GENE WOLFE E I FUTURI FANTASY


L’ombra del torturatore

A cura di Claudio Cordella

“La memoria mi assilla. Dal momento che sono cresciuto fra i torturatori, non ho mai visto mio padre e mia madre, come tutti i miei compagni”. GENE WOLFE, The Shadow of the Torturer, 1980; L’ombra del torturatore – Primo volume del ciclo Il Libro del Nuovo Sole, Fanucci Editore, Roma 2012, p. 18.

Al lettore moderno, sin troppo abituato a un fantasy medievaleggiante, ambientato in mondi feudali stereotipati, o al contrario in scenari metropolitani contemporanei, potrà forse sembrare strano ma è possibile ambientare un buon romanzo fantastico anche in un remoto futuro. Così facendo i generi tendono a mischiarsi inevitabilmente tra di loro; mura turrite e astronavi, soli morenti ed eroici cavalieri. Un simile modo di  intendere la narrativa fantastica, senza confini precisi tra science-fiction e fantasy, arrivando a immaginare il nostro più lontano futuro in maniera fiabesca, la ritroviamo nella produzione dello scrittore americano Clark Ashton Smith (1893 – 1961). Smith, autore di un ciclo di racconti ambientati nel magico universo di Zothique, pubblicati nelle pagine negli anni ’30 dalla rivista Weird Tales, conduce il suo lettore tra i pericoli e le meraviglie di una terra incantata. Tutte queste novelle in seguito vennero riunite e ristampate in un volume postumo del ’70

 intitolato semplicemente Zothique (Zothique l’ultimo continente della Terra).  Zothique è l’ultimo continente del nostro mondo, il sole ormai ha assunto una tinta rossastra ed è prossimo alla morte, gli esseri umani però esistono ancora e danno vita a strane, bizzarre civiltà. In queste avventure la magia è una realtà, incontriamo non a caso spietati negromanti (Necromancy in Naat, I negromanti di Naat; The Empire of the Necromancers, L’impero dei negromanti), l’aspetto delle città e dei costumi dei personaggi ricorda quello di un Oriente favoloso e sensuale, ma al tempo stesso decadente e non privo di autentiche venature fanta-horror. Naturalmente lo scenario offertoci da Smith, per quanto affascinante e meraviglioso possa essere, è assolutamente implausibile. Non solo per la presenza di situazioni e personaggi tipiche del fantastico puro, come i non-morti, le lamie e i demoni, ma anche la scarsa verosimiglianza del mondo di Zothique. È vero, il nostro sole un giorno diventerà una gigante rossa ma tale futuro è distante da noi diversi milioni di anni e quando accadrà è assai difficile immaginare che la nostra specie cammini ancora sulla faccia della Terra. O quantomeno  che essa possa esistere e risultare immutata dopo un simile lasso di tempo dal nostro presente. Eppure le novelle di quest’autore funzionano, egli prende il suo spunto da un dato scientifico reale, la morte termica della nostra stella destinata a mutare e poi a spegnersi, per plasmare una realtà fondamentalmente romantica, melanconica e capace di toccare le corde dell’animo dei suoi lettori. Alla fine dei tempi, là dove ogni cosa appare corrosa dal tempo e in rovina, i raggi del sole brillano di una strana luce sanguigna, lo stesso scintillio delle stelle appare come malevolo e l’autore, giocando sapientemente le sue carte, ha buon gioco nel dar vita a storie oniriche, visionarie, sospese nel limbo tra fantasia e realtà. Nel Dopoguerra è Jack Vance a raccogliere la fiaccola delle intuizioni di Smith con il suo The Dying Earth del 1950. Si tratta anche in quest’ultimo caso di racconti apparse su rivista e poi ristampate in volume. Vance ci presenta anch’egli un mondo moribondo e al tempo stesso magico, benché privo dei tratti orientaleggianti delle terre di Zothique ma al contrario simile a un Europa tardo-medievale o rinascimentale pur se di fantasia. La differenza con Smith è che sotto questo sole rossastro i personaggi “vanciani”, più picareschi che cavallereschi, possono imbattersi non solo in stregoni malintenzionati o esseri demoniaci ma anche nelle reliquie di passate civiltà tecnologiche scomparse. Il che non è poi così sorprendente se si pensa che questo scrittore, dotato di un notevole talento visionario nell’immaginare bizzarre società e creature aliene, è entrato nella storia nella fantascienza proprio come autore di romanzi ibridi di science-fantasy. Vance ritornò più volte in seguito a occuparsi di quello che è noto come il Ciclo della Terra Morente, prima nel ’66 con The Eyes of the Overworld e poi negli anni ’80 con Cugel’s Saga (La saga di Cugel) del 1983 e infine l’anno dopo Rhialto the Marvellous (Rhialto il meraviglioso). In Italia nel 1994 The Dying EarthThe Eyes of the Overworld, grazie all’editrice Nord, vennero pubblicati in un unico volume intitolato La Terra morente; tradotti rispettivamente come La Terra morente e Cugel l’Astuto. Di recente nel 2009 George R. R. Martin e Gardner Dozois, in qualità di curatori, hanno dedicato a questa creazione di Vance una nutrita antologia: Songs of the Dying Earth; opera collettiva a cui hanno partecipato molti scrittori e che in Italia sta uscendo in più volumi su Urania come Storie dal crepuscolo di un mondo. Eppure, a partire dagli anni ’80, Vance non è più il solo ad avventurarsi attraverso le lande desolate di una Terra illuminata da un sole fioco. Sulle scene inizia a farsi avanti Gene Wolfe con la serie di romanzi The Book of the New Sun (Il Libro del Nuovo Sole), il primo volume del ciclo risale al 1980 ed è The Shadow of the Torturer (L’ombra del torturatore). Wolfe, classe 1931, ispirandosi esplicitamente alla Terra Morente “vanciana”, a cui aggiunge un’atmosfera sognante che ricorda da vicino quella di Zothique di Smith, raccoglie l’eredità delle esperienze letterarie del passato per forgiare un qualcosa di unico e  di indimenticabile. A differenza di scrittori come il sopracitato Martin, noto per aver strutturato la sua imponente A Song of Ice and Fire (Cronache del ghiaccio e del fuoco) come un intreccio tra i diversi punti di vista degli innumerevoli personaggi che la popolano, Wolfe preferisce al contrario concentrarsi su un unico narratore. Severian è un membro della corporazione dei Torturatori, figlio di vittime di quest’associazione di carnefici: “Da allora, il nostro numero viene ingrossato solamente dai figli di coloro che cadono nelle nostre mani. Nella Torre di Matachin una sbarra di ferro sporge dal muro all’altezza dell’inguine di un uomo. I bambini abbastanza piccoli da stare in piedi sotto quella sbarra vengono ammessi nella corporazione; quando ci viene consegnata una donna gravida le apriamo il ventre: se il piccolo sopravvive ed è un maschio chiamiamo una balia. Le femmine, invece, vengono affidate alle streghe. Così si fa sin dai tempi di Ymar, tempi ormai dimenticati da secoli”. WOLFE, L’ombra del torturatore, p. 19.

