La mano sinistra di Satana di Roberto Genovesi


Recensione

A cura di Anna Giraldo

(Newton Compton).

Devo ammettere di aver preso in considerazione questo thriller storico soprattutto perché è ambientato a Londra, la mia grande passione. Ho scelto di leggerlo poco prima della partenza per le vacanze (a Londra… ovviamente), proprio per avere un termine di paragone con ciò che sarei andata a visitare.

Ambientato a Londra nel 1888, anno in cui imperversarono i delitti di Ja

ck lo Squartatore, il romanzo vede, Wilfred Gayborg un sensitivo dal passato tragico e dal carattere problematico, prima alle prese con due indagini storiche: un pluriomicidio compiuto nel 1790 in un convento e il ritrovamento di reperti e resti umani di epoca romana in una tenuta a York. Quando i delitti di Jack si moltiplicano, scatenando la paura collettiva, Scotland Yard, pur con una certa diffidenza, decide di chiedere a Gayborg di utilizzare le proprie doti e le tecniche della psicometria per far luce sul caso.

Un protagonista estremamente moderno (io narrante al presente storico), viene raccontato a tutto tondo nel romanzo. Le innumerevoli debolezze, le paure, i vizi, lo rendono umano e vivo nel susseguirsi dell’intreccio. Lo stesso si può dire per il personaggio femminile di Jaqueline, una prostituta di cui Gayborg è innamorato, sempre raccontata e quasi mai attrice nelle scene del libro, eppure vibrante nei ricordi del protagonista.

Con un linguaggio inaspettatamente poetico, ma scorrevole, grazie alla scelta del presente in prima persona, l’autore ci racconta una Londra del 1888 in prevalenza notturna, molto gotica. In special modo nel sobborgo di Spitalfields, oggi all’ombra dei superbi e modernissimi palazzi della City, la miseria e la depravazione assumono contorni decisamente horror.

Sono molto interessanti anche le indagini storiche collaterali, che incuriosiscono il lettore e invogliano a procedere nella lettura.

Per finire, l’autore ha immaginato una soluzione originale e sicuramente d’effetto per quello che è stato il primo caso di omicidi seriali documentato dalla stampa, tuttora irrisolto.

L’autore, Roberto Genovesi, è docente universitario di Teorie e tecniche dei linguaggi multimediali interattivi ed è uno dei maggiori esperti italiani di videogiochi.

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore, è attualmente direttore artistico di Cartoons on the Bay (Rai) ed è stato vicedirettore di RaiSat Ragazzi, RaiSat Smash e RaiSat Yoyo e coordinatore editoriale di Rai Gulp.

Ha pubblicato i romanzi Inferi On Net, La legione occulta dell’Impero Romano, Il comandante della regione occulta, La vendetta di Augusto. Con Sergio Toppi ha realizzato le biografie a fumetti di Federico di Svevia, Carlo Magno, Gengis Khan e Archimede di Siracusa.

Intervista.

  1. Ne La mano sinistra di Satana descrivi una Londra di fine ‘800 dai contorni gotici e oscuri nella quale dominano la miseria e l’orrore. Visitando oggi i luoghi dei delitti ci si chiede come sia possibile che tanta povertà vi regnasse poco più di un secolo fa. Come ti sei documentato al riguardo?

Prima di scrivere un romanzo storico passo circa sei mesi a leggere e a studiare i documenti dell’epoca. Per entrare nella mentalità dei personaggi, capire le loro abitudini, immaginare gli odori e i colori dell’epoca. Fortunatamente le immagini, i documenti, i testi sulla Londra Vittoriana sono numerosissimi e non è stato difficile. Piuttosto la vera sfida è stata quella di scrivere qualcosa che non ricalcasse nei toni e nelle atmosfere ciò che era stato già scritto.

  1. La componente paranormale, nel tuo romanzo, è rappresentata dalle doti di Wilfred Gayborg, collaboratore recalcitrante di Scotland Yard nelle indagini sui delitti di Jack lo Squartatore, che utilizza la psicometria come strumento di indagine. Si tratta di una scelta legata all’inquadramento storico o il desiderio di rendere ancora più intrigante un mistero che non è mai stato svelato?

Tutto il romanzo ruota attorno all’idea di questo personaggio dalle doti particolari. L’obiettivo era quello di mostrare una società che a quel tempo camminava a cavallo tra la scienza e l’occultismo, tra il razionale e il magico ma dove il magico era solo un’interpretazione ignorante di qualcosa che solo qualche decennio più tardi sarebbe stato classificato come scientifico: le registrazioni dei suoni in ambienti chiusi, le impronte digitali, la telecinesi, ecc. A Jack lo squartatore si arriva quasi per forza d’inerzia. Il vero protagonista è lo psicometrista. La sua è una psicologia distorta, disturbante all’inizio che poi cambia sulla base delle esperienze e del confronto con il male puro.

  1. In parallelo alla vicenda di Jack lo Squartatore, viaggiano anche indagini storiche inedite e particolarmente interessanti. Per quale motivo hai deciso di rendere protagonista una storia più volte raccontata a livello giornalistico e cinematografico?

Come ho già detto io cerco sempre di raccontare ciò che già è stato raccontato attraverso un’ottica diversa e, se ci riesco, sorprendente. L’ho fatto con la saga della Legione Occulta e lo farò ancora con il prossimo romanzo ambientato in Terrasanta.

  1. Gayborg, il protagonista, spicca per le sue debolezze tipicamente moderne. Credo che molti scrittori in erba si pongano spesso il problema di come caratterizzare gli esseri dotati di capacità sovrannaturali dei loro racconti. È la parte umana o quella sovraumana di sensitivo che crea gli “squilibri” caratteriali del tuo protagonista?

Esistono delle regole precise per caratterizzare un personaggio. Occorre mescolare con equilibrio doti e debolezze, evidenziare le fragilità oppure la forza. Capisco che per un giovane scrittore possa essere più difficile ma molto dipende dall’esperienza dello scrittore, dalla sua maturità. Uno scrittore complesso è in grado di costruire un personaggio complesso.

  1. Nella vita tormentata di Gayborg, così come nell’inferno di Spitalfields, ci sono molte donne. Donne martiri e donne testimoni, donne che subiscono perversioni e violenze, ma che, attraverso le loro azioni, determinano l’intrico degli eventi. Vuoi spiegarci perché hai scelto di assegnare un ruolo così pregnante a quelle che nella storia di Jack sono finora sempre state disegnate soltanto come vittime?

Io ho sempre pensato che le vittime di Jack fossero le vere protagoniste di questa vicenda molto mediatica. La chiave di lettura che cerco di dare attraverso il romanzo è quella per cui in realtà Jack è stato lo strumento della borghesia ”illuminata” per cancellare le sue debolezze. Intellettuali ricchi e agiati che brindavano al socialismo e ai diritti dei lavoratori comodamente seduti sulle poltrone dei loro salotti davanti al camino mentre i veri poveri e le donne continuavano a soffrire e morire. Una storia che si ripete. I ricchi libertari hanno sempre inneggiato ai diritti dei più poveri guardandoli dall’alto dei loro attici o dall’interno delle loro fuoristrada. E’ facile parlare senza sporcarsi le mani. Diciamo che La Mano Sinistra di satana è un po’ una denuncia di questa ipocrisia di fondo.

 


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *