Dark Ressurrection


STAR WARS MADE IN ITALY
A cura dei due redattori: Bianchini e Cordella

“A bordo dello Star Destroyer più grande, Darth Vader era solo, seduto in una stanza sferica. Un raggio di luce brillava sull’elmo nero, mentre sedeva immobile nella sua camera di meditazione”. DONALD F. GLUT, The Empire Strikes Back, 1980; tr. it, L’impero colpisce ancora, in Star Wars – La trilogia classica, Sperling & Kupfer Editori, 1997, p. 190.

Il cinema di fantascienza uscì definitivamente dall’infanzia negli anni ’60, in particolare grazie a pellicole come 2001: A Space Odyssey  (2001: Odissea nello spazio) e Planet of the Apes (Il pianeta delle scimmie); autentici kolossal, avventure nello spazio-tempo che avevano molto da dire sulla posizione dell’umanità dell’universo e sulla natura della realtà. Il decennio successivo vide da un lato affermarsi l’idea che un film di sci-fi potesse attirare il grande pubblico, non solo pochi appassionati di B-movies, meritando l’investimento di budget stratosferici, dall’altro lo sviluppo della tecnologia degli effetti speciali; caratteristiche che nel corso del tempo hanno continuato a rafforzarsi sino a oggi. Le radici di simili mutamenti le ritroviamo il 25 maggio 1977, quando venne distribuito nei cinema statunitensi Star Wars, oggi noto come Star Wars: Episode IV – A New Hope (Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza) di George Lucas, una data fondamentale nella storia del cinema. Le innovazioni lucasiane, sia dal punto di vista della narrazione, mescolando tra loro generi diversi (sci-fi, fantasy, western e film di samurai), sia delle spettacolari immagini proposte, garantirono un successo travolgente e fecero nascere un nuovo modo di raccontare l’avventura al cinema. Gli stessi personaggi di Star Wars, come l’eroe biondo Luke Skywalker, il contrabbandiere Han (o Ian) Solo, la principessa Leia (o Leila) Organa, bella e coraggiosa, senza dimenticare il malvagio Darth Vader (o Dart Fener), dal respiro minaccioso e dal volto coperto da una maschera, divennero autentiche icone della cultura popolare. Infatti  Star Wars, negli Stati Uniti e non solo, si sviluppò ben presto come fenomeno di costume; numerosi stuoli di appassionati, fans club composti da devoti spettatori, volevano da Lucas solo una cosa: altre avventure dei loro beniamini da vedere al cinema. Il regista californiano accontentò i fanatici starwasiani, prima negli anni ’80 con i due sequel di Star Wars, Star Wars: Episode V – The Empire Strikes Back (Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora) e Star Wars: Episode VI – Return of the Jedi (Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi), a cui seguirono molto più tardi, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo, altri tre film che fecero da prequel alle pellicole originariamente distribuite negli anni ’70 – ’80. A molti però, innamorati dell’affascinante galassia lucasiana, nemmeno questo è bastato e dunque sin dai suoi esordi i film cinematografici della saga di Star Wars sono stati accompagnati da videogiochi, romanzi, fumetti e serie d’animazione per la televisione. A questo proposito è stato realizzato di recente un serial in computer graphic, Star Wars: The Clone Wars, il cui omonimo film, sorta di prologo all’omonimo show, è stato distribuito nei cinema con scarso successo e attirandosi numerose critiche. In buona sostanza la “fame” di avventure stellari è sempre stata tale che nel corso dei decenni, parallelamente alle vicende portate sul grande schermo, si è assistito alla crescita di un autentico Expanded Universe (Universo espanso). Quest’ultimo comprende tutte le storie apparse su media diversi dal cinema (romanzi, fumetti, videogiochi, etc.), sia che siano considerate canoniche, quindi strettamente legate all’esalogia, sia che vengano considerate “non-ortodosse” in base a un apposito sistema di classificazione. L’Universo espanso si articola lungo una complessa cronologia che prende in considerazione non solo avvenimenti successivi ai film classici, ma anche precedenti di svariati millenni al primo Star Wars. Di recente l’Universo espanso si è arricchito di nuovi capitoli, generati dal genio e dalla passione “made in Italy” del regista Angelo Licata. Quest’ultimo ha girato al momento due fan-film, cioè pellicole girate da fan e volontari senza scopo di lucro, che rendono omaggio all’universo starwasiano: Dark Resurrection  vol. 1 e il suo prequel, vol. 0, il primo rilasciato nel 2007 e il secondo nel 2011, mentre al momento si attende l’uscita del conclusivo vol.2. Di recente il vol. 0 ha beneficiato di un passaggio televisivo su Rai 4, mentre in passato già il vol.1 era stato trasmesso da una rete locale. Dark Resurrection è ambientato in un periodo storico successivo a Il ritorno dello Jedi, introduce personaggi e situazioni completamente nuovi rispetto a quelli visti sinora nella saga lucasiana. Gli esterni sono stati girati nella Riviera ligure, le cui aspre bellezze naturali sono servite in maniera egregia per dar vita a paesaggi alieni, mentre per il resto ci si è affidati ai prodigi del digitale. Tra i  protagonisti di questi film spicca senz’altro il cupo Lord Sorran, un maestro Jedi che cade preda del Lato Oscuro a causa di una sua ossessione, un’autentica follia che lo porterà a cercare di svelare i segreti di un’antichissima e potente civiltà galattica. A dare un volto a Sorran, figura carismatica e tormentata,  troviamo Giuseppe Licata, il padre del talentuoso regista Angelo. A questo punto, segnaliamo come quest’ultimo non offra solo un omaggio alla filmografia di Lucas, ma anche al fantastico in generale. Ad esempio, in Dark Resurrection vol.0 sono evidenti i richiami al fanta-horror Alien di Ridley Scott. A nostro parere Licata con la sua opera, che non possiamo che definire coraggiosa sotto qualsiasi punto di vista, è riuscito a dimostrare senza alcun dubbio due cose:
1) dopo la rivoluzione tecnologica degli anni ’70 – ’80, quella degli effetti speciali ultra-costosi, oggi la digitalizzazione sta portando con sé un ulteriore cambiamento, dando praticamente la possibilità di creare altri mondi a chiunque sappia usare un computer;
2) il cinema nostrano non è costituito solo da cinepanettoni a base di bellone, rutti e peti, oppure di eterni panorami borghesi di cucine e salotti.