Lo sguardo di Severian è però tutt’altro che affidabile, oggettivo e privo di incertezze, anzi ci si rende presto conto che è tutto l’opposto. Egli ci presenta le sue avventure sotto forma di memorie, infatti il nostro eroe ribadisce pure più volte di non poter scordare nulla, nemmeno il ricordo più insignificante, eppure appare evidente come la realtà dei fatti sia ben diversa. Il primo romanzo del ciclo de Il Libro del Nuovo Sole, L’ombra del torturatore, è incentrato sulla giovinezza di Severian e sui suoi primi passi nel mondo; un luogo assai distante nel tempo dal nostro presente che i suoi abitanti chiamano Urth. Ogni accadimento, dal più insignificante al più importante, è incerto, parziale, dai contorni indefiniti. Su ogni cosa grava un’atmosfera onirica, se non da incubo, come se ci venisse descritto un lungo sogno. Tra l’altro un simile modo di narrare, imperniato su un “narratore inaffidabile” che peraltro pare non esser in grado di distinguere la veglia dal sonno, rappresenta un po’ la cifra dell’arte di Wolfe. Ad esempio, nell’originale romanzo breve fantascientifico The Fifth Head of Cerberus (La quinta testa di Cerbero) del ’72, quindi precedente alla pubblicazione de L’ombra del torturatore, il protagonista, condannato per omicidio, ricostruisce le sue memorie e giunge a una tremenda verità: il pianeta in cui vive è popolato unicamente da cloni, tutti creati a partire da un unico individuo. Anche qui le percezioni, i ricordi, le visioni dell’io narrante sono allucinate, confuse e imperfette. Qui invece Severian, che pure pare avviato a una luminosa carriera nei ranghi dei Torturatori, deve abbandonare il suo posto presso di loro per una grave colpa: aver provato pietà per una esultante (una aristocratica) della Casa Assoluta (House Absolute) di nome Thecla; un’infelice condannata a orribili tormenti e infine alla morte pur non avendo alcuna colpa. La giovane è la sorella di Thea, l’amante di un ribelle, tale Vodalus, nemico di uno spietato tiranno noto come Autarca (Autarch). Quest’ultimo pensa prima di usarla come pedina nella sua lotta contro il suo avversario, decidendo alla fine la fa mettere a morte. È allora che Severian, scacciato da questo luogo d’orrore che egli chiama casa, dove chiunque senza può esservi rinchiuso per andar incontro a un destino di sevizie e di dolore, si incammina per i meandri di Nessus, la Città Immortale. Severian è diretto a Thrax, la Città dalle Stanze Senza Finestre, dove deve dirigersi per adempiere al nuovo incarico a cui è destinato. Non si tratta, si badi bene, di un premio ma bensì di una punizione per aver infranto le regole della sua corporazione. Egli quindi dovrà attraversare a piedi Nessus, con tutte le meraviglie, le bizzarrie e i pericoli che questo comporta. Il risultato del suo viaggiare darà vita a un’autentica odissea, picaresca come un romanzo “vanciano” ma al tempo stesso molto più affascinante.

