie, non è un semplice Angelo Immortale, quello che viene fuori da queste pagine, ma molto di più. Una storia che vi prenderà sicuramente, e che meraviglia delle meraviglie è auto-conclusiva, se esita o meno un progetto di sequel lo ignoro ma se anche dovesse concludersi così mi viene da dire: che Dio benedica la Ferrelli!</p>
<p style="text-align: justify">Oggi su Fantasy Planet intervistiamo <strong>Cassidy McCormack</strong>, la scrittrice di <em>Ti sento</em>, edito da Edizioni R.E.I.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note Biografiche</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cassidy McCormack</strong> è Ilenia Ferrelli, biologa trentenne di Cassino (FR) che trascorre le sue giornate dividendosi tra famiglia, lavoro come grafico digitale e la sua innata passione per la letteratura. La sua prima esperienza editoriale è avvenuta grazie al romanzo Ti Sento, edito da Edizioni R.E.I.. Da mesi sta tentando una piccola rivoluzione editoriale personale, spingendo i ragazzi a leggere di più grazie alla possibilità di pubblicare ebook a basso costo, infatti oggi al suo attivo ha già diverse opere, tra le quali il secondo volume della sua saga sugli Angeli, Temptation, e l&#8217;emozionante trilogia fantasy-medievale, L&#8217;ultima Alba, ma tutti disponibili in ebook sul kindlestore di Amazon a prezzi davvero irrisori.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sinossi</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alessandro ha ventitrè anni. Quando lo studio e il lavoro glielo concedono, da qualche anno si ferma a scrivere una sorta di promemoria su un&#8217;agenda. Alessandro non è uno scrittore, non vuole neanche diventarlo, scrive solo per dimenticare. Si è imposto di dare fiducia al suo psicanalista il giorno che gli ha assicurato, per esperienza, che riportare a galla gli incubi del passato è l&#8217;unico modo per renderli inoffensivi. Alessandro ha un passato turbolento alle spalle, i suoi incubi sono intrisi di un sangue che neanche le lacrime sono riusciti a lavare via dalla sua anima ferita. È convinto che la Vendetta sia la soluzione, ma Giorgio, lo psicanalista, ha insistito tanto in quest&#8217;ultimo tentativo da convincerlo a dedicare qualche ora del suo tempo alla rievocazione dolorosa di momenti che non avrebbe mai voluto definire suoi. Alessandro è consapevole del fatto che la propria famiglia è la causa di tutto il suo dolore. Farne parte è la sua unica colpa. Alessandro racconterà la sua rabbia attraverso i ricordi. Dai tredici anni trascorsi in collegio al soggiorno a New York fino al suo definitivo rientro in Italia, svelerà al mondo la sua verità. Perché Alessandro non è un ragazzo come gli altri. Per diritto di nascita è costretto a vivere realtà che un uomo comune non riuscirebbe ad immaginare neanche con la più fervida delle fantasie. Costretto a nascondersi, perché braccato come un animale, Alessandro è costretto ad agire nell&#8217;ombra, quasi fosse un criminale, per celarsi agli Agenti del Clan, che ha fatto dello stermino suo e della sua gente lo scopo primario della propria esistenza. Un&#8217;antica tregua impedisce alla Stirpe di Ancharos di Alessandro di utilizzare i propri poteri per aggredire i membri del Clan, in cambio di una certa libertà di azione per portare a termine il lavoro che è stato loro assegnato fin dalla notte dei tempi. Nuovi passaggi di potere, tuttavia, hanno riacceso le ostilità fra le due fazioni nemiche. Il Clan invia i propri Agenti a scandagliare città e paesi per ostacolare l&#8217;operato degli Ancharos che, a loro volta, per rappresaglia, trasgrediscono agli ordini del Gran Consiglio e danno sfogo ai loro poteri per eliminare il nemico o, quantomeno, difendersi da esso. Vittime di questa guerra senza fine sono quasi sempre gli stessi Civili che il Clan si fa vanto di voler difendere dagli Ancharos. Una di queste vittime però sarà la causa che metterà definitivamente fine alla tregua, scatenando l&#8217;ira e la ribellione di uno dei più potenti Angeli di Morte che abbia mai calpestato suolo terrestre.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Intervista all&#8217;autrice Cassidy McCormack</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Raccontaci chi è Cassidy McCormack e il perché di questo nome (che immagino non sia il tuo).</strong></p>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto grazie per questa bella opportunità che mi date di far conoscere il mio romanzo attraverso questa intervista.</p>
