Intervista Danilo Arona – L’estate di Montebuio
Il romanzo nel romanzo
Leggere L’estate di Montebuio di Danilo Arona è come giocare un’intricata ed emozionante partita a scacchi. Da lettore ti trasformi in giocatore e ti muovi in una dimensione completamente diversa da quella che può essere una lettura lineare e di svago. Chi è il protagonista? Forse il narratore, oppure la storia stessa già scritta dello scrittore di horror di cui parla il libro e che vive le sue opere come appendici dei suoi ricordi adolescenziali per formulare le sue opere. Dove si annida il male? Qual è la sua forma? È possibile sconfiggerlo?
Muovendo i pedoni ci si ritrova a dover fare i conti con la battaglia universale che il bene e il male affrontano quotidianamente. Ma ritrovandosi fra uno stato di endofasia puro e situazioni ordinarie è il male che fa le mosse più astute e la realtà a cui ci si aggrappa, sostenendosi ad alcuni dei protagonisti di questo romanzo, pare sgretolarsi facendoti lentamente finire nel baratro.
Una lettura intrigante, ingannevole e rivelatrice al tempo stesso. Fai la tua mossa mentale per scoprire cosa sta per succedere, per carpire i segreti di quest’opera e dall’altra parte questo scaltro scrittore ti travolge con una manovra inaspettata. Eppure la partita avanza e tu vuoi giocare, vedere fin dove arriva la sua capacità di travolgerti e stupirti.
Un’ambientazione nostrana, fatta di gesti concreti e situazioni tangibili. Chi non ha mai passato una vacanza, in quell’età in cui si desidera esplorare, al seguito della famiglia? E quanti anfratti misteriosi abbiamo trovato in quei paesini che ci hanno accolto nel periodo estivo, dove la natura ci richiamava a gran voce? Ma a Montebuio il Male oscuro è sinistro e pressante, si cela dietro oggetti inanimati, sostenuto da riti antichi e orripilanti. La storia antica del male si annida e detta le sue regole. Come puoi scappare da ricordi e pensieri contorti che ti hanno avviluppato e perseguitato per un intera esistenza?
Morgan Perdinka, personaggio partorito dalla mente dello scrittore Danilo Arona, ha iniziato a scrivere pubblicando Best Sellers, ha dovuto farlo per far uscire i ricordi e rimettere insieme il passato, per decifrare e affrontare le sue paure.
Facendo da perno il suicidio di questo grande scrittore horror, la narrazione si alterna fra i suoi ricordi, casi irrisolti, stralci dei suoi romanzi, e ciò che rimane di lui dopo la morte, nella fattispecie della sua compagna!
Ma non è la sua morte la sola origine di questo scritto, piuttosto la sua ossessione che, dopo morto, prende forma nel ritrovamento del cadavere di una ragazzina che lui aveva conosciuto e delicatamente amato, facendo entrare in gioco un poliziotto e un patologo che cercheranno di raccapezzarsi su questa indagine che si muove su dimensioni a loro sconosciute.
Una lettura impegnativa e meritevole, attraverso uno spazio sconosciuto che ci osserva, pagine che stimolano l’immaginazione e che inducono paura allo stato primordiale.
Alla fine di questo percorso risulterà difficile appoggiarsi a un muro senza il timore di venirne inghiottiti!
