INTERVISTA A MAX RAMBALDI
A cura di Alexia Bianchini
I’m Max.
Some people were simply born beautiful, and their mere existence makes the world a more beautiful place.
When I was born my parents gave me a pencil.
Oggi su Fantasy Planet abbiamo il piacere di intervistare una illustratrice d’eccezione. In poco tempo si è fatta conoscere al pubblico, acquistando crediti presso autori ed editori.
Le sue capacità grafiche sono molteplici. Dallo schizzo a matita alla manipolazione di immagini si fa notare per il suo stile innovativo, mai banale.
Max Rambaldi, nome d’arte, è una persona affabile con capacità straordinarie, lo denota ancor più la sua grande umiltà.
I suoi disegni, i suoi esperimenti grafici, le sue illustrazioni, tutti i suoi lavori lasciano il segno. Armonia, equilibrio, colori mai ordinari e scontati. L’espressività dei suoi tratti denota una grande personalità, che lei cela sotto una coltre di timidezza e riservatezza. Eppure, sebbene non si renda conto del suo potenziale, è simpatica e sprezzante e lo manifesta nelle simpatiche e stravaganti risposte che ci ha dato.
Max Rambaldi nasce nel 1987 a Padova. In verità nasce con un altro nome, ma sulle ragioni di ciò si potrebbe discutere per ore, motivo per cui passiamo oltre.
Si diploma al liceo artistico della propria città e frequenta in seguito l’Accademia di Belle Arti di Venezia, per quanto si limiti a frequentarla il tempo necessario a carpire quello che le interessa per poi abbandonarla.
Attualmente illustratrice, ha collaborato con svariate case editrici partendo da manuali fantasy con l’Asterion Press. Senza un ordine preciso ha proseguito sulla via dell’editoria fantastica e non, intervallando l’illustrazione con grafica per il web, murales, cover di CD, concorsi di design e un numero imprecisato di forme di disegno che variano per materiale e supporto, sebbene l’illustrazione digitale resti il mezzo che predilige. Se non altro per questioni pratiche.
Nel tempo libero cura un paio di canali di YouTube, uno come semplice raccolta di making of di alcuni suoi lavori, l’altro dedicato al fotoritocco. Per il resto si limita a fare la nerd*, attorniata dai suoi gatti, leggendo e pasticciando con programmi di grafica. Il tutto condito da musica metal.
Nel futuro non v’è certezza, tranne il solido desiderio di trasferirsi in Finlandia e di riuscire a diventare un’Illustratrice con tutti i crismi. Stay tuned!
* Leggasi “eremita, prolungamento del proprio computer”

Sito ufficiale http://www.maxrambaldi.com/
Fanpage su Facebook http://www.facebook.com/maxrambaldi
Canale di YouTube http://www.youtube.com/user/maxrambaldi
INTERVISTA
Chi è Max Rambaldi?
La metà migliore di me, nel senso che è la metà che porta a casa la pagnotta.
Ha la pretesa di non appartenere al genere femminile ed è qualificabile come un’estensione del proprio computer; una sorta di protesi della tavoletta grafica con la vita sociale di un fermacarte.
Però finche le si dà da disegnare è quantomeno una protesi felice.
Quando hai capito che la tua vena artistica era improntata sull’Immagine?
Non credo di averlo capito. E’ piuttosto capitato, come in genere alle persone capita di sospirare o ridere o corrucciare la fronte. Non lo si fa con intenzione e raramente si riflette sul perchè lo si faccia. Sono nata e la mamma mi ha regalato un blocco di fogli da tabulato, quando ancora i computer andavano a carbon fossile. E una matita. Sai come sono i bambini piccoli, gli metti in mano le cose e le usano, senza farsi troppe domande. Solo che poi è successo che non son riuscita a smettere.
Quali tecniche usi e con quale senti che il tuo stile viene messo in maggior risalto?
