Intervista a Massimo Mongai


Un fabbricante d’universi all’ombra del Colosseo – MASSIMO MONGAI

A cura di Stefano Sacchini

 

 

“Da supervisor dell’alimentazione umana non posso tollerare la fame altrui” era solito dire Rodolfo Turturro “ma onestamente, da cuoco, quale sono e fui, tollero ancor meno l’altrui cattivo gusto, o l’altrui insipienza a tavola”.

(da Memorie di un cuoco d’astronave, Urania n.1320)

Nato a Roma nel 1950, Massimo Mongai cresce e matura seguendo una dieta onnivora che sino a oggi ha incluso non solo fantascienza ma anche Balzac, Freud, Rex Stout, Camilleri ecc. oltre a una valanga di fumetti che spaziano dal Paperino di Carl Banks a Tex Willer passando per Linus e Mafalda.

Nel campo fantascientifico, gli autori preferiti da Mongai sono Isaac Asimov, Poul Anderson, Jack Vance, Alfred Van Vogt ma soprattutto, e lui non si stancherà mai di ripeterlo, Philip Jose Farmer.

Una laurea in giurisprudenza e varie esperienze lavorative, fra cui copywriter, non hanno ostacolato la sua passione per la scrittura. Nel 1997 il romanzo Memorie di un cuoco d’astronave vince il Premio Urania: una divertente storia che, oltre a raccontare le avventure su un’astronave del giovane aiuto-cuoco Rudy “Basilico” Turturro, si può leggere anche come originalissimo manuale di cucina. Il romanzo, nelle sue due edizioni (la seconda è del 2000), vende circa ventisettemila copie, piazzandosi fra i primi posti nelle vendite di sempre della fantascienza italiana.

Il romanzo è stato altresì realizzato in forma di riduzione radiofonica per Rai Radio2 nel 2001, su riscrittura elaborata dall’autore stesso.

Nel 1999 vede la luce il suo secondo romanzo di fantascienza, Il gioco degli immortali. Ricco d’invenzioni e d’avventura, Il gioco è un omaggio alle opere di Farmer, in primis il Ciclo del Mondo del Fiume. Il protagonista è un romano di oggi di cui non è mai svelato il vero nome. Dopo un incidente in moto, viene catapultato su un pianeta che ricorda il Big Planet di Vance. In una cornice esotica e colorata, si ritrova usato da una razza aliena come una pedina di un gioco misterioso, che vede un gruppo di umani semi-immortali, fra cui lo stesso protagonista, alle prese con l’ostilità di un intero mondo.

Con il nuovo millennio continua la produzione fantascientifica di Mongai, sempre all’insegna dell’originalità. Al divertente Alienati, in cui il protagonista è un esperto di malattie mentali di razze aliene, si affianca “Il fascio sulle stelle” di Benito Mussolini, antologia che raccoglie i racconti di fantascienza scritti da Benito Mussolini. Infatti, in un universo alternativo Mussolini, analogamente all’Adolf Hitler ucronico di Norman Spinrad, invece di dedicarsi alla politica è emigrato negli Stati Uniti e si è consacrato alla composizione letteraria.

Ma oltre ad essere scrittore di fantascienza, l’instancabile Mongai non disdegna il giallo (imperdibili le storie del barbone etiope Ras Tafari Diredawa), si cimenta con la saggistica, collabora con premi letterari nonché con Rai Radio2. E proprio per non farsi mancare niente, scrive su varie riviste, fra cui Il Falcone Maltese, bimestrale dedicato al giallo e al noir. Importante anche il suo contributo dato all’e-magazine fantascientifico Nigra Latebra, oltre a quello degli autori gialli romani RomaGialloFactory. Morto il quale ha co-fondato un altro gruppo di autori sempre gialli e romani, Delitto Capitale, che è anche il titolo di un’antologia edita da Hobby&Work.

 INTERVISTA ALL’AUTORE

Quando hai iniziato a scrivere in generale e fantascienza in particolare?