Note Biografiche:
Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della
realtà”, critico cinematografico e letterario, instancabile “nomade” editoriale e forse qualcos’altro su cui si può tranquillamente sorvolare. Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali locali (“Il Piccolo” di Alessandria, “Notes”, “La Stampa” e “La Guida della Notte”, creazione del compianto Nico Seminerio) e riviste varie (“Robot”, “Aliens”, “Cinema&Cinema”, “Focus”, “Primo Piano”, “Carmilla”, “HorrorMania” e “Il Corsaro Nero”); saggi sul cinema horror e fantastico (“Guida al fantacinema”, “Guida al cinema horror”, “Nuova guida al fantacinema – La maschera, la carne, il contagio”, “Vien di notte l’Uomo Nero – Il cinema di Stephen King” e “Wes Craven – Il buio oltre la siepe”) e saggi sul Lato Oscuro della Realtà (“Tutte storie”, “Satana ti vuole” e “Possessione mediatica”). Da anni si dedica stabilmente alla narrativa, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, forse in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta: ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi, che potete visionare alla
sezione “Libri”. Nel campo della narrativa breve, numerosissime sono le sue partecipazioni alle più prestigiose, e innovative, antologie degli ultimi anni: “L’hotel dei cuori spezzati”,”Spettri metropolitani”, “Jubilaeum”, “In fondo al nero”, “14 colpi al cuore”, “Duri a morire”, “ALIA – l’arcipelago del fantastico”, “Se l’Italia”, “Le tre bocche del Drago”, “Anime nere”, “Borsalino – un diavolo per cappello”, “Colpi di testa” e “Tutto il nero del Piemonte”. E suoi interventi sono reperibili in diversi lavori critici a più mani quali “Note di paura” (Granata Press), “La congiura degli Hitchcockiani” (Falsopiano), “L’esorcista – 25 anni dopo” di Daniela Catelli (PuntoZero), “Il cinema degli alieni” di Roy Menarini (Falsopiano), “2001 odissea dell’uomo” (Besa), “Le nuove leggende metropolitane” (Avverbi) e “Contact! Tutti i film su UFO e alieni” (Corrado Tedeschi Editore). Collabora, quando può, alle riviste online “Carmilla” diretta da Valerio Evangelisti e a “Horror.IT” di Andrea G. Colombo. E’ stato membro, con Marco Tropea e Laura Grimaldi, del Comitato Scientifico di “ChiaroScuro – Tutti i colori del libro”, il primo festival di letteratura italiano che si è tenuto per sette indimenticabili anni in Asti, ed è oggi parte attiva dell’iniziativa alessandrina Equi-Libri, rassegna multimediale e itinerante di musica, libri e altro, coordinata da Enzo Macrì e Angelo Marenzana.
Sinossi de L’estate di Montebuio:
In una notte del dicembre 2007, alle tre in punto, lo scrittore horror Morgan Perdinka si toglie la vita nel suo loft di Milano. Il 9 gennaio del 2008 il cadaverino mummificato di una ragazzina scomparsa quarantacinque anni prima riaffiora dalle acque gelide di un torrente sulla cima del Monte Buio, nell’Appennino Ligure.
Eventi all’apparenza estranei l’uno all’altro. Ma quando un carabiniere e un anatomopatologo scoprono che il dodicenne Morgan trascorse le vacanze estive del 1962 sotto il Monte Buio, vivendo un tenero e infantile amore nei confronti della bambina destinata a essere inghiottita dal nulla l’estate successiva, una mostruosa verità inizia a farsi strada, trascinando i due uomini in un abisso inconcepibile dove regnano il Male puro e i suoi più insospettabili adepti.
Cosa lega una vecchia colonia in rovina alle inquietanti preveggenze dei libri scritti da Morgan? Chi è la Vergine Crocefissa? Che cosa è la sostanza nera e fosforescente che da decenni prolifera sulle propaggini della montagna? Benvenuti nella mente diabolica di Morgan Perdinka, una zona oltre i confini del reale tutt’altro che morta…
INTERVISTA ALL’AUTORE:
1. Partiamo con una domanda di rito: chi è Danilo Arona?
Un curioso di professione, caoticamente diviso tra letteratura, musica, giornalismo e il lavoro imprenditoriale che gli fornisce il vitto quotidiano. Citando Battiato, il problema è mantenere il centro di gravità permanente, il che non è proprio rilassante. Ma mi piace così. La mia vita è tutto men che noiosa.