Si pensi solo che in Giappone un impiegato appassionato d’animazione, tale Makoto Shinkai (pseudonimo di Makoto Niitsu), oggi regista professionista, ha creato da solo in casa il cortometraggio fantascientifico di 25 minuti Hoshi no koe (La voce delle stelle): storia a base di robot giganti, extraterrestri, distanze siderali e solitudini adolescenziali. Un gioiellino che ha fatto incetta di premi del settore e che solo in seguito ha beneficiato di una grande distribuzione, oltre che di una colonna sonora. Se la tecnologia offre nuovi mezzi affinché giovani talenti possano esprimersi, al contrario dobbiamo notare come ci sia qualcosa che non va nell’industria del cinema, troppo ripiegata su sé stessa, irrazionalmente ostile ai prodotti di genere. Infatti laddove nel recente passato l’Italia ha potuto vedere brillare geni del calibro di Sergio Leone, Mario Bava e Dario Argento, il silenzio degli ultimi anni pare all’opposto quasi assordante. Se una riscossa del fantastico italiano deve venire dai fans, più creativi dei professionisti della settima arte, sin troppo apatici e ripetitivi al loro confronto, noi non possiamo che benedirla. L’Era di Internet significa anche questo, e mentre  la commedia con la maggiorata di turno non varca i confini delle Alpi, Dark Resurrection vol. 0 è già disponibile in Rete con sottotitoli in inglese… potenza della fantasia nostrana!

