Cardanica, Robredo, Chatarra, Afritania


A cura di: Marco Montozzi
Recensione: “Cardanica, Robredo, Chatarra, Afritania”
Autore: Dario Tonani
Ed: 40K

Questi sono lavori che valgono più della somma della loro parti.
“E che vuol dire?”
Vuol dire che i quattro racconti di Dario Tonani, come detto in una precedente recensione, non possono essere considerati solo racconti o nouvelette vista la loro forza evocativa e visionaria.
Quando leggiamo le vicende dei protagonisti non possiamo non sentire la sabbia che graffia la pelle, la salsedine, il sapore metallico della pioggia o spostare lo sguardo da quello che ci viene fatto vedere.
Leggere la “Saga della ferraglia infernale” significa scegliere di imbarcarsi in un viaggio pericoloso e incredibile al tempo stesso.
Le vicende si svolgono tutte su un pianeta il cui nome, se di nome vogliamo parlare, sembra essere una semplice catalogazione e ci fa pensare che ci sia altro al di fuori di questo mondo e naturalmente tutto un universo da scoprire.
Se Cardanica nasce come racconto assolo, semplice è stato, almeno per noi lettori, ricondurlo e reinserirlo nei binari di quella che è poi divenuta una vera e propria “piccola” epica i cui protagonisti, sempre diversi, entrano a far parte in maniera permanente di un ingranaggio che li rende parte della storia stessa.
Troppo contorto?
Allora procediamo con ordine.
In Cardanica la nave Robredo, gigantesco veicolo a ruote, finisce in panne e il comandante Garrasco e il suo secondo, Galindez, trovano rifugio in uno pseunomosnodo che si paleserà come un essere senziente e li condurrà, forse, in salvo, non senza la giusta dose di sacrificio da parte dei due umani ospiti.
Nel successivo racconto scopriamo che in realtà la Robredo non è, per così dire, morta, ma è rimasta ferma ad aspettare che qualcuno tornasse a camminare sui suoi ponti e ad attraversare le sue passerelle, per fornirgli l’energia necessaria e la manodopera utile affinché possa tornare a viaggiare.
Sarà il piccolo Youssouff, alla ricerca di suo padre smarritosi durante una battuta di caccia, a instaurare con la Robredo un ambiguo rapporto “simbiotico” in cui la sopravvivenza dell’uno sembra dipendere dal buon funzionamento dell’altro.
Queste prime due storie sono, a loro modo, dei racconti sciolti dal quadro generale di un pianeta in cui la tecnologia si è rivolta verso la meccanica e non all’elettricità.
Un pianeta duro,  Mondonove,  di cui almeno all’inizio conosciamo poco se non parte della sua orografia e la presenza di un virus, una anomalia, che trasforma la carne delle persone infettate in metallo.
Ma ecco che con Chatarra, ossia ferraglia l’aggettivo con cui viene indicata una sorta di isola artificiale composta dai corpi delle navi morte e morenti, ci vengono chiariti altri aspetti.
Il fatto che le macchine abbiano una loro volontà propria è risaputo e così viene istituita una gilda dedita alla loro soppressione eutanasica (nel senso di buona morte) con dei veleni appositamente studiati.
Chimica “contro” metallurgia danno un nuovo senso, una nuova svolta ai fatti e ci lasciano di nuovo dedurre la presenza di un mondo complesso.
Stavolta sono Vania e Marcelo ad affrontare il metallo e a condividere con esso l’empatia oscura che accompagna la morte delle navi.
Afritania, il capitolo conclusivo della saga, è il nome di una delle più grandi navi che abbiano mai solcato i deserti di Mondonove.
Una vera città viaggiante in grado persino di assimilare altre navi e di smantellarle per ottenere pezzi di ricambio utili nella guerra che le macchine stanno portando avanti e il cui bottino sono le misteriose “creature di sotto” che si muovono tra le intercapedini dei ponti e le paratie e che sembrano conoscere molte cose di Mondonove.
Queste creature si muovono nell’ombra, sono intangibili eppure parlano a chi le sa ascoltare.
A bordo dell’Afritania ritroviamo Garrasco,  assetato di conoscenza che si troverà ad affrontare un terribile spettro del passato.
Sarà pronto l’ex comandante della Robredo, la cui ombra è sempre presente a raccordare tutte le vicende, ad affrontare LA conoscenza o ne sarà sopraffatto?
Tutto qui?
No, almeno l’impressione di chi scrive è questa e cioè che la Storia di Mondonove sia ancora di la da venire, e che queste “avventure”  siano soltanto degli spiragli  che ci lasciano intravedere un nuovo universo in accelerazione.

Concludendo:
Alla fine dell’ultima storia non ho potuto trattenermi dal controllare lo spessore del mio ebook reader alla ricerca di un eventuale gonfiore della memoria: davvero così TANTO è riuscito a stare in così poco spazio?


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