2. Quali e quante ricerche hai dovuto affrontare durante la composizione del romanzo?
Come racconto alla fine del libro (mi rendo conto che l’appendice al riguardo può ancora essere scambiata per fiction…), ho dovuto soprattutto recuperare l’autentica location (Montemaggio di Savignone che è il modello reale di Montebuio) e la gente “di allora”, ovvero quelli dell’estate 1962 che descrivo nella prima parte del libro. E’ stata un’esperienza meravigliosa, sotto il profilo umano ed esistenziale, che mi ha confermato – ma ne ero già convintissimo – che la sincronicità esiste e non è un inganno della psiche. Quindi, dopo quasi cinquant’anni, ho ricominciato a frequentare il paese, i “posti” (la chiesa, la colonia abbandonata, il monte con la croce in cima) e le persone. I colori, gli odori, il climax. All’inizio è stato proprio come un viaggio a ritroso nel tempo, quasi un tornare dodicenne. Poi, ovvio, devi fare i conti con la realtà. Cioè, che non siamo più bambini, ma dei vecchi con dei bambini dentro che non vogliono morire. Un po’ di amaro ti resta in bocca. Ma la scrittura è un buon mezzo per togliere un po’ di quel gusto gramo dalle papille… Non ho fatto altre ricerche specifiche. Tutto il resto viene dalla mia mente, tolta la faccenda dei Guardiani Vaticani sul Monte Graham, che appartiene alla cronaca.
3. La tua stesura alterna retroscena, stralci del romanzo del tuo protagonista e la narrazione pura. Una struttura a più livelli, i quali spingono all’unisono verso il punto di arrivo. Ma qual è l’origine?
In tanti – soprattutto americani, King, Koontz… (chiedo scusa a costoro per l’accostamento a me…) – hanno scritto romanzi con scrittori come protagonisti, favorendo per questo una identificazione “metalinguistica” del loro lavoro. Nessuno però, a mia conoscenza, ha mai messo in scena a 360° il processo creativo dentro l’immaginario dello scrittore stesso, mentre sta scrivendo il libro che tu, lettrice, leggi alla fine del percorso. La sfida “alta”, quella che tiene in piedi i vari livelli da te elencati, è stata proprio questa. Quella più di superficie, più terra terra dicendola in gergo, è il tentativo di scombinare passo per passo le aspettative di chi legge. Gli horror e i thriller sono troppo spesso generi “telefonati”, ovvero storie raccontate con tecniche in crescendo in grado di farti prevedere quel che accadrà. In questo lavoro a tavolino, per conto mio poco creativo, esiste senza dubbio la voglia di tranquillizzare e di smorzare la tensione (c’entra il marketing e il progetto di allargare l’audience femminile, ma questo è un discorso troppo lungo e complesso da fare in poche righe…), perché poi alla fine, secondo una certa scuola di pensiero, anche l’horror deve rientrare nei binari. Beh, personalmente voglio che il treno deragli. Voglio, ci provo almeno, che alla lettura di un mio libro un po’ ci si arrabbi e un po’ si abbia sul serio paura. Poi, se qualcuno non ce la ad andare avanti – più di una volta alcune mie lettrici hanno alzato bandiera bianca o quanto meno hanno deciso di leggere solo di giorno… -, “missione compiuta”: ho scritto un libro realmente terrorizzante. Quale miglior complimento?
4. Le situazioni temporali sono plurime. Qual è la parte che ti ha coinvolto maggiormente?
Non c’è dubbio, L’estate di Mister Hidden (e di Miss Continental). Quella del ’62. Là vorrei tornare e fare in modo che non finisse mai. Ma, scusami, chi non lo vorrebbe?
5. C’è qualcosa che ti accomuna con Morgan Perdinka scrittore?
Tantissimo, troppo. Anche perché abbiamo vissuto la stessa adolescenza e gli stessi traumi. Scriviamo quasi gli stessi libri e sessualmente la penso come lui (qui bisogna conoscere L’estate di Montebuio per capire il riferimento…). Però io non mi ucciderei mai per fare il salto quantico. E’ stato in questo passaggio, solo in questo, che Morgan Perdinka ha svelato la sua natura di fake. Nel mondo reale ci si uccide per motivi più prosaici.
