MORIRE PER VIVERE di JOHN SCALZI


VECCHIETTI ALLA CONQUISTA DELL’UNIVERSO

ovvero MORIRE PER VIVERE di JOHN SCALZI

A cura di Stefano Sacchini

“Il giorno del mio settantacinquesimo compleanno ho fatto due cose. Ho visitato la tomba di mia moglie. Poi mi sono arruolato nell’esercito”.

Incipit di “Morire per vivere”

La casa editrice Gargoyle, finora nota per le sue pubblicazioni horror con un occhio di riguardo al mondo dei vampiri, il 26 gennaio di quest’anno ha debuttato nella fantascienza propriamente detta con un ottimo romanzo dell’esordiente (da noi) John Scalzi: MORIRE PER VIVERE (Old Man’s War, 1995, finalista al premio Hugo).

Fortemente consigliato agli amanti della fantascienza militare e della Space Opera, questo libro ricorda, nel senso migliore del termine, classici come “Fanteria dello spazio” di Heinlein e opere più recenti come “The Risen Empire” (2003) partorito dalla mente di Scott Westerfeld, il quale, guarda caso, è collega e amico del nostro Scalzi. MORIRE PER VIVERE, il cui titolo italiano è forse ancora più azzeccato dell’originale inglese, è però condito e reso più originale da una spruzzata di humor, per intenderci alla Joe R. Lansdale, che non guasta affatto, anzi. A rendere la lettura più coinvolgente è pure l’uso della narrazione in prima persona.

L’universo in cui si muove John Perry, il protagonista, è carico di quel sense of wonder che gli appassionati di fantascienza faticano un po’ a ritrovare nelle pubblicazioni più recenti: fra un paio di secoli, mentre sulla Terra gli USA hanno mantenuto la supremazia grazie a bombardamenti atomici su India e altri paesi, la galassia pullula di razze aliene intelligenti che, dinanzi alle difficoltà di comunicazione, ricorrono alla forza per accaparrarsi i pianeti abitabili. Gli umani, attraverso le proprie Forze di Difesa Coloniale, non solo non si tirano indietro ma partecipano a questo gioco spietato, dando il meglio, o peggio a seconda dei punti di vista, di se stessi.

Insomma, un libro ben scritto e pubblicato con gran cura redazionale.

Speriamo che la Gargoyle continui su questa linea editoriale e, magari, pubblichi in futuro anche i seguiti che Scalzi ha già scritto e pubblicato con successo negli USA.

Dalla seconda di copertina:

“A 75 anni John Perry, vedovo da alcuni mesi, si arruola nelle Forze di Difesa Coloniale (FDC), imbarcandosi, assieme ad altri volontari, sull’astronave Henry Hudson. All’interno del veicolo spaziale, la coscienza dei commilitoni verrà trasferita in nuovi corpi potenziati in modo tale da disporre di una forza prodigiosa e sensi molto sviluppati, mediante una tecnologia avanzata. Dopo un periodo di addestramento sul pianeta Beta Pyxis III, Perry viene mandato a combattere i Consu, una razza aliena fiera e intelligente. Grazie a un’intuizione del veterano Perry, le FDC vincono la battaglia e il suo gruppo di appartenenza è riassegnato. Ma l’astronave viene intercettata, attaccata e Perry dato per morto. A salvarlo arrivano le misteriose Brigate Fantasma, forze speciali delle FDC, guidate da Jane Sagan, che somiglia in modo impressionante a Kathy, la defunta moglie di John…”.

John Scalzi, nato nel ’69 in California, è scrittore e sceneggiatore nonché, dal 2010, presidente della Science Fiction and Fantasy Writers of America. E’ anche un prolifico blogger e, a tale proposito, è interessante il suo sito, ricco d’informazioni per gli appassionati dell’universo di Old Man’s War: http://whatever.scalzi.com.

Ma lasciamo che sia proprio lui a presentarsi.

