Intervista a Romina Casagrande


Intervista a Romina Casagrande

a cura di Evelyn Storm

 

 

Romina Casagrande – Dreamland Forest

 

“Un’antica leggenda narra di un monte scaldato dal sole, nella regione che i Romani avevano chiamato Raetia, al confine tra l’Impero e le terre dei guerrieri barbari. Questa è la storia di quel monte, del popolo che vi abitava in ere lontane, degli uomini che lottarono per difendere il suo segreto e delle forze maligne che cercarono di distruggerlo. Questa è la storia di Monte Sole.”

Dreamland forest conferma la passione dell’autrice per la storia della sua terra, l’Alto Adige, e il suo talento nel fondere un contesto storico reale e realistico con una trama fantastica convincente e accattivante.

Dreamland forest ha il pregio di riproporre tutti quegli elementi che rendono affascinante l’universo letterario di questa scrittrice, raccontati però con uno stile più maturo e meglio calibrato rispetto a quando avveniva nel suo romanzo d’esordio, segno di una maggiore confidenza col mezzo che dona alle sue parole una carica espressiva più intensa, in grado sicuramente di lasciare un segno nel lettore.

Dreamland forest è un romanzo particolare. Leggendo la trama potrebbe sembrare il solito romanzo per i giovani adulti che troviamo nelle librerie. Non è così, anche se elementi che troviamo in Dreamland sono molto comuni ai romanzi del genere fantasy, questo ha qualcosa di tutto suo.

Oggi su Fantasy Planet intervistiamo Romina Casagrande, l’autrice del romanzo Dreamland Forest, edito da Nul

la Die Edizioni.

Note biografiche

Romina Casagrande è nata nel 1977 a Merano, in provincia di Bolzano. Laureata in Lettere con indirizzo classico, con una tesi in Storia greca, insegna attualmente in ruolo presso la scuola media Giovanni Segantini di Merano. Dopo la specializzazione per l’insegnamento e un secondo corso specialistico in Beni Culturali, ha collaborato con il Museo del Turismo-Touriseum di Merano e con il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano-Museion, occupandosi di didattica museale. Appassionata di leggende e folklore, è autrice di romanzi e racconti fantasy ispirati spesso ai miti e alle tradizioni della sua regione. Tra le sue pubblicazioni ci sono nel 2011 Amailija per Anguana Edizioni e il sopracitato Dreamland Forest nel 2012. Di prossima pubblicazione, sempre per Nulla Die, ci saranno i seguiti Falling Down e Morning Star.

 Inoltre, la Casagrande ha vinto con Appuntamento con demone il concorso Urban Gods indetto da Writer’s Dream e contenuto nell

‘antologia omonima. Infine, collabora con il blog letterario Diario dei pensieri persi, per il quale recensisce romanzi di genere preferibilmente horror, thriller e fantasy.

Sinossi

Cosa accade quando il tuo più mortale nemico condivide lo stesso tuo sangue, tanto simili da essere fratelli? Simaril è un gatto, soltanto un cucciolo alle prese con una forma e un luogo che non gli appartengono. Ma la sua anima è antica di secoli e conosce un segreto che a nessun umano potrà mai essere svelato. E non è un caso se il suo vagabondare tra le ere lo porta in un villaggio nascosto al resto del mondo da un’impenetrabile foresta. Dove gli uomini adorano una strana, capricciosa Dea. Tra le ombre della foresta di sacre querce Simaril troverà una creatura preziosa, l’ultima della sua specie. Forze oscure, antiche come il mondo, sono sulle sue tracce. Forze che insinuano il dubbio e confondono le menti, nutrendosi di vite. Soltanto una scelta potrà salvare il suo protetto. Ma come ogni scelta richiederà un sacrificio e un prezzo da pagare.

Intervista all’autrice

 

Parlaci di te come donna.

Domanda complicata. Parlare di me è sempre una cosa piuttosto difficile. Sicuramente il fatto di essere donna mi rende più sensibile a tutte quelle tematiche che riguardano il ruolo del femminile in contesti attuali e del passato. Non sono una femminista nel senso più vero del termine, ma credo ci sia ancora molto da lavorare e la cronaca è tristemente piena di episodi di violenza, di sopraffazione, abusi. Raccontare certe storie, certi personaggi, senza ambizioni o velleità universali, può aiutare a inquadrare il problema e a metterlo in luce. Anche se si tratta di romanzi e il genere non è esattamente quello giornalistico, e si sposa con il fantastico.

 

Sei appassionata di storia, tradizioni e folklore. Quanto di questo ha influito sulla storie che racconti?