6. Le paure per gli oggetti inanimati sono molteplici. Come mai hai scelto una macchina da scrivere?
Quella macchina da scrivere era mostruosa – esisteva sul serio, magari esiste tuttora (magari mi insegue…) -, gigantesca e poco gestibile da parte di un dodicenne. Di sera la vedevo lì, nello studio in penombra, e un po’ faceva paura. Poi una notte a Montemaggio ebbi un incubo, credo, e sognai di sentire il suo ticchettio nel buio, come se scrivesse da sola. Quando mi svegliai di colpo, ero in piedi nel corridoio, quasi sul limitare dell’ingresso allo studio. Con le dovute pennellate narrative, ne ho scritto nel libro. A suo modo la Continental è stato un trauma. E infatti, eccomi qui a scrivere.
7. Un male tangibile, visibile a occhio umano e udibile attraverso un suono terrificante. Ma in qualità di scrittore di horror vorrei sapere qual è secondo te la paura più temibile?
Riciclo una risposta che diedi un po’ di tempo fa, sollecitato da un’analoga domanda di Fabio Novel. La paura più grande è quella vibrazione energetica che esiste e che, nella sua versione maligna, può provenire da persone, cose e sostanze. Io non la percepisco perché non possiedo quel tipo di orecchio e, a seconda dei punti di vista, sono fortunato o sfortunato. Mia moglie invece sì e, quando si connette con quel campo energetico “nero”, come minimo le viene la nausea. Se arriva da una persona, quella persona lì quasi sempre ha un problema. E’ ovvio che sta zitta e ne parla sempre con me.
8. Chi è il Batti, menestrello indiscusso della signora Morte?
Il Batti è il recupero di un classico e un po’ trascurato personaggio del genere, il pupazzo vivente, spesso ospite di film di apparente serie B. Però anche lui fa parte di un ricordo dell’estate del ’62, durante la quale nella sala parrocchiale ci fu sul serio il piccolo spettacolo di un ventriloquo con tanto di pupazzone parlante…
9. Qual è la figura femminile del tuo libro che reputi più importante?
La Lisetta, Lisi per gli amici. La Lisetta che esiste (perché non l’ho inventata) e che vive là a Montemaggio e che ogni tanto vado a trovare. Deliziosa come allora, quando aveva dieci anni. E così importante che il prossimo anno torna in un nuovo romanzo, uno spin-off de L’estate di Montebuio, ambientato nell’autunno subito successivo… che però non ho scritto io… Mistero? Già.
10. A Montemaggio – alterego di Montebuio nella nostra dimensione – ci torneresti dopo aver scritto il romanzo?
Ho già risposto in parte, ma completo la cronaca. Ci sono tornato durante la stesura perché dovevo per forza rinfrescare la memoria di luoghi e personaggi. Subito dopo l’uscita del libro, portandomi dietro un po’ di copie del libro da distribuire ai diretti e alle dirette interessate (Lisi e Miriam, in primis…). E ci ritorno ogni tanto, nella bella stagione, a passare una domenica diversa. A rituffarmi nel passato.
11. Un’ultima domanda è: quali sono i tuoi programmi per il futuro?
Sopravvivere. Non sono un fanatico della sindrome dei Maya, nonostante scriva di Apocalissi e mostri dell’Altrove. Ma i tempi cui stiamo andando incontro mi paiono veramente oscuri. L’Armageddon economico di cui Obama ha da pochissimo parlato è qualcosa che gli scrittori di genere (Sergio Altieri, per dirne uno) hanno previsto da un sacco di tempo. Prova a immaginare su una base del genere che possa significare un collasso sistemico in perfetta contemporaneità tra i vari livelli… Meglio fingere che siano solo deliri della letteratura. Però ho usato la parola “fingere”. In ogni caso, se volevi qualche titolo di lavori in uscita, c’è la mia prima graphic novel, Morbo veneziano, un nuovo libro sui venti cattivi, Vento bastardo e un’ulteriore cavalcata di Melissa sulle autostrade d’Italia… Grazie, Alexia, a presto!






