Salve, lettori italiani! Sono John Scalzi e scrivo fantascienza. Da poco il mio primo romanzo “Morire per vivere” è stato tradotto in italiano. Finora è il mio romanzo più noto, anche se nel frattempo ne ho scritti altri otto, tre dei quali sono stati nominati come miglior romanzo al premio Hugo (ne ho vinti due, di Hugo). “Morire per vivere” è stato opzionato per diventare un film, che sarà diretto da Wolfgang Petersen (“U-Boot 96″, “La tempesta perfetta”). Oltre alla fantascienza scrivo molte altre cose, tra cui critica cinematografica (ho pubblicato due libri sul cinema), e ho un blog chiamato “Whatever” (http://whatever.scalzi.com) che è on-line dal 1998, uno dei più antichi blog in circolazione. Sono stato il consulente creativo della serie TV Stargate Universe e attualmente ricopro la carica di presidente della Science Fiction e Fantasy Writers of America. Vivo in Ohio, negli Stati Uniti, con la mia famiglia e i miei animali.

Ci tengo a dire che sono tremendamente felice di avere un libro tradotto in italiano. Come si può capire dal mio cognome, sono di origini italiane – i miei antenati arrivarono ​​negli Stati Uniti negli anni ’80 del XIX secolo – così ho sempre sperato che un libro potesse un giorno arrivare ai lettori italiani. Grazie, Gargoyle!

Com’è nata l’idea per il tuo primo romanzo?

E’ stata pianificata a tavolino. Avevo deciso di scrivere un romanzo di fantascienza che potesse vendere, così andai nella libreria più vicina e guardai lo scaffale della fantascienza, per vedere cosa fosse in vendita allora. Vidi molta fantascienza militare, così pensai “Ok, scriverò un libro di fantascienza militare”. Avendo preso questa decisione, sapevo anche che dovevo scrivere un libro che “io” avrei voluto leggere, quindi non potevano esserci solo laser, esplosioni e armi da fuoco. Tutte queste cose mi piacciono, ma avevo bisogno di andare oltre. Questo è successo quando mi è venuta l’idea dei soldati anziani e verso la fine della loro vita naturale. Era un’idea che in passato non era stata sfruttata ampiamente, c’erano quindi molte opportunità per fare cose interessanti, se mi fossi mosso nel modo giusto. Così, ho iniziato a sviluppare l’idea per vedere fin dove mi avrebbe portato.

Sembra che nel tuo romanzo ci sia molto dell’immaginario di R.A. Heinlein. Quali altri libri e scrittori ti hanno influenzato durante la stesura di “Morire per vivere”?”

Heinlein è stato chiaramente influente – tanto che ho fatto in modo di accreditarlo nei miei ringraziamenti quando il libro uscì. Non credo ci sia alcun problema nell’omaggiare gli scrittori che hanno fatto la differenza. Al di fuori di Heinlein, però, non ci sono stati particolari scrittori di fantascienza che hanno avuto un’influenza su questo libro. L’altro più grande influsso è stato quello degli sceneggiatori – uso molti dialoghi nel libro e alcuni dei migliori esempi sono venuti proprio dalle sceneggiature. Sono stato critico cinematografico professionista per molti anni, quindi ho fatto molta esperienza su come il dialogo sia utilizzato per raccontare una storia. Così, gli sceneggiatori hanno avuto un’enorme influenza. L’ironia è che ora dal libro sarà stato tratto un film – così le radici cinematografiche della storia usciranno in modi nuovi ed entusiasmanti.

Novità per quanto riguarda la trasposizione di “Morire per vivere” sul grande schermo?

Il film attualmente è in fase di sceneggiatura, la qual cosa a quanto pare durerà ancora un po’. E’ emozionante avere il proprio lavoro opzionato per un film, ma poi … bisogna aspettare. E aspettare. E aspettare ancora. Non mi dispiace, perché questo significa semplicemente che i produttori dovranno rinnovare l’opzione. E che io continuerò a essere pagato. Quindi si possono prendere tutto il tempo che vogliono.

Sei il presidente della Science Fiction e Fantasy Writers of America. In Italia non c’è molta attenzione alla letteratura di fantascienza, come in USA: potresti spiegarci l’importanza di quest’associazione per il successo e la crescita di questo tipo di letteratura?