Oltrepassare le mura della metropoli, alte come montagne, per avventurarsi nel mondo esterno non sarà un compito semplice per Severian; sul suo cammino egli incontrerà strani attori girovaghi, fanciulle affascinanti quanto crudeli come Agia, altre misteriose e prive della memoria come Dorcas. Senza contare una moltitudine di altri personaggi patetici, a volte incomprensibili e grotteschi, visioni di altre realtà e duelli mortali combattuti con piante aliene velenose come armi. Ecco, questi sono solo alcuni degli incontri, e delle prove, che egli dovrà superare mentre si avvia per la sua strada imbracciando la spada Terminus Est. Il destino che attende questo Torturatore sarà irto di difficoltà ma anche glorioso; già da ragazzo egli ha aiutato a scappare Vodalus, forse rifugiatosi sulla Luna, trasformata da tempo in una terra verde, in seguito durante il suo peregrinare egli si è impadronito, pur se casualmente, di un potente talismano: l’Artiglio del Conciliatore. Quando verrà il giorno in cui lo stesso Autarca inizierà a temere il nome di Severian? L’Editore Fanucci, riproponendo L’ombra del torturatore e i suoi seguiti, ristampati tutti quanti in blocco, ha compiuto senz’altro un’opera meritoria; originariamente portati nelle librerie nostrane dalla Nord, erano da tempo praticamente irreperibili nonostante la loro qualità letteraria e l’importanza che l’intero ciclo de Il Libro del Nuovo Sole ha nell’ambito del fantastico. Non per nulla L’ombra del torturatore fu tra le opere in gara nel 1980 per un Premio Nebula, vinse poi nel 1981 il World Fantasy and British Science Fiction Awards; per essere nominata l’anno seguente per due premi prestigiosi come il Campbell e il Locus.

Sinossi de L’ombra del torturatore dal sito della Fanucci Editore (http://www.fanucci.it/libro.php?id=11240&g=2).

Come la ruvida cartolina olografica in grado di restituire con una sensibile inclinazione lo sviluppo tridimensionale dell’immagine, le vicende di Severian, apprendista artigiano della corporazione dei Torturatori, si muovono tra paesaggi medievali e architetture avveniristiche. Sullo sfondo la Torre di Matachin, luogo d’iniziazione ai segreti della casta che ammette come unici adepti i figli delle proprie vittime; in primo piano, l’amore per la condannata Thecla, motore propulsore della storia, che condurrà il protagonista lontano da Nessus, la Città Immortale; ed è in cammino sulle vie dell’esilio, con la spada del Maestro come unica compagna, che Severian tenterà la riscossa contro l’imperscrutabile potere dell’Autarca… Primo volume del ciclo Il Libro del Nuovo Sole, L’ombra del torturatore è una prova narrativa sontuosamente immaginifica, capace di mettere d’accordo i cultori della fantasy e della fantascienza.


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