Intervista al regista Angelo Licata:

1. Chi è Angelo Licata e com’è nata la tua passione per il fantastico?

E’ nata con me, appassionato di mitologia fin da bambino, ho ritrovato quella stessa magia nel genere fantasy e nella fantascienza. Amo tutto il cinema in generale, ma quando vi è un elemento sovrannaturale all’interno di un film, ammetto che mi diverto molto di più.

2. Cosa ti ha spinto a dare vita al progetto Dark Ressurrection?

La voglia di sperimentare, la passione per il cinema ed una grande curiosità nello scoprire “come si fanno le cose”. Così come mi divertiva scoprire i trucchi dei prestigiatori, così mi ha appassionato la scoperta dei trucchi del cinema. Ho dovuto capire da solo molte tecniche per realizzare il primo volume. A volte credevo di aver trovato un modo nuovo per fare le cose, ma spesso scoprivo che nelle produzioni Hollywoodiane utilizzavano tecniche simili.

3. Quali sono state le difficoltà che hai riscontrato?

Un’infinità… non è affatto semplice, e quando si affina il gusto estetico è difficile farsi andare bene ciò che hai girato il mese prima. Nel volume 1 c’è circa un anno di girato che è stato tagliato, e che nessuno vedrà mai.

4. Chi ti ha sostenuto moralmente?

Quando tutto iniziò ero io a dover motivare chi mi aiutava. Nessuno ci credeva più di me, ed ho dovuto lottare per fare appassionare altri al progetto, soprattutto i primi tempi, quando ancora non c’era materiale video da mostrare. Per il volume 0 invece le cose sono state diverse. Dark Resurrection era già una realtà conosciuta, i fan, i produttori associati ed i miei più stretti collaboratori, Fabrizio Rizzolo, Fabrizio Fenner, Mila Mirenghi, Angelo Giampietro… tutti gli attori… erano una grande squadra che ci credeva davvero, ed i risultati credo che si vedano.

5. Come è secondo te la situazione in Italia relativamente ai film di genere fantastico?

Totalmente nulla. Non si produce ciò che non può ripagarsi direttamente ed esclusivamente con gli incassi italiani. Molti credono che non ci siano italiani in grado di produrre e realizzare prodotti validi di genere che possano essere apprezzati all’estero e generare un mercato. Si sbagliano. Ed infatti i talenti emigrano, e sono in molti.

6. Quant’è venuto a costare sinora il progetto Dark Resurrection?

Il volume 1 circa 7000. il volume 2 circa 27.000, buona parte dei fondi del volume 0 proviene da donazioni dei fan che in questo modo diventano produttori associati ed appaiono nei titoli di coda.

7. In quanto tempo sei riuscito a realizzarlo?

Il molto tempo, ma questo è principalmente dovuto al fatto che abbiamo bisogno di lavorare ad altre cose per vivere. DR è un progetto senza fini di lucro, per questo ci sono voluti quasi tre anni per il volume 0.

8. Qual è stata la risposta del pubblico?

Molto molto positiva, ricevo decine di email al giorno e sono tutti complimenti. Rai 4 lo ha trasmesso poco tempo fa, e lo share era il doppio di quello che fanno di solito. Basta leggere i commenti di Youtube per capire cosa pensano gli spettatori. Alcuni complimenti sono addirittura esagerati :-)

9. A quando il seguito?

Il volume 2 è pronto, ma manca il budget. Ci servono mille eroi che donino 100 euro l’uno per finanziare il progetto. Non so quanto ci vorrà, ma c’è un limite di tempo, gli attori non possono invecchiare troppo.

10. Dove e come possiamo seguire Dark Ressurrection?

Sul sito ufficiale, www.darkresurrection.com dove è possibile visionare entrambi i volumi, leggere le schede dei personaggi, scaricare le immagini, e diventare uno di noi prendendo parte al progetto.


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