Molto. Non credo che nel passato si vivesse meglio, e ogni epoca ha i suoi lati oscuri. Ma la distanza temporale ci aiuta a guadare le cose con maggiore lucidità e a riflettere in modo più obiettivo, illuminando un po’ anche il presente. Poi c’è un altro lato del passato, che è appunto quello della tradizione e del folklore, che si sposa molto bene con il fantastico. È l’irrazionale della fiaba, della leggenda, che poi, a guardare bene, tanto irrazionale non è. E sono sempre stata molto affascinata dal modo in cui storia e invenzione, meccanismi sociali e ricordi collettivi si mescolano per trovare un ordine originale, che segue leggi proprie.

 

Nel tuo ultimo libro il personaggio Simaril è un gatto. La tua scelta è stata influenzata da uno dei tanti animali che possiedi?

Amo il modo “magico” in cui gli animali sanno entrare in contatto con noi. Non hanno dimenticato che ascoltare è la via migliore per fissare un legame. Leggono il nostro linguaggio del corpo e per loro siamo un libro aperto molto più di quanto non lo siano viceversa per noi. Trovare “nuovi linguaggi”, riuscire a superare il limite della comprensione tra “specie differenti”, è sempre qualcosa di emozionante. Simaril è un’anima intrappolata. È la mancata possibilità di comunicazione a isolarlo dal mondo che ama e a cui in fondo appartiene. Trovo sia una sfida dai molti risvolti, drammatici ma a volte anche divertenti per i malintesi e i buffi tentativi che porta con sé.

Quali altre cose ti hanno ispirato nella stesura della trama?

Sicuramente le leggende della mia regione (quella di Monte Sole, in particolare), i miei paesaggi, la voglia di raccontare di un mondo lacerato e in bilico, senza certezze, in cui ogni alternativa può risultare credibile o accettabile. Dove niente è dato per definito.

E la musica di Enya.

 

Dreamland Forest è nato dopo Amailija. A quale dei due sei più affezionata?

Nel momento in cui sento che la storia che dovevo raccontare è arrivata alla fatidica parola fine, provo nostalgia, ma è come se l’energia che le ha dato vita e l’ha creata fosse esaurita. Le nuove sfide, le nuove storie, sono quelle a cui tengo di più. Devo dire, però, che mi sono molto affezionata ad alcuni personaggi di Dreamland che non avevano ancora trovato il giusto spazio e la cui evoluzione mi ha dato spunti per continuare a raccontare di loro nei due seguiti. Anche se non amo i racconti a puntate. Chi si spaventa di fronte alla parola “trilogia” può stare tranquillo: Dreamland Forest si può leggere anche come romanzo autoconclusivo.

 

Sei anche insegnante. Come trovi il tempo per conciliare lavoro e passioni?

Molti spunti li trovo proprio dal mio lavoro. Cerco di conciliare, dove posso, tutte le cose che amo, comunque non si tratta di attività troppo distanti. Mantenere il contatto con i ragazzi mi aiuta ed è una bella sfida riuscire a motivarli. Mi viene in mente l’opera Charlie fa surf, di Maurizio Cattelan. Spesso ho l’impressione che loro si sentano un po’ così: crocifissi ai banchi in un luogo che trovano difficile da amare. Aiutarli a trovare un senso in quello che fanno credo dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni insegnante. E tutto il resto, a confronto, è davvero uno scherzo.

 

Se dovessi darti un voto come autrice da 1 a 10, quale ti daresti?

 

Non riuscirei mai a darmi un voto! Comunque sono molto critica riguardo al mio lavoro. Ad esempio non amo rileggere quello che ho scritto, perché raramente ne sono soddisfatta. C’è sempre qualcosa che vorrei cambiare, un dettaglio che trovo stonato o idee nuove che vorrei inserire.

 

Un libro che avresti voluto scrivere tu. Quale sarebbe e perché.

Il primo che mi viene in mente è Cronache Marziane di Ray Bradbury. Credo che la fantascienza sia un genere particolarmente insidioso. Qui tocca i massimi livelli.

 

Hai qualche altro libro o progetto che vorresti vedere realizzato?

Nell’immediato c’è l’editing del seguito di Dreamland Forest, un lavoro impegnativo che mi sta insegnando molto. E poi tantissime idee, alcune delle quali si stanno concretizzando. Alcune declinate al futuro, altre al passato…

L’importante è trovare sempre nuovi stimoli. La progettualità è un antidoto valido per un sacco di malattie.

Il suggerimento più grande che ti senti di dare agli scrittori emergenti.

Credere sempre nel proprio lavoro, ma avere l’umiltà di accogliere le critiche e la furbizia di saper scegliere quelle più utili e lasciar scivolare via quelle meno concrete. Mantenendo i piedi ben saldi a terra per trovare la forza di spiccare il volo.

Grazie di cuore per avermi ospitata qui!


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