Domanda non facile. Ho cominciato a scrivere narrativa in senso proprio verso i primi anni ’90. Avevo trovato il bando del Premio Courmayeur, ormai ahimè estinto da tempo, ed avevo partecipato con un racconto che era finito 6sto su più di 200, piazzamento che avevo considerato onorevolissimo. Era in assoluto il primo racconto che scrivevo, anche se non il primo libro (in realtà ne avevo scritti già altri tre, due guide ed un saggio, più una marea di articoli su giornali e riviste regolarmente pubblicati ed in parte perfino pagati!). Però erano anni, dal 1981 che facevo il copywriter a tempo pieno nelle agenzie pubblicitarie ed aziende romane e cioè mi pagavo il pane e le rose, le bollette e le ciliege facendo comunque lo scrittore professionista, compiendo puntate nel mondo della sceneggiatura. Se vogliamo risalire ancora indietro, e di solito in questo tipo di mini-autobiografia io lo faccio, ho cominciato a scrivere un diario regolarmente a 11 anni e l’ho tenuto fino ai miei 21. Avevo letto “Il Giornalino di Gian Burrasca” e me ne ero innamorato. Del resto non serve uno psicoanalista per sapere che i diari si scrivono perché si spera che vengano letti. Se però non ci credete allora andate da uno psicoanalista che vi chiarirà le idee sul perché si scrive: mai per sé stessi, chi lo dice mente.

“Memorie di un cuoco d’astronave” e “Il gioco degli immortali”, mai pensato a seguiti?

“Memorie” ha avuto più di un seguito, in realtà: “Memorie di un cuoco di un Bordello Spaziale” pubblicato da Robin, più una raccolta di racconti di amici scrittori e di concorrenti ad uno spin-off del Premio Rill che sono confluiti in una raccolta dal titolo “Guida Galattica per i Gourmet” che era fra l’altro il titolo del mio racconto in quella antologia; più alcuni racconti di e su Rudy, due dei quali pubblicati quest’anno. “Il Gioco” invece è morto lì [peccato! nda].

Cosa ha rappresentato per te il premio Urania?

L’inizio della mia carriera professionista di scrittore di narrativa. Ed anche una delusione, come credo per il 90% degli autori premiati dal Premio Urania stesso, dato che siamo stati in pochi a continuare a scrivere, almeno per Urania. Perfino Valerio Evangelisti ha smesso, almeno su Urania.

Quali sono gli autori italiani e stranieri che apprezzi maggiormente e perché?

Francesco Grasso e Donato Altomare, perché scrivono fantascienza vera, li conosco personalmente e sono amici. Fra gli stranieri direi solo i classici: Van Vogt, Asimov, e soprattutto il più grande di tutti Philip José Farmer. In realtà non leggo più molta fantascienza. Quella italiana è molto cripto-proustiana (“…vorrei scrivere o essere accademicamente stimato come Proust, ma sia chiaro che quello che scrivo non è solo fantascienza…”) e quella straniera non la seguo granché.

Secondo te come si è evoluto il genere fantascientifico negli ultimi trent’anni?

Prima di tutto si è evoluto poco: il “cyberpunk” anni 80, tanto per usare un’etichetta onnicomprensiva, non era questa gran novità ed è stato molto ripetitivo. In realtà si produce e si legge poca fantascienza in letteratura, mentre si continua a consumarne tantissima al cinema e soprattutto in televisione. Fateci caso. Ad esempio a Roma ci sono 240 schermi (non cinema, è diverso) ma mediamente su quegli schermi si proiettano 30 film, la maggior parte stranieri, quasi tutti americani, rinnovati mediamente ogni mese e mezzo, più o meno. E c’è sempre uno o più film di fantascienza o in senso lato fantastici, una media di 8-10 l’anno. In TV molto di più. Questo secondo me vuol dire che il genere in sé è vivissimo, anche se i lettori latitano e continuano a restare nella misura del 90% uomini, mediamente trentenni e laureati. Mentre fra gli spettatori le specifiche sono intergenerazionali e intersessuali. A dire che il film di FS lo vedono tutti, mentre il romanzo di FS lo leggono (e lo scrivono) quasi solo gli uomini. Del resto è così da sempre e in pochi sappiamo perché. Ed io non sono così pazzo da dirlo in pubblico.

Nel 2007 hai scritto anche un manuale sulla scrittura di genere, quali suggerimenti daresti a un aspirante scrittore che si voglia cimentare con la fantascienza?

Di leggerne tanta. Lo dico anche nel libro: la migliore scuola di scrittura è sempre la lettura, soprattutto nel genere! Se hai letto 10 libri di FS non hai letto niente. Se ne hai letto 100 cominciamo a ragionare. Non fosse altro per sapere chi ha già scritto quello che stai scrivendo tu! Essere originali nella letteratura di genere non è solo difficilissimo è anche controproducente. Forse il critico cercherà l’originalità di trama e stile, il lettore molto meno: il lettore vero, quello che legge molto genere, vuole ripetizioni, luoghi comuni, un ambiente noto. Se no, non ti compra ed ha SEMPRE ragione lui. C’è spazio per l’originalità di trame e stile, ma a lunghi periodi e solo se realmente modificata da cambiamenti reali nella società (vedi i computer che da essere grandi quanto un palazzo passano ad essere personal; vedi Internet, tutte cose NON previste dalla fantascienza, prima accadute nella realtà e poi raccontate nella FS).