<p style="text-align: justify">Il nome Cassidy McCormack è nato per caso, come pseudonimo da usare quando ho voluto aprire un account su Facebook. Ci tengo molto alla mia privacy e volevo un nome che conoscessero solo i miei veri amici. Il nome è nato dall&#8217;unione di due fattori, il primo (Cassidy), non è altro che la traduzione in inglese del nome Cassandra, la protagonista femminile del mio primissimo romanzo ( L&#8217;ultima Alba, un personaggio al quale mi sento molto vicina, il cognome invece è stato scelto semplicemente fra i tanti presenti del dizionario inglese di Oxford. Da qui, quindi, Cassidy McCormack.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>A che età hai iniziato a scrivere?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Quasi da sempre, credo, perché scrivevo piccoli racconti già quando andavo alle elementari, e quando non sapevo ancora scrivere, mia madre mi trovava a raccontare favole alle mie bambole, come lei faceva con me.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come è nata l&#8217;idea di <em>Ti sento</em>? </strong></p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo è nata dalla necessità di svuotare un po&#8217; la mente da un brutto periodo vissuto in passato. Non è solo un romanzo per me, è la prigione di un dolore che mi porterò dentro per sempre.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo tante protagoniste femminili, tu per il tuo libro hai scelto invece Alessandro.  Come mai?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Non c&#8217;è un particolare motivo, non ho studiato i personaggi a tavolino, li ho conosciuti anch&#8217;io man mano che entravano in scena. Mi sono semplicemente seduta davanti un pc a scrivere, e così è nato Alessandro.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tra Alessandro e Denise, quale preferisci? Spiegacene poi il motivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Sicuramente Alessandro. È una parte di me, dopotutto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale è stato il momento più duro durante la scrittura del tuo romanzo?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Senza dubbio, la difficoltà maggiore per me è stata ricordare e riportare a galla tanti brutti ricordi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Da cosa prendi ispirazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Dipende dal periodo della mia vita che affronto in quel momento, il resto lo fa la fantasia e il mondo che mi circonda.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che cosa leggi abitualmente?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Adoro i classici, ma solitamente leggo quasi qualunque genere letterario, purché riesca ad attirare la mia attenzione fino alla fine.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Hai qualche sogno nel cassetto che non si è ancora realizzato?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Per il momento mi ritengo soddisfatta e serena. È tornato a splendere il sole nella mia vita e spero continui a farlo ancora per molto altro tempo ancora.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Se dovessi dare un consiglio agli scrittori emergenti, quale sarebbe?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Non abbiate fretta di mettere le vostre opere nelle mani del primo editore che vi propone un contratto editoriale, che sia a pagamento o meno. Valutate sempre molto molto bene, e col tempo, se avrete fatto un buon lavoro, raccoglierete i vostri frutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/09/intervista-a-cassidy-mccormack/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL FUNZIONARIO E ALTRI RACCONTI DAL TROFEO RiLL E DINTORNI</title>
		<link>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/07/il-funzionario-e-altri-racconti-dal-trofeo-rill-e-dintorni/</link>
