Intervista a Tanith Lee


QUATTRO CHIACCHIERE CON TANITH LEE

 a cura di Stefano Sacchini

Grazie all’interessamento della casa editrice IMMANION PRESS (http://www.immanion-press.com/) e specialmente della sua gentilissima direttrice Storm Costantine, la signora LEE ha trovato il tempo di rispondere ad alcune nostre domande.

INTERVISTA

1. Ci dica qualcosa sulle sue fonti d’ispirazione: sono cambiate con gli anni?

Nuovi stimoli non mancano mai. Ma anche quelli del passato a volte tornano, magari in nuove fogge e scenari differenti. Ogni cosa comunque è una possibile fonte d’ispirazione – un certo tipo di luce, il frammento di una frase, un bravo musicale. A volte un’immagine è proprio lì dinanzi a me, e mi ammalia. Nessuna trama, nessun tema, solo l’immagine, come è successo con The Birthgrave [Nata dal vulcano] e, circa trentacinque anni dopo, con la trilogia di Lionwolf.

2. Al momento, chi sono i suoi scrittori favoriti?

Ne ho moltissimi, e se uno è favorito adesso, o lo è stato in passato, generalmente lo rimane per sempre. Ecco una breve lista: Graham Greene, John le Carré, Ivan Bunin, Chekhov, Ibsen, Stoppard, Pinter, Shakespeare, Ruth Rendell, Jane Gaskell, Ray Bradbury, Jack Vance, Fritz Leiber, Mary Renault, Rebecca West, Ted Hughes, Elizabeth Bowen. E tanti altri…

3. Sembra muoversi liberamente fra fantascienza, fantasy con elementi horror, letteratura per ragazzi, drammi psicologici e anche poesia. Quali sono le differenze fra questi generi?

Ci sono differenze, naturalmente. Ma quando inizio a scrivere, i livelli di eccitazione e piacere sono gli stessi, ne sono galvanizzata nella stessa misura. Probabilmente cambio genere così spesso, e in modo così naturale, poiché la vita, o la vita reale dell’immaginazione, non conosce confini.

4. Nella sua carriera, qual è stato il romanzo o racconto (se esiste) preferito da scrivere?

Il “favorito” è sempre quello che sto scrivendo ora. Guardando ai (circa cento) libri che ho scritto, mi piacciono tutti. Eventuali difetti che ho poi notato non mi hanno mai sconvolta, poiché so di aver fatto il meglio che potevo. Forse il romanzo che reputo al tempo stesso il peggiore e il migliore della mia produzione è quello ambientato ai tempi della Rivoluzione Francese: The Gods Are Thirsty [1996].

5. Esiste una storia che vorrebbe poter riscrivere e farle prendere una direzione differente?

Laddove si è presentata l’occasione, l’ho fatto. Ne sono venuti fuori un libro o una storia completamente diversi. Ovviamente quando ripubblico lavori del mio passato, cerco di eliminare tutti gli errori di stampa delle versioni precedenti. E se individuo un errore nel contesto o nella struttura che posso correggere col minimo sforzo, e senza mettere in pericolo il resto del lavoro, lo faccio immediatamente.

6. Ha mai pensato a nuovi capitoli di serie famose come quella scaturita da Nata dal vulcano o i racconti della Terra Piatta?

C’è il progetto di un seguito che accomuni la trilogia di Birthgrave con quella di Vis; e anche un seguito della serie della Terra Piatta; quest’ultimo dovrebbe intitolarsi Earth’s Master. Ma non sarò in grado di dedicarmi loro ancora per un po’.

7. C’è un soggetto che avrebbe voluto trattare ma non ha ancora affrontato?

Assolutamente no. Quando voglio scrivere qualcosa, di norma lo faccio. D’altra parte ci sono alcune cose che mi sarebbe piaciuto fare in passato, ad esempio un quarto libro della serie Scarabae intitolato  Darker Ages [serie conosciuta anche come Blood Opera, di cui in Italia è stato pubblicato solo il primo capitolo, Dark Dance, n.d.t.] e un quarto del ciclo per ragazzi Piratica [inedito in Italia, n.d.t.]. Il disinteresse degli editori mi ha semplicemente spinto su altri lavori. Inoltre ci sarebbero alcuni desideri nebulosi, come scrivere un altro romanzo storico, ambientato stavolta nell’antica Roma (una delle mie numerose passioni). Oppure scrivere un’altra sceneggiatura… ma finché queste visioni rimarranno vaghe e indugeranno in qualche cassetto della mia mente, sospetto che mai si faranno avanti per essere realizzate.