E’ importante perché non solo la fantascienza è una forma d’arte, ma è pure un business – le persone scrivono non solo per esprimere se stesse ma anche per fare soldi – e la SFWA (come noi abbreviamo il nome della nostra organizzazione) aiuta i propri membri a costruirsi una carriera. Lo facciamo aiutandoli a evitare i cattivi editori e agenti, a ricavare quello che si può considerare un adeguato pagamento “professionale” per il proprio lavoro e sostenendoli nel tutelare il diritto d’autore, in modo che i lavori vengano presentati come loro vogliono. Possiamo anche condividere informazioni e idee con altri scrittori e dare un po’ la direzione verso cui la fantascienza, come letteratura, sta andando. Inoltre, è molto divertente passare il tempo con altri autori e diffondere idee e concetti interessanti.

Quando hai iniziato a scrivere?

Non ricordo; lo faccio da sempre. Mi ricordo però quando ho deciso che volevo diventare uno scrittore professionista; avevo 14 anni, al liceo. Avevo appena svolto, molto bene, un esercizio di scrittura creativa. Ricevetti un voto alto e pensai “Hey, è stato facile! Dovrei fare questo!”, e così è stato. Ci sono stati problemi in seguito, quando ho capito che la scrittura non è “sempre” facile, e infatti, se si vuole far bene, bisogna lavorare sodo. Ma a quel punto era troppo tardi, non avevo altre competenze reali. Così o scrivevo o andavo a lavorare da McDonald’s.

 

Giusto per curiosità, conosci qualche scrittore italiano di fantascienza?

Mi piacerebbe! Purtroppo il mercato statunitense della fantascienza e del fantasy è difficile per autori di lingua straniera, anche quando questi sono scrittori da bestseller nelle proprie lingue. È interessante notare che alcuni anni fa la SFWA ha dato il proprio nome a un libro che voleva mettere in luce scrittori di fantascienza e fantasy non di lingua inglese e una delle storie era di Valerio Evangelisti: “Sepultura”. L’ho trovata una storia molto interessante.

Ed ora… alcune domande per gli scrittori in erba.

Devi essere in uno stato d’animo particolare per iniziare a scrivere?

No. Se hai bisogno di essere in un certo stato d’animo per scrivere, allora dovresti cercare di imparare a scrivere anche in altri momenti, soprattutto se vuoi tirar su un po’ di soldi. La scrittura è un processo creativo, ma spesso è anche un lavoro, e se provi a dire al tuo capo “Non sono in vena di lavorare” troppe volte, probabilmente ti ritroverai senza lavoro. Impara a scrivere in ogni circostanza e ti stupirai delle molte opportunità di scrivere qualcosa di buono.

Che metodo usi quando scrivi?

Provo a scrivere ogni giorno e di solito la mattina, perché è allora che mi sento più creativo. La mia regola è quella di scrivere finché non arrivo a 2.000 parole o fino a mezzogiorno, una delle due. Dico 2.000 parole perché è una quantità che posso facilmente raggiungere in un giorno, ma c’è chi scrive di più, chi di meno. Penso che quello che devi fare sia trovare la quantità di parole che sei in grado di scrivere giornalmente, e poi provare a scrivere quello. Applicati quotidianamente: è sorprendente quanto velocemente le parole si accumuleranno.

 

E infine, cosa stai scrivendo ora?

Non posso dirtelo! No, davvero: è un progetto segreto che devo mantenere tale per il momento. Ma posso dire che è piuttosto interessante. In realtà, ho due progetti segreti di cui non posso parlare, cose molto diverse fra loro ma che saranno molto divertenti, quando le rivelerò. Mi dispiace fare il misterioso. Non voglio fare il difficile, giuro!

(T.d.R.)

Bibliografia di John Scalzi

Old Man’s War Universe:

Old Man’s War (2005) (ital. Morire per Vivere, 2012)

The Ghost Brigades (2006)

The Last Colony (2007)

Zoe’s Tale (2008)

Altri romanzi:

Agent to the Stars (2005)

The Android’s Dream (2006)

Judge Sn Goes Golfing (2009)

Fuzzy Nation (2011)

Redshirts: A Novel With Three Codas (2012)


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