		<comments>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/07/il-funzionario-e-altri-racconti-dal-trofeo-rill-e-dintorni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 May 2012 22:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alexia Bianchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantasyplanet.it/?p=5163</guid>
		<description><![CDATA[IL FUNZIONARIO E ALTRI RACCONTI DAL TROFEO RiLL E DINTORNI a cura di Stefano Sacchini &#8220;Guardammo bruciare la casa nella morente aria estiva. La Casa delle Bambole bruciava e ognuno di noi perdeva qualcosa dentro quel fuoco&#8221; (incipit di Le cose che perdemmo nel fuoco di Emiliano Angelini) Nell&#8217;ottobre 2011 è uscita l&#8217;ultima antologia della ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>IL FUNZIONARIO E ALTRI RACCONTI DAL TROFEO RiLL E DINTORNI</strong></p>
<p style="text-align: justify">a cura di Stefano Sacchini</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Guardammo bruciare la casa nella morente aria estiva.<a href="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/rill.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5164" src="http://www.fantasyplanet.it/wp-content/uploads/2012/03/rill-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Casa delle Bambole bruciava e ognuno di noi perdeva qualcosa dentro quel fuoco&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">(incipit di <em>Le cose che perdemmo nel fuoco</em> di Emiliano Angelini)</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Nell&#8217;ottobre 2011 è uscita l&#8217;ultima antologia della collana Mondi Incantati (Wildboar edizioni) che raccoglie diciotto racconti: ai primi quattro classificatisi al Trofeo RiLL (scelti fra più di duecento), sono stati aggiunti i racconti di alcuni scrittori giurati del concorso, nonché il meglio di Sfida, concorso parallelo destinato agli autori che siano giunti almeno una volta in finale al RiLL.</p>
<p style="text-align: justify">Per chi non lo sapesse, il Trofeo RiLL – Riflessi di Luce Lunare è un premio letterario di consolidata tradizione (nasce nel 1994), per storie brevi e ambientate aldilà del reale. Non solo fantascienza quindi, ma anche fantasy, horror; e non mancano esempi di vera e propria letteratura surreale, come dimostra la presenza nell&#8217;antologia del singolare lavoro di Sergio Valzania.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che emerge dalla lettura di questi racconti, molto diversi gli uni dagli altri ma accomunati da una scrittura di buona qualità, sono le influenze che vanno per la maggiore nel mondo del fantastico italiano di questi tempi.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda la fantascienza Ray Bradbury e Philip K. Dick sono i maestri cui si ispira gran parte degli autori, come Matteo Doglio, Donato Altomare, Alberto Tarroni, Antonio Milanese, Emiliano Angelini, Matteo Carriero e Massimiliano Malerba. Quest&#8217;ultimo, l&#8217;unico presente con due lavori, è il vincitore dell&#8217;ultimo Trofeo RiLL con il racconto <em>Il Funzionario</em> (che dà anche il titolo all&#8217;antologia). Storia inquietante, quella raccontata ne <em>Il Funzionario</em>: come spiegato dallo stesso Malerba ad una recente presentazione, l&#8217;ispirazione del racconto nacque da un sogno e l&#8217;idea cardine doveva essere quella di &#8220;elevare i giochi di predazione a interazione fra esseri intelligenti&#8221;. Obiettivo pienamente raggiunto dallo scrittore. Di qualità non inferiore è il secondo racconto di Malerba, <em>Nella notte assetata</em>, ottimo esempio di realismo magico d&#8217;impronta sudamericana, adattato ai palati nostrani.</p>
<p style="text-align: justify">Rilevante pure l&#8217;influenza di scrittori del calibro di P.H. Lovecraft e Stephen King. Si leggano, ad esempio, i racconti di Giulio Leoni, dove il solitario di Providence viene apertamente citato e omaggiato, Gordiano Lupi, ma soprattutto Enrico D&#8217;Addario, il cui <em>Il giorno che gli Amish presero il fucile</em> ricorda le pagine più drammatiche de <em>I lupi del Calla</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche ne <em>Il Segreto,</em> di Luigina Sgarro,<em> </em>aleggia un&#8217;atmosfera sottilmente oscura. Il racconto ha la pecca di essere troppo breve; per il resto non solo il motivo della fuga nel dipinto ma anche la centralità delle figure femminili, tormentate ma risolute nelle proprie decisioni, fanno venire in mente <em>Rose Madder</em>, sempre di King.</p>