8. Ha scritto anche per radio e televisione. Quali sono le differenze fra questi media e la letteratura?

Trovo moltissime differenze fra questi mezzi (sebbene non nella mia emozione e nella gioia della loro fruizione). Con i lavori radiofonici non ho avuto difficoltà di sorta (come per la maggior parte delle cose che hanno a che vedere con la scrittura) ma sono sempre stata pronta, e lo sono tuttora, ad apportare modifiche e ampliamenti, e così via, secondo i desideri di un regista che rispetto e, sempre, pensando agli attori che interpreteranno l’opera (ho la tendenza a resistere alle interferenze degli editori nei libri e nelle storie, a meno che non siano estremamente appropriate, abbiano trovato un errore vistoso oppure siano opera di un censore assennato, come con i lavori destinati ai ragazzi). Almeno nel mio caso, scrivere sceneggiature è in definitiva uno sport di squadra e per questo è ancora più allettante. Questo è un mio personale punto di vista; non tutti gli sceneggiatori concordano. Non sto dicendo che qualora una scena o un passaggio vengano abbreviati o rimossi, io non li tenga da parte per un uso futuro. Ma credo che coloro che organizzano e realizzano i miei lavori abbiano diritti uguali, se non leggermente superiori, nella produzione. Per la televisione ho scritto due episodi per una serie affermata (Blake’s 7) che ho guardato con grande piacere e interesse sin dal suo debutto. In questo caso, ho lavorato all’interno di una formula ben collaudata. Sono stata felicissima di quello che ho fatto in quel frangente e ho apprezzato enormemente tutto il processo, tutto quello che ho imparato nonché il risultato finale.

9. Le piacerebbe vedere i suoi romanzi e racconti trasferiti sul grande schermo? Se sì, quali in particolare?

Certamente. I soldi fanno sempre comodo! Inoltre mi affascina l’idea di qualcuno che interpreti i miei lavori, sebbene non abbia mai pensato di scrivere per il Grande Schermo, poiché, a differenza di teatro, radio e tv, credo sia oltre le mie capacità. Qualora accadesse, spero che i produttori rimangano fedeli all’essenza di ciò che ho tentato di creare. Per questo motivo: o come dico io o niente! Forse, con gli effetti speciali che oggi sono diventati veramente speciali, The Birthgrave [Nata dal vulcano[, The Storm Lord [Il Signore delle tempeste] e i romanzi della serie Lionwolf riuscirebbero piuttosto bene.

10. Lei è stata popolare in Italia negli anni ’70 e ’80, ma il suo romanzo più recente tradotto in italiano è stato Danza macabra (Dark Dance, 1992), uscito nel 1994 ad opera della Fanucci. Dopodiché solo ristampe e pubblicazioni di lavori precedenti. Ci sono romanzi, specie delle due ultime decadi, che le piacerebbe fossero tradotti e pubblicati in Italia?

Purtroppo non sono libera di scegliere cosa vendere né quello che gli editori venderanno. Questo include un bel po’ di materiale, estremamente vario. Per l’Italia mi viene in mente il mio romanzo su Romeo e Giulietta, Sung In Shadow [1983] oppure A Heroine of the World [1989], quest’ultimo un romanzo di storia alternativa che si svolge intorno al 1800, con grandi guerre europee sullo sfondo e una storia d’amore coinvolgente e d’ampio respiro. Entrambi i libri hanno connessioni con luoghi e personaggi italiani. Inoltre proporrei alcuni dei miei lavori fantasy più dark pubblicati dalla casa editrice Headline, come Heart-Beast [1992], Elephantasm [1993], Reigning Cats and Dogs  [1995] … più il secondo e terzo libro della serie Scarabae [Blood Opera], dato che, mi dici, solo il primo del ciclo apparentemente ha raggiunto l’Italia [Dark Dance].

11. Cosa ne pensa dei nuovi strumenti elettronici di lettura come Kindle e Ipad? Crede che tali strumenti possano un giorno rimpiazzare i libri tradizionali o, invece, aiutare le nuove generazioni a scoprire i vecchi classici di fantascienza e fantasy ora fuori stampa?

Diffondono la conoscenza dei romanzi e, in tal senso, sono strumenti meravigliosi. Personalmente non nutro un particolare interesse nei loro confronti. Mi piace la carta, le rilegature, ecc., sia tra le mani sia sotto gli occhi. Adoro le biblioteche, le stanze con i libri impilati sugli scaffali. Ne abbiamo una così a casa. Solo a guardarla è rallegrante, è una magia.