Ingredienti indispensabili per una buona storia di fantascienza?

Non ci devono essere vampiri. O se ci sono, sono mutanti, alieni o robot, ma MAI non-morti. Nella FS non c’è spazio per il soprannaturale, questa è l’unica regola inderogabile. Se non viene rispettata, il romanzo o il racconto sarà anche da Nobel per la Letteratura, ma non sarà FS.

Il tuo lavoro più recente?

Un racconto di Rudy pubblicato nell’antologia per il premio Rill.

Quali sono i progetti per il futuro, fantascientifici e no?

Scordare la mia ultima fidanzata, uscire dalla mia attuale depressione e dimagrire 30 chili.

Esiste un sogno letterario nel cassetto di Massimo Mongai?

Più d’uno. Diciamo che il principale è di tornare a pagarmi con tranquillità bollette e ciliege scrivendo solo letteratura. Come facevo dieci anni fa e come sono sicuro farò tra poco. Appena mi sarò scordato la mia ultima fidanzata, sarò uscito dalla mia depressione ed avrò perso 30 chili, non so bene in quale ordine però.

Curiosità finale: quanto tempo dedichi alla scrittura?

Dipende. Dal 97 al 2005 sei ore al giorno cinque giorni a settimana per mediamente 9 mesi all’anno. E’ stato meraviglioso! Ho scritto più di 15 romanzi e ne ho pubblicati, pagato, 7 più altri libri per un totale di 19 fra prime e seconde edizioni a tutt’oggi. Da qualche anno a questa parte molto sporadicamente anche se costantemente e più che altro per lavori di scrittura “a latere” della letteratura: fuffa, testi per RAI, revisioni, letteratura alimentare insomma. Dal 2 gennaio del 2012 alle 8,30 davanti alla Biblioteca Nazionale di Roma ricomincerò con le sei ore al giorno. Poi si vedrà. Il tempo che mi resta lo dedicherò alla ricerca di nuove fidanzate: rapporti assolutamente superficiali, one-night-standing per lo più. Checché se ne dica l’amore vero è molto sopravvalutato.

Bibliografia di Massimo Mongai

Memorie di un cuoco d’astronave (Mondadori, 1997 – Mursia, 2000)

Il gioco degli immortali (Mondadori, 1999)

Memorie di un cuoco di un bordello spaziale (Robin, 2003)

Tette & pistole. (Malatempora, 2003 – Robin, 2008)

Cronache, non ufficiali, di due spie italiane (Robin, 2004)

Alienati (Robin Edizioni, 2005)

Che drago sei (Omero, 2005)

Il fascio sulle stelle di Benito Mussolini (Robin, 2005)

La memoria di Ras Tafari Diredawa. Le inchieste di Ras Tafari Diredawa (Robin, 2006)

Come si scrive un romanzo di genere. Laboratorio di scrittura creativa dal giallo alla fantascienza (Omero, 2007)

Ras Tafari e il fiore reciso (Robin, 2007)

Serendipità, istruzioni per l’uso (Robin, 2007)

Delitto Capitale, Autori Vari, (Hobby&Work, 2009)

Camice rosse e storie nere, Autori Vari, (Hobby&Work, 2010)

I libri pubblicati su Urania sono scaricabili gratuitamente dal sito http://www.liberliber.it/libri/m/mongai/index.htm

Nel periodo 2008-2011 ha pubblicato per diversi editori, oltre quindici fra racconti brevi e saggi.

Nel 2008 ha iniziato una nuova scommessa, “Lo Scrittore dal vivo”, una performance narrativa di cui ha eseguito finora oltre dieci rappresentazioni in tutta Italia, in scuole, teatri, biblioteche e centri culturali. Se volete sapere di che si tratta troverete dei video qui:

http://www.youtube.com/watch?v=SOttcdhmZ_0

Ha messo on-line su YouTube oltre venti video autoprodotti. Uno è stato visto da oltre 228.000 persone e lo troverete qui:

http://www.youtube.com/watch?v=xCiBvzgcUp0


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