<p style="text-align: justify">Storia a cavallo fra i generi, con venature inquietanti ad un passo dall&#8217;horror, è l&#8217;originale<em> L&#8217;uomo con la ghironda,</em> di Andrea Gallo: una fiaba moderna che sembra sposare, in un connubio perfetto, <em>It</em> di King (sempre lui) a<em> La Storia Infinita</em> di Michael Ende.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo del lettore, insuperabile nel trasmettere un sentimento di angoscia l&#8217;onirico <em>L&#8217;uomo che perse il Filo,</em> di Massimo Pietroselli. Leggere per credere.</p>
<p style="text-align: justify">Sul versante del genere fantasy propriamente detto, va segnalata l&#8217;arguta vena ironica presente sia nel lavoro di Antonella Mecenero che in quello di Andrea Angiolino. In entrambi i casi il risultato è una lettura piacevole che non può non soddisfare gli appassionati.</p>
<p style="text-align: justify">Per concludere, segnalo la presenza di una vera e propria perla: <em>A cena con un polimorfo di nome Ada</em>, del poliedrico Massimo Mongai, aggiunge un altro tassello alle peripezie del cuoco più affermato nel panorama fantascientifico italiano e straniero, quel Rudy &#8220;Basilico&#8221; Turturro già protagonista a suo tempo del romanzo <em>Memorie di un cuoco d&#8217;astronave</em>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Indice dell&#8217;antologia</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><em>Il Funzionario</em>, di <strong>Massimiliano Malerba</strong> (vincitore del XVII Trofeo Rill).</p>
<p style="text-align: justify"><em>La scintilla della vita</em>, di <strong>Matteo Doglio</strong> (secondo classificato del XVII Trofeo Rill).</p>
<p style="text-align: justify"><em>La locanda dell&#8217;Ippogrifo</em>, di <strong>Antonella Mecenero</strong> (terzo classificato del XVII Trofeo Rill).</p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;uomo con la ghironda</em>, di <strong>Andrea Galla</strong> (quarto classificato del XVII Trofeo Rill).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Nihil boni ex Africa</em>, di <strong>Giulio Leoni</strong> (giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Cuore di drago</em>, di <strong>Andrea Angiolino</strong> (giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>A cena con un polimorfo di nome Ada</em>, di <strong>Massimo Mongai</strong> (giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Nuova lettura politica del Pancarrismo proposta dallo studioso di Berna Otto Kleinerdumm</em>, di <strong>Sergio Valzania</strong> (giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;uomo che perse il Filo</em>, di <strong>Massimo Pietroselli </strong>(giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Un terribile rimpianto</em>, di <strong>Gordiano Lupi</strong>  (giurato del Trofeo RiLL).</p>
<p style="text-align: justify"><em>In un mondo perfettamente felice</em>, di <strong>Donato Altomare</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Bella senz&#8217;anima,</em> di <strong>Alberto Tarroni</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Richiesta di trasferimento</em>, di<strong> Antonio Milanese </strong>(concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Le cose che perdemmo nel fuoco</em>, di <strong>Emiliano Angelini</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il giorno che gli Amish presero il fucile</em>, di <strong>Enrico Di Addario</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Castelli di carte</em>, di <strong>Matteo Carriero</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il Segreto</em>, di <strong>Luigina Sgarro</strong> (concorso Sfida).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Nella notte assetata</em>, di <strong>Massimiliano Malerba</strong> (concorso Sfida).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fantasyplanet.it/2012/05/07/il-funzionario-e-altri-racconti-dal-trofeo-rill-e-dintorni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