12. Segue un certo metodo per scrivere? Deve essere in uno stato d’animo speciale per iniziare a lavorare?

Nessun metodo o stato d’animo particolare. Amo scrivere. E’ una delle cose migliori della mia vita. Nonostante ciò, anche io a volte soffro del cosiddetto “blocco dello scrittore” e trovo scuse per non scrivere, anche se vorrei lavorare. Oh, in questi casi faccio altro tè o caffè, annaffio le piante, gioco con i gatti e così via. Dato che di solito scrivere mi viene naturale e scorrevole, non capisco proprio perché rimando il lavoro. Potrebbe essere che sia il corpo stesso a risentire dello stare seduto per ore, sotto il controllo della mente e/o della forza motrice dell’ispirazione non-fisica.

13. Qual è la parte più difficile nello scrivere un romanzo?

Quando ci sono parti difficili (… e di solito per me non ci sono) arrivano inaspettate. Un brano, che io credevo concluso e già guardavo oltre, bruscamente può non sembrare più buono e deve essere rivisto; una trama in evoluzione può produrre così tanti colpi di scena e svolte da dover essere controllata attentamente e di continuo. Le parti dolorose (la scomparsa di un personaggio che amo, la rivelazione di un’orribile paradosso) raramente mi colpiscono al momento della stesura, sebbene possano scioccarmi in seguito, picchiando duramente nella fase della rilettura. Neanche la conclusione è difficile, se non di rado. Mi viene in modo naturale, come il resto. L’inizio, di tanto in tanto, può essere lento. Qua e là un singolo paragrafo può essere scritto, poi accantonato, per ore o addirittura giorni, prima che la narrazione riprenda il suo corso, come se il paragrafo in questione abbia bisogno di fermentare, maturare. Ma anche questi inizi al rallentatore hanno il loro aspetto positivo. Può accadere che si presenti un problema puramente tecnico, ma apparentemente insuperabile. Come nel caso del primo romanzo della serie Piratica, Piratica [2004]. Questo fu risolto dal mio brillante marito, lo scrittore e artista John Kaiine. Il libro doveva essere un’avventura per ragazzi ma trattava di pirati, tra i più terribili predoni che si siano visti al mondo. Il signor Kaiine ha risolto la questione con una soluzione semplice ed elegante… No, non dirò come. E’ nel libro. In genere ciò che interrompe il flusso della scrittura è qualcosa di minore che, se lasciato solo per un po’ oppure affrontato di petto, alla fine si risolve e tutto riprende a scorrere. So di essere molto fortunata, da questo punto di vista.

14. Pensa che parte del suo talento sia stato ereditato?

Senza dubbio. Entrambi i miei genitori erano fisicamente attraenti. Erano ballerini professionisti (balli latino-americani e di sala, dallo stile pieno di grazia di un tempo, non le esibizioni atletiche di oggi). Mio padre e mia madre sono stati anche dei pittori di talento nonché scrittori. Mia madre pubblicò pure un divertente e intelligente libro per bambini (To Find a Wishing Well: Hilda Lee). Mio padre, invece, nulla. Cosa assurda e ingiusta poiché entrambi furono autori completi e divertenti. A parte queste abilità, fu mio padre a insegnarmi a leggere: avevo quasi otto anni allora e le terribili scuole che avevo dovuto frequentare mi avevano insegnato tutto su come essere presa in giro, e poco altro. Mia madre mi insegnò la mitologia e l’antica teosofia, aggiungendovi un pizzico di folle humor. Sono loro debitrice per una gran quantità di cose, non ultimo per il gran numero di libri, giochi, film e vita cui mi hanno introdotto. La mia grande ammirazione per Shakespeare e Chekhov, gli dei dell’Olimpo e del Nilo, parte da qui. Così come il mio amore per tutti gli animali e la bellezza della vita – joi de vivre. I miei genitori sono stati meravigliosi

15. Se si può chiedere, cosa sta scrivendo ora?

Può sembrare strano, ma al momento nulla. Ho appena terminato un romanzo e un gruppo di racconti. Questi parlano di parecchi personaggi eccentrici che abitano degli appartamenti in quello che potrebbe essere, o forse no, lo stesso edificio, di un violino sovrannaturale, e di una parola capace di minacciare il mondo… giusto per fare qualche esempio. La prossima storia sarà, penso, l’ennesima versione (ne ho già fatte tre) de La Bella e la Bestia.


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