Con l’evoluzione da adolescente sfigata a nerd d’alto borgo diciamo che la via del digitale era quella più naturale da percorrere, aiutata dall’essere la meno dispendiosa. Per il resto non sono schizzinosa e anzi mi piace variare, perché d’indole tendo ad annoiarmi in fretta, e se mi chiedono di disegnare su un toast con la maionese rispondo con lo stesso entusiasmo che userei alla richiesta di un dipinto ad acrilico.
Tuttavia amo l’essenziale. Non sono convinta che l’amare bozze e disegni molto semplici – china&acquerello rulez – sia sufficiente a renderli le tecniche che più mi valorizzano. Ma è la cosa che più si avvicina ad essere una risposta sensata.
Quanto tempo dedichi al tuo lavoro?
In quale sistema numerico?
A volte passo settimane a lavorare senza memoria di cosa distingua il giorno dalla notte, piombando poi in periodi dove a stento raggiungo uno stato di subcoscienza. E’ comunque una condizione comune a molti illustratori, non ne faccio un mio particolare vanto, e soprattutto, voglia di fare a parte, il quanto varia decisamente in proporzione alla mole di lavoro che uno riesce – o ha la fortuna – di procurarsi.
Quale soggetto preferisci raffigurare?
La gente. Specialmente i volti e le mani, colti di sfuggita su treni e autobus.
All’inizio me ne stupivo perché cozzava con la mia misantropia latente, ma è forse proprio un tentativo di capire le persone che mi spinge a disegnarle. Spesso il disegnare, quando è fatto per diletto, è un mio modo di comprendere ciò che copio, di renderlo in qualche modo mio.
Max pensa di darsi alla copia dal vero di nudi.
Che rapporto si instaura con il cliente che richiede una illustrazione?
Dipende. Nella maggior parte dei casi si tratta di mere prestazioni sessuali. Il cliente m’informa su quali siano i suoi desideri, io eseguo, egli paga. In buona parte dei casi la fase del pagamento è preceduta da ere geologiche di attesa.
Ma d’altro canto esistono persone per le quali lavorare è un piacere, per fortuna, perché permettono di cooperare in maniera rilassata e civile. Addirittura in rare circostanze, esulando dal Manuale del provetto professionista, si sono instaurati rapporti di amicizia.
Qual è il progetto che ti ha dato maggior soddisfazione?
In genere il progetto che mi porta più soddisfazione è sempre l’ultimo eseguito, o quello su cui sto lavorando al momento, perché ancora lo vivo. Forse l’unico che mi è rimasto un po’ nel ventricolo sinistro è stato un progetto su Pippi Calzelunghe, nonostante la detesti con ogni fibra in mio possesso, perchè è l’unico personaggio che ho dovuto studiare davvero a fondo.
E a volte si finisce per apprezzare anche i nemici, una volta che li si conosce, anche se si presentano con le sembianze di spocchiose bimbeminchia.
A cosa stai lavorando attualmente?
Libro lussurioso che fonde due dei più grandi piaceri del mondo: cibo e sesso. Racconti erotici e ricette. Temo che l’aver iniziato a lavorare a questo progetto sia in parte causa del precoce svuotarsi del frigo degli ultimi giorni, senza contare la scomodità di disegnare su una tavoletta grafica sulla quale si sta sbavando.
Però indubbiamente sono illustrazioni che sto amando, in quanto lo stile scelto è molto essenziale, come piace a Max.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Oltre a concludere l’imbarazzante parentesi derivata dall’essere intervistata?
Vivere dignitosamente con quello che faccio.
Presumibilmente darmi alla fuga in qualche paese freddo dove il concetto di inciviltà massima è rappresentato dal mancato centro di un cestino quando si lancia una cartaccia.
In settembre una scappatella in giro per l’Europa come tuttofare per un gruppo folk metal [http://www.facebook.com/Krampusfolk ]. E poi, le famose copie di nudo dal vero.


















